Corso fondamentale di narrazione 2014

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Bottega di narrazione
Corso fondamentale di narrazione 2014
Invenzione e sviluppo del “nucleo drammatico”

0. Docenza, luogo, date, costi

Il corso sarà condotto da Giulio Mozzi.
Gli incontri si tengono a Milano presso lo Spazio Melampo, via Tenca 7. A cinque minuti dalla Stazione centrale, a due minuti dalla fermata metro Repubblica. Queste le date:
sabato 22, domenica 23 marzo 2014,
sabato 3, domenica 4 maggio 2014,
sabato 24, domenica 25 maggio 2014,
sabato 21, domenica 22 giugno 2014,
sabato 12, domenica 13 luglio 2014.
Orari: sabato, 10.30-19.30 (con pausa pranzo), domenica 09.00-17.30 (con pausa pranzo).
Costi: 600 euro iva inclusa; per chi si iscrive entro il 17 febbraio, l’iscrizione è scontata a 500 euro iva inclusa. Chi abbia già frequentato la Bottega di narrazione può iscriversi al prezzo di 300 euro iva compresa.
Per informazioni e iscrizioni scrivere alla Bottega di narrazione (bottega@laurana.it).

1. Il “nucleo drammatico”

Spesso i romanzi, anche molto estesi, hanno origine da un “nucleo drammatico” molto semplice. I Promessi sposi, ad esempio, si potrebbero riassumere così:

Lombardia, 1629. Due bravi ragazzi di campagna vogliono sposarsi. Un potente del luogo, per scommessa, vuole stuprare la ragazza finché è vergine.

Che il “nucleo drammatico” stia tutto qui, lo dice il Manzoni stesso, nel bel mezzo del capitolo XXXIII: don Rodrigo si scopre appestato, il Griso lo rapina con la complicità dei monatti e lo spedisce al Lazzaretto; dopodiché il narratore scrive:

Lasciando ora questo [don Rodrigo] nel soggiorno de’ guai [cioè al Lazzaretto], dobbiamo andare in cerca d’un altro, la cui storia non sarebbe mai stata intralciata con la sua, se lui non l’avesse voluto per forza; anzi si può dir di certo che non avrebbero avuto storia né l’uno né l’altro: Renzo, voglio dire, che abbiam lasciato al nuovo filatoio, sotto il nome d’Antonio Rivolta.

Non avrebbero avuto storia: non ci sarebbe stato il romanzo, insomma, se don Rodrigo non avesse voluto intralciare, cioè intromettersi, nella vita di Renzo e di Lucia. Da questo intralcio nasce tutto il meccanismo narrativo.
Certo: sarebbe ridicolo ridurre a questo I Promessi sposi: se non altro perché le biblioteche sono piene di romanzi il cui nucleo drammatico è identico o molto simile. Schematizzando al massimo:

A vuole una cosa. B anche. (La “cosa” nei Promessi sposi, è Lucia; o più esattamente: la verginità di Lucia).

Con tutte le varianti:

A vuole che B faccia una certa cosa. B non vuole.
A possiede una cosa che fa gola a B, ecc.

Il fatto è che il punto debole di molti romanzi è proprio l’imprecisa messa a fuoco del nucleo drammatico, o la scelta di un nucleo drammatico debole, o il cattivo sviluppo del nucleo drammatico. Pensiamo ancora ai Promessi sposi: rinchiusa nel castello dell’Innominato, Lucia fa un voto alla Madonna: di rinunciare a Renzo, se riuscirà a uscire viva – o almeno intatta – da lì. Quindi il nucleo drammatico della seconda parte del romanzo può essere schematizzato così:

A vuole una cosa che B gli ha promesso. B non gliela vuole più dare (o: non gliela può più dare).

È però evidente a tutti i lettori che questo nucleo drammatico è molto più debole di quello che ha generato gli eventi della prima parte: una volta che tutti son salvi, scampati a don Rodrigo e all’Innominato e perfino alla peste, nessuno può pensare che i due bravi ragazzi lombardi non si sposino più. Un voto, e per di più fatto in quelle condizioni, in quella situazione, vale molto di meno della violenta determinazione di don Rodrigo: e infatti, quando la faccenda salta fuori, viene risolta in un batter d’occhio. Lo sapeva anche il Manzoni, tant’è che da un certo punto in poi la narrazione comincia a correre spedita e riassuntiva, spesso lasciando al lettore il compito di riempire gli spazi bianchi; e se il narratore si dilunga su qualche dettaglio, ne chiede scusa:

Al lettore noi lo faremo passare in un momento tutto quel tempo, dicendo in compendio che, qualche giorno dopo la visita di Renzo al lazzeretto, Lucia n’uscì con la buona vedova; che, essendo stata ordinata una quarantina generale, la fecero insieme, rinchiuse nella casa di quest’ultima; che una parte del tempo fu spesa in allestire il corredo di Lucia, al quale, dopo aver fatto un po’ di cerimonie, dovette lavorare anche lei; e che, terminata che fu la quarantina, la vedova lasciò in consegna il fondaco e la casa a quel suo fratello commissario; e si fecero i preparativi per il viaggio. Potremmo anche soggiunger subito: partirono, arrivarono, e quel che segue; ma, con tutta la volontà che abbiamo di secondar la fretta del lettore, ci son tre cose appartenenti a quell’intervallo di tempo, che non vorremmo passar sotto silenzio; e, per due almeno, crediamo che il lettore stesso dirà che avremmo fatto male. (XXXVII)

Una sera, Agnese sente fermarsi un legno all’uscio. – È lei, di certo! – Era proprio lei, con la buona vedova. L’accoglienze vicendevoli se le immagini il lettore.
La mattina seguente, di buon’ora, capita Renzo che non sa nulla, e vien solamente per isfogarsi un po’ con Agnese su quel gran tardare di Lucia. Gli atti che fece, e le cose che disse, al trovarsela davanti, si rimettono anche quelli all’immaginazion del lettore. (XXXVIII)

2. Il corso

L’obiettivo del Corso fondamentale di narrazione 2014 è dunque: insegnare
– a inventare,
– a mettere a fuoco,
– a sviluppare,
il nucleo drammatico di una storia.

In realtà il Corso non procederà secondo quest’ordine rigoroso: invenzione, messa a fuoco e sviluppo sono processi mentali (e verbali) che solo per astrazione si possono separare. Si lavorerà quindi sempre su tutt’e tre le cose insieme.

Nei primi due incontri, in particolare, si lavorerà attorno ad alcuni semplici nuclei drammatici forniti dal docente, con lo scopo di addestrarsi a svilupparli. Si tratterà di nuclei drammatici “serii”, del tipo:

Un assassino professionista riceve l’incarico di uccidere una certa persona. Se ne innamora,

o di nuclei drammatici paradossali, del tipo:

Una donna lavora come dattilografa in una grande azienda. Nasconde un segreto: è analfabeta,

o di nuclei drammatici classicissimi, del tipo:

La madre di Oreste ha accoppato il marito. Oreste deve decidere: se accopperà a sua volta la madre per vendicare il padre, gli dèi si arrabbieranno moltissimo con lui (perché non sta bene accoppare la mamma); se non accopperà la madre, gli dèi si arrabbieranno moltissimo con lui (perché non sta bene lasciare invendicato il padre).

Sviluppare un nucleo drammatico è un lavoro d’immaginazione molto rigoroso, così rigoroso da apparire, talvolta, un po’ meccanico. In sostanza, si tratta di imparare a domandarsi, sempre e continuamente domande del tipo:
– che cosa è necessario che avvenga prima, perché possa avvenire ciò che io voglio avvenga dopo?
– quali sono le condizioni, i dati di contesto, ecc., necessari perché possa avvenire ciò che io voglio che avvenga?
– se faccio avvenire ciò che voglio che avvenga, quali sono le conseguenze inevitabili? ecc.

Rispondendo a queste domande (che devono sempre tener conto di pochi ma fondamentali criteri: il criterio di economia, il criterio di coerenza, il criterio di completezza) si arriva, se si ha la pazienza di tornare e ritornare a riesaminare sempre gli stessi punti (perché basta spostare un fatto o una virgola da una qualche parte, e tutto cambia…), a definire il “nucleo drammatico” con la massima precisione possibile; e a sfruttarlo con la massima efficacia.

A partire dal terzo incontro si lavorerà, invece, sui nuclei drammatici proposti dai partecipanti; con l’obiettivo di metterli a fuoco con la maggior precisione possibile e di svilupparli, se non nei minimi dettagli, almeno fino alla definizione di un preciso soggetto narrativo (e magari di una scaletta).

3 comments on “Corso fondamentale di narrazione 2014”

  1. secondo me il fascino irresistibile di un libro come “stoner” sta nel fatto che narra la storia di renzo e lucia senza alcun don rodrigo, o meglio descrive l’amore fra romeo e giulietta senza l’opposizione delle famiglie; forse perché quell’opposizione (e quel don rodrigo) li trova dentro di sé.

  2. presentare un corso di scrittura attraverso un testo che contiene refusi ed errori ortografici tipo serii, insiene, narativo, è un po’ una cagata: occhio.

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