Ma che bell’anno per la Bottega di narrazione!

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di Giulio Mozzi

L’annualità 2017-2018 è stata, per la Bottega di narrazione, nuova ed entusiasmante. Sono successe tante cose.

[Qui il bando per l’annualità 2018-2019] [Qui il bando per le lezionia porte aperte]

L’allargamento del corpo docente

Il corpo docente si è allargato. Già nell’annualità precedente alla coppia storica formata da Gabriele Dadati e da me (abbiamo avviato insieme l’attività nel 2011, con un piccolo e non trascurabile aiuto da parte di Massimo Cassani) si erano aggiunti Claudia Grendene, già “apprendista”, nella posizione di tutor (cioè: qualche presenza in aula, moltissimo lavoro attraverso il gruppo di discussione via email – per tacer del lavoro via telefono, Whatsapp, Skype e compagnia briscola) e, nella seconda parte dell’annualità, Demetrio Paolin come, per così dire, docente part-time. Di Claudia conoscevamo il talento nel seguire a distanza (quando frequentò la Bottega da apprendista, di fatto diede un contributo al gruppo quasi da docente); da Demetrio ci aspettavamo un approccio ai testi un po’ diverso, un po’ meno “da praticone” – che è il mio modo, ahimè – e un po’ più da “critico letterario”. La cosa ha funzionato.

Quest’anno (nell’annualità in corso, intendo) abbiamo tentato il grande passo. Abbiamo colta l’occasione – vista la qualità dei progetti presentati – di accogliere qualche “apprendista” in più; abbiamo inserito Demetrio e Claudia come docenti a pieno titolo e a pieno tempo; e abbiamo scaraventata nell’arena Giorgia Tribuiani, scommettendo su un talento che lei non era per niente sicura di avere (ma ce l’ha, e noi lo sapevamo) e sulla sua reattività alle situazioni di sfida. Gabriele si è temporaneamente defilato, per dedicarsi ad altri progetti (ma è nel gruppo, è tornato per una lezione su un tema a lui caro, ec.), Massimo ha come al solito fornito la sua splendida giornata di lezione sulla costuzione della trama (ora, per chi volesse, la lezione è diventata un piccolo libro). Essere quasi sempre in quattro in aula ha permesso di lavorare in piccoli gruppi (a composizione rotante), e quindi con maggiore attenzione, maggiore vicinanza al lavoro di ciascuno.

Nel contempo, Simone Salomoni -un altro ex “apprendista” – ha cominciato a progettare con Giorgia un corso nuovo, che proporremo nei primi mesi del 2019, dedicato alla narrazione nei social network o più esattamente ai social network come strumenti di narrazione. Qualcosa che può interessare tanto ai professionisti della comunicazione – Simone e Giorgia sono, infatti, due professionisti della comunicazione – quanto a chi avrà notato che, pian pianino, i social network sono diventati veri e propri luoghi di narrazione nonché “ponti” verso la sponda dell’editoria: esemplare il caso di Matteo Bussola, ma qui mi piace ricordare anche la da me amatissima Francesca Rimondi, oggi in libreria con Non dire cazzo. (L’unico modo per sopravvivere ai figli è occuparsene): che, al di là del titolo sbarazzino, è un libro-libro, serissimo e commovente.

E sempre nel contempo, poiché qui in Bottega sempre da cosa nasce cosa, con Fiammetta Palpati abbiamo progettato un laboratorio sul racconto del paesaggio, che si svolgerà in Umbria, ad Amelia, e il cui inizio è ormai imminente. Siamo stati un po’ sconsiderati, a cominciare la promozione con soli due mesi di tempo, ma alla fin fine un gruppetto si è costituito. E speriam bene: nel bel tempo, soprattutto, e nella realizzabilità di ciò che abbiamo progettato.

Last but not least, al gruppo si è aggiunta Emanuela Canepa, già vincitrice del Premio Calvino, fresca di pubblicazione de L’animale femmina. Era curiosa della Bottega, ha voluto venire a vedere, ha passato un fine di settimana con noi, e ha detto: “Sì, mi piace”. Nell’annualità che comincia questo autunno starà nella posizione di tutor, per cominciare a prendere confidenza.

Una questione di metodo e di corpo

Una cosa va detta. Che le scuole producano i propri docenti è cosa che, e non infondatamente, viene guardata con un certo sospetto. Devo dire che lavorare con Gabriele, che conosco da tempo; con Massimo, del quale ho editato un paio di romanzi; con Claudia e Giorgia e Simone e Fiammetta, che hanno partecipato alla Bottega da apprendisti; con Demetrio, che ugualmente conosco da tempo e al cui lavoro letterario, pur senza mai avere l’occasione di essere suo editore, sono sempre stato vicino: questo ha garantito una coerenza fortissima nel lavoro. Ciò che scherzosamente – il copyright è di Claudia – chiamiamo il “trattamento Mozzi”, altro non è che uno stile di discussione dei progetti e dei testi. Uno stile non so se migliore o peggiore di altri – a me pare migliore, ma sono di parte -, che punta a valorizzare l’originalità, la ricerca di nuove forme testuali, l’espansione dell’immaginario, forse un po’ a scàpito della pura e semplice efficienza narrativa dei testi. Dal punto di vista etico, il primo principio è: Non illudere, mai.

Questa coerenza a me pare importante. Bisogna tener conto di un fatto: la Bottega di narrazione non è una scuola dove si va avanti per insegnamento/esercizio/verifica – che può essere un buon metodo, non discuto: ma non è il nostro – ma un laboratorio nel quale si discute, e si discute, e si discute. Punto. Noi siamo tutti, ciascuno a suo modo, degli animali da aula (io, in particolare, sono una bestia). Nella discussione si insegna col ragionamento, con l’obiezione, col consenso, con l’incoraggiamento, con la deviazione, con le visioni (càpita, di avere visioni), con l’ira, con l’abbraccio; e si insegna con le parole, con la voce, con i gesti, col camminare sue giù per l’aula, col sedersi accanto, con l’allontanarsi: col corpo. Tanto, tanto corpo.

L’ingresso di Emanuela Canepa – che non è, per così dire, “cresciuta con noi” – porterà delle novità. Ben vengano. Il gruppo dev’essere coerente, ma deve anche cambiare nel tempo.

Ma quanti bei libri, signora mia!

L’annualità 2017-2018 è stata anche l’annualità delle pubblicazioni. Nella primavera del 2018 è uscito presso Marsilio Eravamo tutti vivi, primo romanzo di Claudia Grendene. E poi, a seguire: Ctrl+Z, di Margherita Hazon, per L’Erudita (a dispetto del titolo, è una triplice storia d’amore – e una riflessione sul Tempo); Guasti, di Giorgia Tribuiani, per Voland (l’annuncio è arrivato praticamente in aula); Mamme con la partita Iva, per Sonzogno, di Valentina Simeoni (che sta frequentando la Bottega per scrivere tutt’altra cosa, ma intanto ha fatto questo); e dopo l’estate arriveranno Leonardo Fredduzzi, con un suo giallo russo, ancora presso Voland, provvisoriamente intitolato La Venere di Tashkent, e Salvatore Barbara, alias Turi Totore, alias Eusebio Gnirro (sugli pseudonimi di costui sarebbe da srivere un libro), con il Sommario semiesauriente delle maialate (e non ridete, è un libro serissimo), presso l’ediore Fefè. Alcune altre cose sono in ballo, ma per prudenza al momento non ne parliamo.

Senza contare che dopo l’incontro con gli editori del 3 febbraio 2018 numerose allieve e numerosi allievi hanno stretto alleanze con alcuni agenti, i quali ora – era ora! – stanno lavorando per noi.

Prospettive

La nuova Bottega propriamente detta – il corso annuale – è ormai imminente (qui c’è il bando). Chi volesse farsi un’idea, può partecipare alle lezioni a porte aperte, l’8 e 9 settembre 2018 (vedi).

L’ormai consolidata collaborazione con la Libreria Edumondo di Cagliari porterà nel marzo 2019 a un corso residenziale, che sarà condotto da me e da Demetrio Paolin.

Il corso sulla narrazione nei social network, come ho già detto, inizierà a gennaio 2019.

Il tradizionale Corso fondamentale, da me condotto, si terrà come al solito a Milano tra gennaio e giugno 2019.

Demetrio Paolin proporrà da marzo 2019 un suo corso particolare, diciamo di secondo livello, basato sulla lettura approfondita di un certo numero di opere del Novecento: due incontri prima dell’estate, due dopo (c’è bisogno di tempo, per leggere).

Stiamo lavorando per dei corsi di base a Trieste e a Caserta.

Con Fiammetta Palpati, se usciremo vivi dal corso residenziale sul paesaggio, si progetterà qualcos’altro: forse sempre ad Amelia, forse altrove (c’è un’ipotesi per Valdagno, interessantissimo paesaggio postindustriale).

E così via. Si lavora, si lavora.

Grazie per l’attenzione.




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