Dieci sistemi sicuri per confezionare un incipit fatto bene, che acchiappa il lettore e lo costringe a continuare la lettura

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di giuliomozzi

1. Una narrazione è una sequenza di eventi connessi tra loro da ragioni di causa ed effetto. Quindi un buon incipit deve (a) contenere un evento, e/o (b) presentarlo come gravido di effetti o come conseguenza di misteriose cause.

“Dopo aver accoltellato la moglie il ragionier Panizza uscì di casa per andare in ufficio”.

E’ ovvio che non c’è nessuna connessione di causa o di effetto tra l’accoltellamento della moglie e l’uscita di casa del ragionier Panizza. Ma è altrettanto ovvio che qualunque lettore – è un automatismo, fidàtevi – tenterà di trovarla. E quindi abbiamo un evento che è conseguenza di qualcosa (ci sarà una ragione, se il ragioniere ha accoppato la moglie) ed è gravido di effetti (di norma non si uccide impunemente). Non sarà un grande incipit (nessuno degli esempi che proporrò qui sono poi stratosferici) ma ha una sua efficacia.

2. Un evento è qualcosa che accade in un luogo preciso, tra determinate persone, in un momento preciso. Quindi un buon incipit deve (a) contenere un evento, (b) collocarlo in un luogo e in un momento precisi, (c) farlo avvenire tra determinate persone.

“Il 31 ottobre 2018 il ragionier Panizza accoltellò la moglie”.

Questo non è malaccio (sempre senza essere stratosferico, vedi sopra), ma si può fare qualcosa di diverso e forse qualcosa di meglio.

“Il ragionier Panizza accoltellò la moglie il 31 ottobre 2018”.

Che differenza c’è tra i due incipit? Facile: il primo presenta l’accoltellamente come qualcosa che avviene nel flusso del tempo generale, il secondo lo presenta come qualcosa che avviene nel flusso del tempo della vita del ragionier Panizza. E’ più vicino al personaggio, per così dire. Tanto per fare un paragone:

“Era il 31 ottobre del 2018, quando il ragionier Panizza accoltellò la moglie”.

Qui c’è una sorta di epicizzazione, di allontanamento dell’evento (in realtà avvenuto ieri: oggi è il primo di novembre del 2018). Ci aspetteremmo un séguito del tipo: “Si erano sposati il 7 aprile dell’anno precedente”. Proviamo:

“Era il 31 ottobre del 2018, quando il ragionier Panizza accoltellò la moglie. Si erano sposati il 7 aprile dell’anno precedente. Lui non l’aveva mai sopportata”.

Ovviamente qui si aprono una quantità di domande su perché e percome il ragioniere abbia sposato una donna che non ha mai (mai? ma da quando si conoscono? hanno avuto un fidanzamento breve o lungo? ec.) sopportato. E vi faccio notare che è più facile la convivenza con una persona che non si ama (ma che magari si stima, ed è generalmente piacevole) che con una persona che magari si ama (le due cose, a mio avviso, non si escludono) ma non si sopporta. Naturalmente, dopo questo incipit, non è tanto la storia dell’accoppamento che ci aspettiamo: ma la storia di questo non felicissimo matrimonio.

3. Una storia è tanto più appassionante quanto più è ricca di dettagli significativi. Naturalmente c’è tutto il solito gioco, per cui i dettagli messi sotto gli occhi del lettore, e apparentemente significativi, possono essere dei depistaggi: e così via. Facciamo un esempio:

“Il 31 ottobre 2018 il ragionier Panizza uccise la moglie con un trinciapollo”.

Ho scritto “uccise” e non “accoltellò” per il semplice fatto che un trinciapollo non è un coltello, e perché non me la sono sentita di scrivere

“Il 31 ottobre 2018 il ragionier Panizza trinciapollò la moglie”.

Non che non si possa fare. Ma naturalmente un incipit del genere presuppone un testo più del genere di Chico Pipa spara tre volte o Ti faccio un occhio nero e un occhio blu (entrambi del compianto Carletto Manzoni) che un romanzo “serio”. Magari degli aspetti di registro dell’incipit, però, parliamo un’altra volta. Intanto torniamo all’esempio precedente.

“Il 31 ottobre 2018 il ragionier Panizza uccise la moglie con un trinciapollo. La scelta dell’arma non fu casuale, né la decisione fu affrettata”.

Qui avviene uno spostamento: l’importante non è che la povera donna sia stata accoppata, l’importante è perché il ragionier Panizza abbia scelto di accopparla con un trinciapollo. Ciò che può seguire a questo incipit è una divagazione di due, tre, quattro, fors’anche cinquanta pagine, che arrivi a far capire perché la moglie del ragionier Panizza non poteva che essere accoppata con un trinciapollo, e dopo lunga meditazione.

4. Ci stavamo dimenticando dell’ambientazione? No, non ce ne stavamo dimenticando. Tra un omicidio in camera da letto e uno sotto la doccia, uno in cucina e uno nello sgabuzzino, eccetera, di differenze ce ne corrono.

“Il 31 ottobre il ragionier Panizza accoltellò la moglie in salotto. ‘Dovrò far lavare la moquette’, pensò mentre usciva di casa per andare in ufficio”.

A parte il fin troppo evidente riferimento a Pulp Fiction, la presenza della moquette in salotto è un chiaro indicatore della condizione socioeconmica del ragionier Panizza e della sua compianta moglie. Ma l’ambientazione può prestarsi anche a scopi più simbolici:

“Il 31 ottobre 2018, mentre il fiume rompeva l’argine e l’acqua invadeva le strade, i garage, le cantine e i pianoterra del quartiere, il ragionier Panizza accoltellò la moglie. Le urla della poveretta si confusero con quelle della popolazione in fuga”.

Qui abbiamo uno zoom: vediamo il fiume rompere gli argini, l’acqua invadere questo e quello, la gente fuggire urlando, e finalmente – seguendo la traccia, forse, di un urlare diverso – entriamo con la camera per una finestra della casa dei coniugi Panizza e vediamo il ragionier Panizza assestare alla moglie il colpo decisivo e, finalmente, zittirla. Non è detto che il ragionier Panizza sia il protagonista della storia (chissà quanti altri eventi sono accaduti, lì tra la folla in fuga – o tra chi eroicamente ha deciso di restare a casa, ec.). Può darsi che protagonista sia la piena.

5. Naturamente non un evento, ma un complesso di eventi. E’ chiaro che, negli esempi qui sopra riportati, i personaggi sono due: il ragionier Panizza e la sua deceduta moglie. Ma è anche chiaro che, nel romanzo che segue, il protagonista sarà lui, il ragioniere. Se l’incipit fosse:

“La moglie del ragionier Panizza fu uccisa dal marito il 31 ottobre 2018, nell’istante preciso in cui il fiume poco distante rompeva l’argine”,

allora ci aspetteremo una storia (in retrospettiva, s’intende) della signora. Se l’incipit fosse

“La moglie del ragionier Panizza fu uccisa dal marito il 31 ottobe 2018, con un trinciapollo”,

tenderemmo senz’altro ad attribuire la scelta dell’arma a una qualche ragione legata alla signora più a una qualche ragione legata al ragioniere. Ancora di più:

“La moglie del ragionier Panizza fu uccisa dal marito – ovviamente con un trinciapollo – il 31 ottobre 2018”.

o

“La moglie del ragionier Panizza fu uccisa dal marito il 31 ottobre 2018, nell’istante preciso in cui il fiume poco distante rompeva l’argine. I Panizza abitavano al piano terra. L’arma del delitto – un trinciapollo, come stabilì la perizia del medico legale – non fu mai trovata”.

Qui tutta una serie di cose si mette in moto (e nella mota, possiamo aggiungere).

6. Un incipit con più storie è possibile. Facciamo subito l’esempio:

“Il 31 ottobre del 2018, alle sette e un quarto di mattina, il ragionier Panizza accoltellò la moglie, la dottoressa Sormani si rese conto di aver vinto alcuni milioni di euro all’Enalotto – esattamente quanti, ci mise un po’ di giorni a capirlo -, e il neosposo Giovanni Francavilla eiaculò nella vagina della neosposa Marina Falco senza alcuna precauzione”.

E’ chiaro che il lettore si aspetterà non tanto delle storie singole, quanto un intreccio di queste tre storie. Che relazione ci sono, o ci sono state, tra la moglie del Panizza, il Panizza stesso, i due sposini, la dottoressa Sormani? Vi sono delle relazioni di causa e/o di effetto tra i tre eventi presentati? Certo, si potrebbe provare a turlupinare il lettore:

“Il 31 ottobre del 2018, alle sette e un quarto di mattina, il ragionier Panizza accoltellò la moglie, la dottoressa Sormani si rese conto di aver vinto alcuni milioni di euro all’Enalotto – esattamente quanti, ci mise un po’ di giorni a capirlo -, e il neosposo Giovanni Francavilla eiaculò nella vagina della neosposa Marina Falco senza alcuna precauzione. Ma questo non ha alcuna importanza. La cosa importante è che, nel medesimo istante in cui nel mondo dei fenomeni avvenivano questi eventi, Gregoria Benati, studentessa di filosofia fuori sede, ancora immersa nel dormiveglia, sperimentò per la prima volta l’intuizione trascendentale”.

Qui le possibilità sono due: o le storie di Panizza & C. effettivamente torneranno, e si incastreranno con quella della studentessa Benati, oppure spariranno e sulla scena resterà la sola Benati. Nel secondo caso, la vedo dura.

7. Ma: si possono fare degli incipit atmosferici? La risposta è: naturalmente sì, e non solo perché tale è l’incipt più famoso al mondo:

“Era una notte buia e tempestosa”.

Il problema, negli incipit atmosferici, è quello della convenzionalità. La notte buia e tempestosa di Snoopy non è una notte “reale”, così come non è “reale” la notte “dolce e chiara e senza vento” di Leopardi. E quando si adopera una convenzione, bisogna scommettere sulla condivisione della convenzione stessa. L’incipit snoopiano ormai fa solo ridere (sorridere quando lo usa lui, ridere quando lo usano – o usano formule simili – altri autori); l’incipit leopardiano fatica a non suonarci stucchevole; e così via. Quindi: provàteci, se volete; ma con cautela.

8. Si può fare un incipit con una battuta di dialogo? Certamente:

“Con un trinciapollo, signore. Il medico dice che l’ha uccisa con un trinciapollo”.

Dove è da notare che la battuta non è una prima battuta, ma è già una risposta. Siamo, insomma, già in medias res. Una battuta che non sia, o che sia meno evidentemente una risposta, è meno efficace:

“Il medico dice che l’ha uccisa con un trinciapollo. Lo stiamo cercando”.

Si può anche articolare di più:

“Con un trinciapollo, signore. Il medico dice che l’ha uccisa con un trinciapollo”.
“L’avete trovato?”.
“Non ancora”.

Una scelta possibile è cominciare non con una battuta, ma con un vero e proprio dialogo: al quale si può affidare la presentazione di tutta la scena.

“Con un trinciapollo, signore. Il medico dice che l’ha uccisa con un trinciapollo”.
“L’avete trovato?”.
“Non ancora. Con tutto questo fango…”.
“Potrebbe non essere in casa”.
“Potrebbe averlo portato con sé, e gettato da qualche parte. Nel qual caso…”.
“…non lo troveremo mai. Quanti colpi?”.
“Ventidue. Il medico dice che ci ha messo un po’ ad ammazzarla. Ha colpito abbastanza a caso”.
“Povera donna. I vicini?”.
“Troppo occupati a tagliare la corda per accorgersi di alcunché. Il fiume ha rotto l’argine più o meno in quel momento”.
“Quindi nessuno l’ha visto uscire”.
“Nessuno. I due sposini che abitano di fronte, al secondo piano, stavano facendo l’amore. Erano così presi che non si sono nemmeno accorti dell’alluvione”.
“Non hanno neanche guardato fuori dalla finestra, immagino”.
“Appunto. E quanto alla Francavilla, che dalla finestra sua ci vede proprio dentro, nel salotto del Panizza, è ancora in stato confusionale”.
“Per l’alluvione? O per quello che ha visto?”.
“Ha vinto un sacco di milioni all’Enalotto. Se ne è accorta stamattina, da quel che ci ha detto. Ma è così agitata che non ha nemmeno capito quanti”.
“State attenti che non perda la schedina. Il dottor Fossi ha dato un’occhiata anche a lei?”.
“Le ha dato del Lexotan”.
“Cazzo, abbiamo un’unica possibile testimone, e rischiamo che ci faccia un colpo”.

Vabbè, proprio non è gran che, ma era tanto per dare l’idea.

9. Si può fare un incipit cosmico?. Il più celebre, citatissimo, e che dunque citeremo anche noi, è quello de L’uomo senza qualità di Robert Musil:

“Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913”.

E’ da notare che a un cotale incipit segue un romanzo di più di mille pagine (incompiuto, peraltro). Si può dire: a incipit fulminante, romanzo breve; a incipit disteso, romanzo lungo.

10. L’incipit può anche annunciare, anziché raccontare. Si ottiene così un effetto di sospensione:

“Erano le sette e un quarto di mattina e il ragionier Panizza non si era ancora deciso ad accoltellare la moglie. Aveva scelto accuratamente il gionrno – il 31 ottobre, quel 31 ottobre – lo strumento – un trinciapollo – e il luogo – la sala, con quell’orribile moquette sul pavimento -; e quindi quel che c’era da fare, ormai, non era altro che agire”.

Con un po’ di abilità, si potrebbe mantenere la sospensione fino alla fine del romanzo: ovvero, il romanzo – la storia di quella disgraziata coppia, presumo – potrebbe essere tutto compreso, a forza di flashback e simili, in quei pochi istanti o minuti nel quale il ragionier Panizza, quell’eterno indeciso, cerca il coraggio e l’occasione per far fuori la moglie.

Questa tipologia in dieci punti, sia chiaro, non è esaustiva. Ma era tanto per dare un’idea.

Clicca sul punto esclamativo per leggere il bando del Corso fondamentale di narrazione 2018.

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