Il Corso fondamentale 2020 della Bottega di narrazione (a Milano e a Perugia)

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Il Corso fondamentale della Bottega di narrazione, che si tiene tradizionalmente nella prima parte dell’anno ed è condotto da Giulio Mozzi, avrà nel 2020 due edizioni, leggermente diverse: una a Milano, come sempre, e una Perugia, in collaborazione con l’associazione Settepiani.

Il Corso fondamentale si rivolge a persone che siano interessate ad apprendere i concetti e le pratiche fondamentali (appunto) della narrazione. Non è necessario, per partecipare, avere alle spalle studii particolari o particolari esperienze di scrittura.

Il programma delle due edizioni è un po’ diverso, perché le medesime cose si possono insegnare in modi e con esperienze diverse. Entrambi i corsi consistono di cinque incontri in cinque fine di settimana e prevedono circa 75 ore in aula. Metà circa del tempo sarà dedicato alla discussione dei testi (racconti, progetti o tronconi di romanzi) portati dai partecipanti. Un quarto circa sarà dedicato a cinque lezioni frontali (dedicate a: il narratore, il montaggio, il dispositivo drammatico, elementi di stile, elementi di retorica); il restante quarto a un’esercitazione narrativa, che sarà appunto diversa nei due corsi: a Milano si lavorerà su un caso di cronaca, a Perugia – attraverso una raccolta di fotografie – su una storia familiare.

Il docente

Giulio Mozzi vive a Padova e prima della fine del Corso fondamentale compirà sessant’anni. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti, un paio di libri in versi, due fortunati manuali di scrittura, un Oracolo e qualche altra cosa. L’elenco completo è in Wikipedia. Insegna scrittura e narrazione dal 1993: ha cominciato insegnando in circoli, associazioni e biblioteche pubbliche; ha condotto corsi e seminari presso alcune università (Padova, Siracusa, Bari, Torino); nel 2011 ha fondato a Milano la Bottega di narrazione. Lavora come consulente editoriale, in particolare come talent scout.

Le lezioni frontali

Questi gli argomenti delle cinque lezioni frontali:

il narratore. Ogni testo ha un suo autore materiale, ma l’autore materiale non coincide con il narratore che parla nel testo; il quale è a sua volta distinto dall’eventuale personaggio narrante (qualora la narrazione sia in prima persona o sia affidata a un narratore d’invenzione). Imparare a distinguere tra sé stesso come autore materiale del testo e la proiezione di sé che ne costituisce il narratore è il primo passo per comprendere la natura della finzione narrativa.

il montaggio. Sono rare le narrazioni che cominciano dall’inizio della sequenza dei fatti e proseguono in ordine cronologico fino alla fine della sequenza stessa. Al di là dell’eventuale impiego di mezzi come l’analessi (flashback, il racconto di fatti precedenti a quelli del “tempo presente” della narrazione) o la prolessi (flashforward, il racconto di fatti posteriori al “tempo presente” della narrazione), i procedimenti di montaggio servono a creare la tensione narrativa grazie al collocamento delle informazioni in un ordine tale da non far comprendere immediatamente la direzione della storia (e il modo della sua conclusione), nonché a gestire la relazione tra la storia principale e le eventuali storie collaterali.

il dispositivo drammatico. In ogni storia c’è un piccolo nucleo che contiene in sé tutto il potenziale narrativo. Non necessariamente tale nucleo, o dispositivo drammatico, risulta essere alla fin fine il contenuto principale dell’opera narrativa (“Lui e lei vogliono sposarsi, un cattivone cerca di impedirlo, ma alla fine ce la fanno”: questo è il dispositivo drammatico de I promessi sposi, ma è evidente che I promessi sposi è molto di più di questo dispositivo drammatico): tuttavia individuarlo, metterlo a fuoco ed esaminarne tutte le potenzialità è necessario per garantire la tenuta della trama.

elementi di stile. La tradizione del Novecento ha definitivamente liberato la scrittura da qualunque residuo di “bello stile”, ma ciò non ha semplificato il lavoro di chi scrive. Se una volta bastava attenersi a certi criteri per produrre un testo socialmente accettabile, oggi ogni testo necessita di scelte di stile ragionate e consapevoli. Si lavorerà esaminando i procedimenti di revisione messi in atto da alcuni grandi scrittori sulle proprie opere (da Ludovico Ariosto a Giuseppe Pontiggia, da Alessandro Manzoni ad Alberto Arbasino) per scoprire come lo stile più adatto a una certa narrazione si raggiunga per gradi, per prova ed errore: sia che si voglia e si cerchi uno stile semplice, sia che si voglia e si cerchi uno stile ricco e complesso.

elementi di retorica. Non è importante apprendere che cosa è una metonimia, che cosa un iperbato, che cosa un’ipallage e che cosa un’anadiplosi. Ma è importante comprendere che anche il parlar comune è fitto fitto di figure e di tropi, e la buona scrittura è spesso semplicemente una scrittura consapevole delle figure e dei tropi dei quali è intessuta. Quasi ogni parola che adoperiamo contiene una ricchezza inesauribile di significati. Per tacere dell’importanza dei punti e delle virgole…

La discussione dei testi

I corsi della Bottega di narrazione prevedono sempre molto tempo dedicato alla discussione dei testi portati dai partecipanti: questo perché crediamo più in una didattica che cresca sul lavoro degli allievi, e che dal lavoro degli allievi – dai loro successi, dai loro errori – ricavi le occasioni per gli approfondimenti teorici, che in una didattica basata sullo schema lezione-esercizio-valutazione. Inoltre l’esperienza ci ha insegnato che l’allievo deve imparare a discutere con sé stesso, deve imparare a guardare criticamente il proprio lavoro. Perciò il tempo della discussione si prende metà dell’intero corso.

Quanto al metodo di discussione, non è semplice descriverlo. Un’allieva diventata poi docente, Giorgia Tribuiani (autrice del romanzo Guasti, Voland) lo ha paragonato scherzosamente alla prova del Gom Jabbar: una specie di ordalia alla quale viene sottoposto, all’inizio del ciclo romanzesco Dune di Frank Herbert, l’eroe dei primi tre episodi, Paul Atreides (qui riportiamo la scena dal film che ne trasse David Lynch).

“Che cosa c’è dentro la scatola?”.
“Dolore”.

La prova consiste nel tenere la mano dentro la scatola nonostante il dolore. Se Paul estrarrà la mano prima della fine della prova, l’ago avvelenato lo ucciderà. Il metodo di discussione messo a punto in Bottega non è così crudele, ma ha un’importante somiglianza: come la mano di Paul, estratta dalla scatola, risulta intatta, così la discussione non ha lo scopo di distruggere il lavoro dell’allievo, bensì di farlo crescere. Dalle discussioni emergeranno quindi sempre proposte di lavoro, di integrazione, di riscrittura, di rimontaggio, di re-invenzione: proposte, insomma, positive proposte.

Le esercitazioni narrative

Nel corso di Perugia si lavorerà su una storia familiare. Della quale, peraltro, non si saprà nulla. L’unico documento a disposizione sarà una busta di fotografie (contenente anche qualche altro piccolo documento: un biglietto, la ricevuta di un vaglia ec.).

Esaminando le fotografie con un approccio prima investigativo (quali informazioni ci danno queste fotografie?) e poi inventivo (come possiamo combinare queste informazioni?) il gruppo sarà guidato a imparare (appunto) come si lavora sulle informazioni (reali o inventate) che stanno alla base di una storia.

Nel corso di Milano si lavorerà su un vecchio caso di cronaca, avvenuto a New York tra il 1980 e il 1999. Ai partecipanti sarà fornito un dossier (in inglese e in traduzione) contenente pressoché tutti gli articoli usciti sul caso, noto alle cronache come il “caso Carmichael”.

The New York Times, 8 novembre 1999

La lettura e l’analisi degli articoli condurrà a una graduale ricostruzione dei fatti (come nell’altra esercitazione, si tratterà di ordinare informazioni); successivamente si lavorerà sull’invenzione narrativa: che non è tanto invenzione dei fatti (in questo esercizio ci sono già) quanto invenzione del loro ordinamento. Una narrazione non è un mero elenco di eventi: è il racconto di eventi connessi tra loro, dai quali scaturisce un senso.

Sulla vicenda, peraltro, è già stato scritto un libro: gli autori sono due degli (involontari) protagonisti della vicenda e una giornalista specializzata. Alla fine del Corso fondamentale, chi vorrà potrà confrontarsi…

Calendari e iscrizioni

Il calendario del corso di Perugia è il seguente:

– sabato 22 e domenica 23 febbraio 2020
– sabato 28 e domenica 29 marzo 2020
– sabato 9 e domenica 10 maggio 2020
– sabato 30 e domenica 31 maggio 2020
– sabato 27 e domenica 28 giugno 2020

La quota di iscrizione è di 550 euro (comprensivi della quota di iscrizione all’associazione; esente iva; sono possibili rateazioni).

Per le iscrizioni e per ogni informazione è necessario rivolgersi all’associazione Settepiani. Fino al 15 dicembre è possibile concorrere per una borsa di studio.

Il calendario del corso di Milano è il seguente:

– sabato 21 e domenica 22 marzo 2020
– sabato 25 e domenica 26 aprile 2020
– sabato 23 e domenica 24 maggio 2020
– sabato 20 e domenica 21 giugno 2020
– sabato 11 e domenica 12 luglio 2020

Gli incontri si svolgeranno nello Spazio Laurana di via Carlo Tenca 7, il sabato dalle 10.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19.30, la domenica dalle 9.00 alle 13 e dalle 14.30 alle 18..

La quota di iscrizione è di 671 euro, iva compresa (550 + 121). Sarà possibile una divisione in due frazioni da 366 euro (300 + 66). Per iscriversi è sufficiente mandare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com con oggetto “Corso fondamentale”, indicando la propria volontà di iscrizione, il nome e completo, la città di residenza e – se possibile – un numero di telefono. Sarà richiesto il pagamento di un acconto di 122 euro (100 + 22); il saldo del totale o della prima rata dovrà essere versato entro il 5 marzo 2020; il saldo della seconda rata dovrà essere versato entro il 13 maggio 2020.

3 comments on “Il Corso fondamentale 2020 della Bottega di narrazione (a Milano e a Perugia)”

  1. Ciao Giulio, che peccato non potere partecipare; io vivo a Firenze. Una domanda: mi potresti consigliare un buon testo che insegna a limare i romanzi? Si tende a scrivere troppo [perlomeno io] e mi piacerebbe imparare a capire quando dove e come eliminare gli elementi troppo grassi, quelli che tendono allo spiegone. Grazie per la risposta che vorrai darmi.

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