Introduzione allo stile: il buon uso della retorica

(Corso a distanza).

Per scrivere bene, e soprattutto per scrivere rendendosi conto di che cosa esattamente si scrive, apprendere un uso «discreto, fine, di buon gusto» (ancora Manzoni) della retorica è necessario, utile e divertente.

Sappiamo che la parola «retorica» oggi non gode di buonissima fama. Il Dizionario Treccani, dopo averne spiegato il significato proprio, ossia «L’arte del parlare e dello scrivere in modo ornato ed efficace», aggiunge: «Nell’uso moderno, con valore spregiativo, modo di scrivere e di parlare ampolloso e risonante, enfatico e sostanzialmente vuoto».

Ma la retorica, checché pensi il senso comune, è importantissima; ed è ovunque. È dietro a tutte le comunicazioni efficaci: dallo «Yes, we can» che ha condotto Barak Obama a diventare il primo presidente nero degli Stati Uniti d’America all’«O così, o Pomì» che è entrato nella lingua comune, ormai slegato dalla memoria del prodotto (come il «No, lavato con Perlana», il «Passaparola» o il «Comodoso»); la retorica è nei titoli di giornale, ma anche negli articoli di fondo e nei trattati di diritto; la retorica è nelle espressioni più semplici, apparentemente non studiate, come il «la bocca mi baciò tutto tremante» con cui Francesca (messa all’inferno dal quel crudelone di Dante) conclude la storia del suo innamoramento per Paolo, o lo «Sto bene quando vi vedo» che esce dalla bocca di Renzo quando, dopo tante avventure e tanti spaventi, finalmente rivede, a casa, la sua Lucia (e Manzoni commenta, per rincarare il sentimento: «Una frase vecchia, ma che avrebbe inventata lui, in quel momento»).

Nel corso sul buon uso della retorica, condotto da Giulio Mozzi, non si proporrà l’inesauribile elenco delle figure retoriche, dall’anadiplosi allo zeugma, bensì una loro conoscenza intuitiva, basata sulla lettura analitica di una scelta di testi – in gran parte contemporanei – sia narrativi sia saggistici e giornalistici. In particolare ci si soffermerà su tre grandi categorie di figure:

Le figure di significato, ossia l’uso di una parola in un senso più o meno “spostato” rispetto a quello proprio (quando diciamo a un bimbo, o alla persona amata, «Ti mangerei di baci!», intendiamo davvero nutrircene?). E si scoprirà che anche nella comune conversazione si realizza un’insospettata ricchezza metaforica.

Le figure di pensiero, che coinvolgono un’intera frase o un intero discorso, e sono quasi più degli atteggiamenti che delle precise pratiche di scrittura. Il presidente del Consiglio dei ministri che guarda negli occhi il telespettatore e gli dice: «Se ami l’Italia, resta a casa» lo sta invitando ad avere un movimento affettivo verso un oggetto immateriale.

Le figure di costruzione, che sfruttano una tipica possibilità della lingua italiana: la possibilità di disporre le parole, all’interno della frase, un po’ come ci pare, con molta più libertà che in altre lingue, con l’effetto di ottenere sfumature di significato diverse: se Francesca avesse detto «tutto tremante mi baciò la bocca», anziché «la bocca mi baciò tutto tremante», sarebbe stata un’altra cosa.

Costi e calendario

Il corso consiste di 24 ore complessive distribuite in due week-end (9.30-12.30, 15-18). Si svolgerà completamente a distanza, in videoconferenza.

L’inizio è fissato per sabato 5 settembre 2020.

Il costo è di 305 euro (250 più iva).

Come ci si iscrive

Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando: nome e cognome, indirizzo, codice fiscale, eventuale partita iva.

Sarà richiesto un acconto di 122 euro (100 più iva). Il saldo dovrà essere versato prima dell’inizio del corso. In caso di ritiro l’acconto non sarà rimborsato

Il docente

Giulio Mozzi, direttore della Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa
Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. Ha pubblicato sette raccolte di racconti: Questo è il giardino, Theoria 1993; La felicità terrena, Einaudi 1996; Il male naturale, Mondadori 1998; Fantasmi e fughe, Einaudi 1999; Fiction, Einaudi 2000; Sono l’ultimo a scendere, Mondadori 2009; Favole del morire, Laurana 2015.
Lavora nell’editoria come talent scout e ha seguito le prime pubblicazioni di Tullio Avoledo, Mariolina Venezia, Diego De Silva, Laura Pugno, Nicola Garlini, Alberto Garlini, Vitaliano Trevisan, Alessandra Sarchi, Giorgio Falco e altri.
Dal 1993 insegna scrittura creativa. Ha tenuto corsi e seminari presso le università di Padova, Torino, Bari e Siracusa, la Scuola Holden di Torino, l’Università del progetto di Reggio Emilia, e una quantità di altre istituzioni culturali.
Ha pubblicato due raccolte di conversazioni sullo scrivere e il narrare (Parole private dette in pubblico, Theoria 1997, Lezioni di scrittura, Fernandel 2001), il (non) Un corso di scrittura e narrazione, Terre di Mezzo 2009, e due fortunati manuali scritti in coppia con Stefano Brugnolo (docente di Letteratura comparata presso l’Università di Pisa): Ricettario di scrittura creativa, Zanichelli 2000, e L’officina della parola, Sironi 2014.
Nel 2019 ha pubblicato un Oracolo manuale per scrittrici e scrittori, al quale farà seguito un Oracolo manuale per poete e poeti, scritto in coppia con la scrittrice e poeta Laura Pugno, la cui pubblicazione è prevista per giugno 2020.