A che cosa serve il dialogo nelle narrazioni?

di Edoardo Zambelli

(dal retroBottega di febbraio 2025 – per iscriverti, clicca qui)

Chiarire in poche righe quali siano le funzioni del dialogo in un testo narrativo è praticamente impossibile: servirebbe un corso a parte, e in effetti ce ne sono. È però possibile tracciare almeno un paio di linee guida fondamentali: un buon dialogo dovrebbe dire (al lettore, si intende) qualcosa sui personaggi che parlano, sulla relazione che li lega, sulle loro intenzioni, sul mondo che gli sta intorno; e contemporaneamente dovrebbe anche far andare avanti la storia, a piccoli o grandi passi non importa, l’importante è che proceda.

Insomma, in una maniera o nell’altra un buon dialogo deve passare informazioni al lettore. Il difficile è far sì che questo passaggio avvenga senza risultare sfacciato.

Va da sé che il dialogo non è uno strumento esclusivo di un genere più che di un altro. Non esistono il dialogo noir, il dialogo di fantascienza o quello horror. Si può però pensarne un utilizzo su misura a seconda della storia che si vuol raccontare. Per esempio, un ragionamento specifico si può fare sulle narrazioni gialle noir e affini, che sono un po’ il regno del mistero, della reticenza, della menzogna: in generale, delle informazioni nascoste.

Prendiamo «I sicari», un celebre racconto di Ernest Hemingway. A parte poche, essenziali indicazioni di messa in scena, la narrazione poggia interamente sul dialogo. Ci sono due individui, Al e Max, che entrano in una tavola calda, si siedono e vogliono ordinare da mangiare. A parte loro, nel locale ci sono il gestore, George, un avventore, Nick Adams (personaggio ricorrente nei racconti di Hemingway) e il cuoco di colore, Sam, in cucina.

Il centro dell’attenzione è tutto sui due nuovi arrivati, Al e Max. Non sappiamo chi siano e cosa vogliano. Però ne intuiamo subito la minaccia. Le loro battute di dialogo sono cariche di aggressività e strafottenza, ma allo stesso tempo danno anche l’idea di calma e assoluto controllo della situazione. Ecco quindi che Hemingway col solo utilizzo del dialogo ci dice tutto quello che dobbiamo sapere di loro, pur senza dircelo esplicitamente. Detto in altra maniera: sappiamo (o intuiamo) che Al e Max sono due criminali. E lo sappiamo per quello che dicono ancora prima che facciano effettivamente qualcosa. Qui di seguito un breve estratto, per chiarire meglio tutto quel che si è detto finora:

«Hai qualcosa da bere?» chiese Al.
«Acqua minerale, aranciata, chinotto» disse George.
«Ho detto qualcosa da bere.»
«Solo quello che ho detto.»
«Che vita in questa città!» disse l’altro.
«Com’è che si chiama?»
«Summit.»
«Mai sentita?» Al chiese all’amico.
«No» disse l’amico.
«Cosa fate, qui, la sera?» domandò Al.
«Mangiano» disse l’amico. «Vengono tutti a mangiare qui.»
«Giusto» disse George.
«Così tu lo trovi giusto?» Al chiese a George.
«Certo.»
«Tu sei un dritto, no?»
«Certo» disse George.
«Be’, ti sbagli» disse l’altro ometto. «Vero, Al?»

Adesso facciamo un rapido calcolo. Il racconto, nell’edizione Einaudi de «I quarantanove racconti», è lungo dieci pagine. Al e Max restano in scena per sette. Ce ne vogliono tre perché dicano a Nick di passare di là dal banco e lo leghino poi in cucina assieme al cuoco (la prima azione criminale vera e propria), e ce ne vogliono cinque perché dichiarino le loro intenzioni («uccideremo uno svedese»). Questo significa che nelle prime due, due pagine e mezza si limitano semplicemente a fare chiacchiere. Eppure proprio in quell’apparente nulla c’è già tutto quello che verrà dopo.
E lo svedese, chi è? Alla fine lo ammazzano oppure no? Non è importante. Quello che importa è imparare a ragionare sul dialogo, sulle sue funzioni, così da costruirne uno che sia efficace e utile ai fini del racconto che abbiamo in mente. Come? Esercitandosi, provando e riprovando.

Il corso della Bottega di narrazione «Il dialogo», condotto da Giorgia Tribuiani, inizierà il 10 marzo 2025. Le iscrizioni sono aperte. Il programma dettagliato è qui.

Pubblicato da bottegadinarrazione

La Bottega di narrazione è un'iniziativa di Laurana Editore.