Costruire la scena

Docente: Fiammetta Palpati.
Laboratorio: Giulio Mozzi.
Didattica: online, in diretta, su piattaforma Zoom.
Durata: 30 ore distribuite il sabato o la domenica, tra mattina (orario 9.30-12.30) e pomeriggio (orario 14.30-17.30).
Calendario: da sabato 31 gennaio 2026 a sabato 28 febbraio 2026.
Quota d’iscrizione: 550 euro + iva (totale 671 euro).

In cinque giornate di lavoro distribuite nell’arco di un mese il corso si propone di mettere l’allievo in condizioni di individuare e analizzare la funzione e il valore della scena all’interno delle narrazioni. In secondo luogo offre casi letterari concreti sui quali ragionare per affinare la propria sensibilità nello scegliere cosa e quando, all’interno della storia che si sta scrivendo (o si è già scritta), sarebbe opportuno mettere in scena anziché narrare (aspetto cruciale ma che, soprattutto per chi è alle prime armi, rappresenta occasione di passi falsi e ingenuità). Durante le ore di laboratorio, inoltre, l’allievo avrà la possibilità di esercitarsi nello scrivere scene e di avere un riscontro pressoché immediato sul proprio lavoro.
Il corso – che è uno dei moduli del Laboratorio annuale di narrazione – dà 30 ore di crediti didattici validi anche ai fini di una futura ammissione.

Il termine scena è mutuato dal teatro, dove essa indica prevalentemente lo spazio della rappresentazione, quello nel quale gli attori recitano. Nel testo drammaturgico, cioè quello scritto per essere rappresentato da attori, la scena è quella unità testuale data dalla presenza di uno o più personaggi che interagiscono tra loro e/o con lo spazio intorno, scandita dall’ingresso in scena (o dall’uscita di scena) di un certo personaggio o di un oggetto scenico. Analogamente questo avviene in un romanzo (o in un racconto): la scena è ciò che accade in uno spazio e in un tempo ben determinati, tra i personaggi, gli oggetti e lo spazio. L’accadimento – ciò che avviene –, ancorché spesso ineffabile, è comunque ben individuabile. Ma, se per mettere in scena una rappresentazione il testo teatrale (o il copione cinematografico) ci fornisce le battute e le didascalie (cioè le indicazioni dell’autore, più o meno dettagliate, per allestire la scena), in un testo di narrativa l’autore dispone di maggiori strumenti anche per creare la scena: può scrivere gli scambi verbali, naturalmente, ma anche i gesti e, soprattutto, i silenzi; può entrare nell’interiorità del personaggio o farcelo vedere soltanto dall’esterno. Insomma l’autore di narrativa dispone anche della regia.

Nei testi contemporanei narrazione e scena si alternano, e la maggior presenza dell’una o dell’altra attiene sia alla materia narrata (una saga familiare che copre il racconto di più generazioni, è molto probabile che contenga ampie parti narrate – diciamo pure riassunte), che al peso e al ruolo attribuito al narratore, che alle inclinazioni dell’autore. Tuttavia c’è un relativo accordo nel ritenere che una scena ben costruita riesca a portare il lettore all’interno della storia, o nella psiche dei personaggi, o nell’atmosfera di un’epoca o di certi eventi, più e meglio di tante pagine narrate. Tanto che il motto «Show don’t tell!» («Non raccontare, mostra!») – motto al quale si è ispirata gran parte della recente pratica dell’insegnamento della scrittura creativa, soprattutto nel contesto anglo-americano, cioè quello in cui le scuole di scrittura, per come le concepiamo oggi, sono nate –, è divenuto proverbiale anche in italiano e ha ingenerato sospetto verso tutto ciò che scena non è (compresa una certa insofferenza verso la narrazione di ampio respiro). Tra storie che iniziano con ampie descrizioni (indelebile è, per noi italiani, «Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno» con il quale Manzoni ci introduce alla vicenda de I promessi sposi, e che precede la scena in cui Don Abbondio viene intercettato dai Bravi) o icastici incipit (pensiamo al vituperato «Era una notte buia e tempestosa» di Bulwer Litton diventato un tormentone grazie a Snoopy, il personaggio dei fumetti di Schulz), molto plauso godono le storie che iniziano in medias res. Il medias res – cioè il mezzo delle cose – è, generalmente, una scena: uno squarcio aperto nel racconto, nel fluire degli eventi narrati, in cui l’autore ci fa accomodare, o ci catapulta (dipende dai modi) in un certo luogo, in un certo momento, con certi personaggi, mentre qualcosa accade. Divertimento e pathos sono assicurati.

Sabato 31 gennaio 2026
Narrare e mettere in scena.
Il dispositivo drammatico e la scena.

Sabato 7 febbraio 2026
Cosa è una scena e come funziona.
Esercitazione sulle scene a partire dai diorami (ambientazione in scala ridotta della scena) del Convento della SS. Annunziata di Amelia (Tr) che drammatizzano i momenti salienti della vita di Cristo: l’annunciazione, il Battesimo, la pesca miracolosa, l’ultima cena, la crocifissione.

Sabato 14 febbraio 2026
Lo spazio, le atmosfere e gli elementi della scena.
Dialoghi, gesti, silenzi.

Domenica 22 febbraio 2026
Scegliere cosa mettere in scena e cosa narrare.
Laboratorio.

Sabato 28 febbraio 2026
Laboratorio.

Per iscriversi è sufficiente inviare una e-mail all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com dichiarando la propria intenzione di partecipare al corso e indicando chiaramente: nome e cognome, indirizzo, codice fiscale, eventuale partita iva.
La quota d’iscrizione è di 550 euro più iva (671 euro). Al momento dell’iscrizione al corso sarà chiesto un acconto di 100 euro più iva (totale 122). Il saldo sarà chiesto a ridosso dell’avvio del corso.
In caso di ritiro l’acconto non sarà rimborsato. In caso di non effettuazione del corso l’acconto sarà integralmente restituito.

Fiammetta Palpati è nata a Roma, dove si è laureata in Letterature comparate. Da diversi anni vive a Amelia, nella campagna umbra, e da questo buen retiro ragiona, scrive e insegna di letteratura e paesaggio. Cura il blog della Bottega di narrazione Raccontare il paesaggio.
I suo romanzo La casa delle orfane bianche (Laurana 2024), tra i diversi premi, si è aggiudicato il Campiello Opera Prima.

Giulio Mozzi è nato nel 1960. È stato addetto stampa e libraio; è scrittore, consulente editoriale e insegnante di scrittura. Dal 1993 a oggi ha pubblicato sette libri di racconti, un romanzo, tre libri in versi e una decina di libri nell’ambito della didattica; tra questi il fortunato Ricettario di scrittura creativa scritto con Stefano Brugnolo (Zanichelli 2000). Nel 2011 ha fondato la Bottega di narrazionel