Fondamenti di stile letterario

Titolo: Fondamenti di stile letterario.
Docenti: Greta Bertella, Giulio Mozzi.
Didattica: on line, su piattaforma Zoom.
Durata: 10 appuntamenti serali (19-22) da 3 ore ciascuno, per un totale di 30 ore.
Calendario: il mercoledì, dal 10 febbraio al 1° aprile 2027.
Quota d’iscrizione: fino al 15 dicembre 2026, 600 euro più iva (totale 732); dal 16 dicembre 2026 al 15 gennaio 2027, 630 euro più iva (totale 769); dal 16 gennaio alla chiusura delle iscrizioni 660 euro più iva (totale 805).

Il «bello scrivere» non esiste più. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento è stato ucciso più volte: prima dal romanticismo, poi dal futurismo, poi dal surrealismo, poi dal postmodernismo. E da sempre, com’è ovvio, è in lotta con la sciatteria.
Un tempo lo studio dello stile consisteva soprattutto nello studio di quelle opere considerate perfette e quindi da imitare senz’altro: fino a tutto il Settecento furono modelli indiscussi il Canzoniere di Petrarca per la poesia e il Decameron di Boccaccio per la prosa; da metà Ottocento pian piano s’impose, per la prosa, I promessi sposi di Manzoni; nel primo Novecento l’opera di Gabriele D’Annunzio diventò la base di una sorta di koinè, di lingua comune della letteratura – perfino il primo Moravia e il primo Montale dannunzieggiavano.Ma oggi lo stile è soprattutto un fatto di scelta.
Si potrebbe dire: nello stile, nella scrittura, vale tutto, non esistono né regole né modelli; ma valgono davvero solo quelle scelte che riescono a essere del tutto consapevoli e controllate.

Testo di riferimento generale:
Stefano Brugnolo e Giulio Mozzi, L’officina della parola. Dalla notizia al romanzo: guida all’uso di stili e registri della scrittura, Sironi Editore.

Le lezioni si terranno il mercoledì sera, dalle 19 alle 22, con inizio il 10 febbraio 2027.
Tutti gli incontri si svolgeranno in diretta on line, su piattaforma Zoom. Ogni incontro verrà registrato e successivamente distribuito a tutti gli iscritti (quindi, niente paura se per qualche motivo si perde un incontro).

Questo il calendario:
mercoledì 10 febbraio 2027
mercoledì 17 febbraio 2027
mercoledì 24 febbraio 2027
mercoledì 3 marzo 2027
mercoledì 10 marzo 2027
mercoledì 17 marzo 2027
mercoledì 24 marzo 2027
mercoledì 31 marzo 2027
mercoledì 1° aprile 2027
mercoledì 7 aprile 2027

1-3. Come non si scrive. Per lavorare sul proprio stile bisogna innanzitutto imparare a conoscerne i difetti: ovvero a imparare come non scrivere. Pertanto i primi tre incontri saranno dedicati a leggere con occhio critico una certa quantità di testi andando a caccia di errori, sciatterie, cliché, ripetizioni inutili, figure retoriche inefficaci, ridondanze, punteggiature malmesse, imprecisioni, pretenziosità letterarie fallimentari e così via. Si analizzeranno sia testi proposti dai docenti sia testi scritti dai partecipanti (a questo scopo si chiederà a ciascun iscritto di inviare, prima dell’inizio del corso, un proprio testo della lunghezza di circa tre cartelle).
Testi di riferimento (non sarà necessario leggerli per forza, ma potranno essere utili a chi volesse approfondire):
Claudio Giunta, Come non scrivere, Utet.
Raffaele Simone, La grammatica presa sul serio, Laterza.

4. Storia e logica dello stile e della retorica. Lo studio della retorica è stato la spina dorsale degli studi umanistici, in Europa, per quasi duemila anni. Caduta nel generale disprezzo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento – per Benedetto Croce, l’intellettuale italiano più influente della prima metà del Ventesimo secolo, la retorica doveva essere conosciuta solo allo scopo di evitarla – è tornata sugli scudi negli anni Settanta quando, soprattutto in Francia (e in Italia con Umberto Eco), durante la rigogliosa stagione dello strutturalismo, della semiologia e della narratologia, se ne è riscoperto il potenziale teorico e analitico.
Testi di riferimento:
Aristotele, La retorica.
Roland Barthes, La retorica antica.
Gerard Genette, La retorica ristretta.
Pierre Fontanier, Les figures du discours.

5. Le ricchezze dei vocabolari. L’impiego più diffuso dei vocabolari è: la ricerca di una parola di cui non conosciamo il significato. Ma con i vocabolari si può fare molto di più; e, soprattutto, esistono molti tipi di vocabolario. I vocabolari etimologici ci forniscono la storia delle parole; quelli fraseologici ce ne suggeriscono i modi d’uso; quelli specialistici ci aiutano a penetrare i misteri dei lessici legati ad arti, mestieri e professioni; quelli dei sinonimi ci fanno conoscere l’inesauribile varietà della lingua. Oggi molti vocabolari, buoni e cattivi, sono disponibili in rete: facilissimi da consultare, possono però proprio per l’eccessiva facilità ingannarci.
Testi di riferimento:
Cortelazzo e Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana.
Niccolò Tommaseo, Dizionario dei sinonimi della lingua italiana.
Vittorio Coletti, Storia dell’italiano letterario.
I vocabolari disponibili nel sito stazionelessicografica.it.

6. Il buon uso degli aggettivi. Il luogo comune dice: la bella scrittura è quella che non fa uso di aggettivi (e di avverbi, aggiunge qualcuno). Errore: la buona scrittura è quella che usa bene gli aggettivi (e gli avverbi, aggiungiamo). Nella cattiva scrittura spesso gli aggettivi (e gli avverbi) sono superflui, ridondanti, imprecisi. Nella frase «Gli si avvicinò un grosso ciccione» è palese che l’aggettivo è di troppo (perché un ciccione è grosso di per sé; sarebbe tutt’altra cosa, e interessante, parlare di un «minuscolo ciccione»). Nella frase «L’ambulanza accorse velocemente» è palese che l’avverbio è di troppo (perché nell’atto di accorrere è implicita la velocità; sarebbe interessante, invece, un’ambulanza che «accorresse lentamente»). Ma non solo la scelta di mettere o non mettere un aggettivo (o un avverbio) è importante; anche il posizionamento rispetto al nome (o al verbo) può modificare il significato.
Testi di riferimento:
Michele Mari, «Il volto delle cose», in Euridice aveva un cane.

7. L’importanza della punteggiatura. Circola da anni in rete un meme che contrappone due frasi: «Vieni a mangiare, nonna» e «Vieni a mangiare nonna». Ma, al di là dello scherzo, è evidente che anche due frasi molto semplici come «Luigi dorme, Luisa lavora» o «Luigi dorme: Luisa lavora» hanno significati molto diversi. La punteggiatura non è – come insegnavano a scuola – solo un modo per mettere delle pause più o meno lunghe del discorso: è uno strumento per mostrare come un discorso si articola (come le parentesi tonde, quadre e graffe delle espressioni, per dire) ed è uno strumento per governare al meglio il significato, e la sfumatura di significato, di ogni frase.
Testi di riferimento:
Leonardo G. Luccone, Questione di virgole.
Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura.

8. Figure retoriche, prima parte: sineddoche, metonimia, metafora. Dal vasto campo delle figure retoriche (che nel corso del tempo sono state classificate e riclassificate in tanti modi, tutti un po’ incoerenti) estraiamo tre gruppi. Del primo indubbiamente è regina la metafora, e alla sua corte troviamo la sineddoche, la metonimia (spesso, però, difficili da distinguere), il paragone e la similitudine. A lungo la metafora è stata considerata il principale ornamento della scrittura. Oggi l’errore più grosso che si può fare è proprio quello di considerarla un ornamento. La metafora ha un senso, nelle scritture d’oggi, se produce significato: se ha un valore di conoscenza.
Testi di riferimento per l’ottavo, il nono e il decimo incontro:
Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica (più complesso).
Bice Mortara Garavelli, Il parlar figurato (più semplice).

9. Figure retoriche, seconda parte: variazione e ripetizione. «La ripetizione è una forma della variazione»: così recita una delle carte che compongono il mazzo Strategie oblique, inventato dal compositore e produttore musicale e artista visivo (e anche altre cose) Brian Eno. E, rovesciando, si potrebbe anche dire: «La variazione è una forma della ripetizione». Se alle scuole elementari ci è stato insegnato – nient’altro che per spingerci ad ampliare il nostro lessico – a evitare le ripetizioni, ora che siamo adulti possiamo cominciare a pensare le ripetizioni e le variazioni come elementi musicali della scrittura: oltre che, naturalmente, strumenti per produrre senso e significato.

10. Figure retoriche, terza parte: la posizione delle parole. Nella commedia di Molière Il borghese gentiluomo, il protagonista, un borghese arricchito, chiede al suo maestro di filosofia – perché, come i nobili, ha voluto avere un maestro di filosofia – un aiuto per comporre un biglietto galante. Il biglietto dice: «I vostri begli occhi, cara marchesa, mi fanno morire d’amore». Il maestro di filosofia propone di riformularlo con uno stile altisonante, ma il nostro borghese arricchito non è d’accordo: vorrebbe usare quelle parole lì, proprio quelle parole lì, ma dispose nell’ordine più opportuno ed elegante. Così il maestro di filosofia comincia a snocciolare: «Cara marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morire d’amore», «D’amore mi fanno morire, cara marchesa, i vostri begli occhi», «I vostri begli occhi d’amore morire mi fanno, cara marchesa», eccetera eccetera. Alla fine il borghese arricchito domanda: «Ma, di tutte queste, qual è la forma migliore?»; e il maestro di filosofia, che sa come gratificare il cliente, risponde: «La prima signore. La vostra». Ma la domanda è: se una frase può essere ordinata in molti modi – ed è una caratteristica preziosa della lingua italiana, il poterlo fare –, qual è la differenza di significato tra un ordinamento e l’altro?

Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i dati necessari all’emissione della fattura: nome completo, indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva.

La quota di iscrizione è:
_ fino al 15 dicembre 2026, 600 euro più iva (totale 732);
_dal 16 dicembre 2026 al 15 gennaio 2027, 630 euro più iva (totale 769);
_dal 16 gennaio alla chiusura delle iscrizioni 660 euro più iva (totale 805).

Al momento dell’iscrizione sarà richiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (totale 122).
Il saldo dovrà essere versato entro il 5 febbraio 2027.
In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto non sarà restituito. In caso di non effettuazione del corso l’acconto sarà integralmente restituito.

Chi avesse bisogno di ulteriori informazioni può scrivere all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com. È possibile chiedere un appuntamento telefonico con i docenti.

Greta Bertella Greta Bertella è nata nel 1985.
È redattore freelance: si è formata professionalmente frequentando il Corso principe per redattori editoriali di Oblique Studio diretto da Leonardo G. Luccone. Per la collana ‘fremen’ di Laurana Editore ha curato la redazione di Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi e di Un’estate da Dick Fulmine di Alberto Grillo, nonché l’editing di Lo splendore. I. L’infanzia di Hans di Pier Paolo Di Mino. Per Einaudi ha curato l’editing di Digressione di Gian Marco Griffi.

Giulio Mozzi è nato nel 1960. Ha pubblicato diverse opere narrative:
Questo è il giardino, racconti, Theoria 1993, vincitore del Premio Mondello opera prima.
La felicità terrena, racconti, Einaudi 1996, finalista al Premio Strega.
Il male naturale, racconti, Mondadori 1998.
Fantasmi e fughe, racconti, Einaudi 1999.
Fiction, racconti, Einaudi 2001.
Sono l’ultimo a scendere, racconti brevi, Mondadori 2009.
Favole del morire, racconti, Laurana 2015.
Le ripetizioni, romanzo, Marsilio 2021, candidato al Premio Strega, vincitore del Premio Mondello opera italiana.
Vite parallele e fantastiche di Pellegra Bongiovanni e Teresa Bandettini, racconto lungo, Tetra 2023.

Ha pubblicato inoltre alcune opere dedicate alla scrittura:
Ricettario di scrittura creativa, con Stefano Brugnolo, Zanichelli 2000.
Parole private dette in pubblico. Conversazioni e racconti sulla scrittura, Fernandel 2002.
(Non) un corso di scrittura e narrazione, Terre di Mezzo 2010.
L’officina della parola, con Stefano Brugnolo, Sironi 2014.
Oracolo manuale per scrittrici e scrittori, Sonzogno 2019.
Oracolo manuale per poete e poeti, con Laura Pugno, Sonzogno 2020.
Immaginare le storie, con Valentina Durante, Johan&Levi 2022.

Ha lavorato come consulente editoriale e talent scout presso Sironi Editore, Giulio Einaudi Editore, Marsilio Editori, Laurana Editore.

Insegna scrittura e narrazione dal 1993. Nel 2011 ha fondato la Bottega di narrazione.