Titolo: Guardare per scrivere.
Docente: Valentina Durante.
Didattica: online, su piattaforma Zoom.
Durata: 8 appuntamenti serali (giovedì, 19-22) da 3 ore ciascuno.
Calendario: dal 20 febbraio al 10 aprile 2025.
Quota d’iscrizione: 440 euro più iva (totale 537).
“Show don’t tell” è forse la raccomandazione (o imposizione?) più gettonata nella didattica della scrittura creativa, e allo stesso tempo la più disattesa. Il problema non sta, come spesso si crede, nell’inadeguatezza degli strumenti tecnici, ma in una scarsa educazione allo sguardo; e per proporre attraverso i propri testi un punto di vista interessante sul mondo, questo mondo bisogna prima rendersi ben certi di saperlo vedere, disinnescando gli automatismi e i facili preconcetti.
Guardare per scrivere è un percorso che aiuta a rinforzare la qualità visiva dei propri testi narrativi, partendo dal presupposto che precisione, vividezza e materialità sono caratteristiche che accrescono il realismo di quel che mettiamo in scena, sia esso una narrazione programmaticamente mimetica oppure un viaggio disinibito nei territori del fantastico. In entrambi i casi (e in tutti gli altri), perché il lettore sospenda la sua famosa incredulità, ha bisogno di immaginare con sufficiente chiarezza quel che sta leggendo, dunque deve ricavare da ciò che legge le coordinate per farlo.
Guardare sé stessi. Guardare i corpi. Guardare gli spazi. Guardare gli oggetti. Guardare le immagini: opere d’arte, fumetti, fotografie, film… e le centinaia, migliaia di immagini non professionali che congestionano le nostre vite. Durante il corso approcceremo modi e risultati di queste pratiche attraverso:
– gli autori che hanno saputo tradurre efficacemente in scrittura la propria peculiare capacità di osservazione; autori per così dire “a priorità di sguardo”, che grazie ai loro stessi testi, in un circolo che si alimenta virtuosamente, si sono educati a essere osservatori migliori;
– gli artisti: figurativi, plastici, performativi, videomaker e cineasti… Questi si trovano spesso ad affrontare i medesimi problemi progettuali degli scrittori, ma la forma in cui si esprimono ha il vantaggio di essere più sintetica: banalmente, un’immagine la si può valutare a colpo d’occhio, mentre un testo richiede pur sempre un certo tempo per la lettura. E poi gli artisti godono di maggiori libertà espressive, perché rivolgersi a un pubblico ampio ed essere inseriti in un processo industriale (tale è infatti l’editoria) limita giocoforza la possibilità di sperimentare; l’arte può permettersi di osare di più, e dal punto di vista inventivo è una miniera.
Calendario
_ giovedì 20 febbraio 2025
_ giovedì 27 febbraio 2025
_ giovedì 3 marzo 2025
_ giovedì 13 marzo 2025
_ giovedì 20 marzo 2025
_ giovedì 27 marzo 2025
_ giovedì 3 aprile 2025
_ giovedì 10 aprile 2025
(NB: ogni lezione prevede una parte di spiegazione frontale e una fase laboratoriale basata su esercizi)
1. Guardare sé stessi: autobiografia e autoritratto
In The narrative construction of reality, lo psicologo Jerome Bruner si spinge ad affermare che la nostra stessa identità è frutto della narrazione che ne facciamo. In altre parole, in un qualunque racconto autobiografico noi non raccontiamo ciò che siamo, ma siamo ciò che raccontiamo. Non diversamente accade quando rappresentiamo la nostra immagine attraverso le varie forme e modalità di autoritratto: a nessuno di noi è dato di vedersi vivere e ogni strumento che ci permette di farlo – specchio, fotografia o video – è in sé una forma di re-invenzione.
Nella prima lezione parleremo delle narrazioni e delle immagini che dicono “io”: dai classicissimi autoritratti dell’artista in studio ai contemporanei selfie, dai progetti che restituiscono il trascorrere del tempo alle scelte di consapevole deformazione dell’immagine. Che rapporto si crea fra il nostro corpo reale e le parole che adoperiamo per rappresentarci?
2. Guardare gli altri corpi: Kafka scrittore e disegnatore
“Ah, mio Dio, com’è difficile descrivere sulla carta l’espediente che ho escogitato per non darti il braccio, per non attirare l’attenzione e tuttavia camminare tenendomi stretto a te”: così scrive Franz Kafka alla fidanzata Felice Bauer in una lettera dell’11-12 febbraio 1913. Proprio a lui faremo riferimento nella seconda lezione per parlare di come si guardano, si descrivono e si mettono in scena i corpi. Kafka è scrittore preziosissimo in tal senso: autore prolifico di “scarabocchi” che poi distruggeva (quelli che a Max Brod riuscì di salvare venivano spesso recuperati dal cestino della carta straccia), per lui scrittura e disegno funzionavano secondo principi analoghi, realizzando una compresenza antitetica di momento realistico e momento fantastico, mondo esteriore e mondo interiore.
3. Guardare gli spazi: attenzione alle descrizioni!
Per far vedere al lettore uno spazio non basta descriverlo; anzi: spesso, più si descrive e meno si vede, l’informazione dettagliata tende a trasformarsi in rumore non permettendo l’instaurarsi dell’illusione visiva. Allo stesso tempo, lo spazio è un’istanza implicita nel testo perché esiste al di là di qualunque intenzionalità e modalità di rappresentazione: l’azione deve per forza svolgersi in un luogo. Nella terza lezione parleremo dello spazio che si deduce dall’interazione fra i corpi dei personaggi e l’ambiente dove questi agiscono. I nostri autori-guida saranno Xavier de Maistre, Georges Perec e Raymond Carver.
4. Guardare gli oggetti: tra simbolo, descrizione e incantamento
Gli oggetti affollano le pagine della letteratura come dispositivi retorici e semantici molto potenti. Sono portatori di significati e simbologie, vestali del ricordo oltre che indicatori dei ruoli sociali, famigliari e individuali dei personaggi. Dai veri e propri “cataloghi di cose” che sono i romanzi ottocenteschi – Balzac in primis –, all’uso battente che ne fanno autori come Bret Easton Ellis: in questo caso corredati di marchi commerciali come denotatori di status e di bulimia consumistica. Alcune narrazioni affidano all’oggetto il ruolo di detonatore fantastico – si vedano i racconti Il cappotto di Gogol o La giacca stregata di Buzzati – ma l’oggetto più potente e pregno della letteratura del Novecento è forse un pasticcino: quello addentato dal Narratore nel primo libro della Recherche. Sulla madeleine (oltre che su altri oggetti) ci soffermeremo in questa quarta lezione mettendo a confronto alcuni stralci dell’opera proustiana con la rilettura che ne fa Philip Roth in Pastorale americana.
5. Guardare le immagini: l’arte come serbatoio di forme
“Il modo di lavorare di Virginia era insolito. Aveva una scrivania con il piano inclinato alta più di un metro, così alta che per lavorarvi doveva stare in piedi […] A quanto pare, il motivo principale era il fatto che Vanessa, come molti altri pittori, lavorava in piedi per potersi scostare dalla tela e guardarla. Ciò spinse Virginia a credere che la sua attività potesse sembrare meno ardua di quella della sorella, a meno che non fosse posta su un piano di parità; e così per molti anni lavorò in piedi a questo strano tavolo, affaticandosi inutilmente…” Così Virginia Woolf nelle parole del nipote (nonché scrittore e storico dell’arte) Quentin Bell. Bizzarrie emulative a parte, il ruolo delle arti figurative e della pittura post-impressionista in maniera particolare è stato determinante nella scrittura di Virginia Woolf. Lo analizzeremo prendendo in considerazione il romanzo Al faro, soffermandoci sul modo in cui – complice l’influenza del critico Roger Fry – Virginia aveva imparato a guardare le immagini: non per ciò che rappresentavano, ma per le soluzioni formali che proponevano.
6. Scrivere raccontando per immagini: il caso emblematico di Italo Calvino
Quella di Italo Calvino può dirsi una vera e propria narrativa dell’osservazione, tanto che il raccontare storie viene a coincidere in lui naturalmente con la creazione di immagini. Nel 1974 Calvino compilò, in collaborazione con Gianbattista Salinari, il manuale La letteratura: Antologia per la scuola media: prima maledicendolo come “un accidente di lavoro”, e poi spendendovisi con passione. Una sezione intitolata “Osservare e descrivere”, che Calvino volle curare personalmente, cerca di distanziarsi dalle “descrizioni tipiche […], le belle prose […], la georgica stagionale che infesta le altre antologie” proponendo un’idea didattica tanto semplice quanto originale: “s’impara a scrivere imparando a guardare”. Vi sono compresi testi che vanno dalla descrizione minuziosa della “coda della balena” nel Moby Dick di Herman Melville, a Un pomodoro tagliato in quattro di Alain Robbe-Grillet, al vitale schieramento dei soldati in Come si schiera un esercito in battaglia di Niccolò Machiavelli fino agli emblematici pezzi sugli oggetti di Francis Ponge (il sapone, una patata), autore allora semi-sconosciuto in Italia e tradotto per l’occasione da Calvino stesso. A Calvino e alla sua didattica dello sguardo è dedicata la sesta lezione.
7. Incontro con lo scrittore Matteo Bussola
Narratore e fumettista, Matteo Bussola è uno dei rarissimi casi di autori italiani che sono riusciti a portare a un livello professionale tanto l’arte della scrittura quanto quella del disegno. In questa settima lezione, chiederemo a Matteo di condividere con noi il suo modo di “guardare per scrivere” e di approcciarsi alla narrazione forte del suo talento nel lavorare anche con le immagini: in che rapporto stanno fra loro parole e disegno? Cosa precede cosa? E come nascono le compenetrazioni fra i due mezzi espressivi che prendono la forma di romanzi illustrati (Viola e il Blu, Mezzamela) o delle copertine dei molti romanzi all’attivo?
8. Laboratorio finale e conclusioni
Come ci si iscrive
Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i seguenti dati: nome completo, indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva.
La quota d’iscrizione
La quota di iscrizione è di 440 euro più iva (totale 537).
Al momento dell’iscrizione sarà chiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (totale 122). Il saldo dovrà essere effettuato entro il 20 febbraio 2025.
In caso di non effettuazione del corso gli acconti saranno integralmente restituiti. In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto, salvo casi particolari e a discrezione della Bottega di narrazione, non sarà restituito.
Docente
Valentina Durante è nata nel 1975 e vive a Montebelluna (TV). È copywriter freelance, principalmente per il mondo del design e dell’architettura. Ha pubblicato tre romanzi: La proibizione (Laurana, 2019), Enne (Voland, 2020) e L’abbandono (La nave di Teseo), oltre a diversi racconti usciti su riviste cartacee e online. È autrice, assieme a Giulio Mozzi, di Immaginare le storie – Atlante visuale per scrittrici e scrittori (Johan & Levi, 2022).