Docente: Giulio Mozzi.
Didattica: on line, su piattaforma Zoom.
Durata: 6 appuntamenti serali (19-22) da 3 ore ciascuno.
Calendario: il martedì, dal 22 settembre al 27 ottobre 2026.
Quota d’iscrizione: fino al 22 agosto, 324 euro più iva (totale 395); dal 23 agosto alla chiusura delle iscrizioni, 360 euro più iva (totale 439).
Scadenza iscrizioni: 17 settembre 2026.
A chi si rivolge questo corso
Non solo a chi scrive o vuole scrivere; anche a chi legge, e vuole diventare un lettore più capace. E anche, volendo, a chi lavora su testi altrui (redattori editoriali, editor).
Il corso sarà teorico e pratico, con netta prevalenza della pratica (ma la pratica, si sa, è il cuore della teoria); si immagineranno molti modi di organizzare una storia; si discuterà moltissimo e si scriverà a piacere.
Che cosa non è necessario per partecipare con profitto a questo corso? Non è necessario avere una cultura letteraria estesa e organizzata (quella che dà un corso di laurea in Lettere, per esempio); non è necessario aver letto tutti i classici, e tantomeno tutti i contemporanei; non è necessario aver già frequentato altri corsi di scrittura; non è necessario avere (o crede di avere) la vocazione dello scrittore; non è necessario saper scrivere bene (qualunque cosa ciò voglia dire) e non è necessario avere già scritto.
Che cosa è necessario per partecipare con profitto a questo corso? È necessario pensare alla letteratura come a un gioco, ma un gioco serissimo, nel quale il piacere del divertimento si mischia al godimento della bellezza.
Il concetto del corso
Quando diciamo «romanzo», intendiamo probabilmente ciò che intendeva E.M. Forster (in Aspetti del romanzo, 1927): «una narrazione in prosa di una certa lunghezza». Ma, al di là del fatto che su quanto debba essere lunga una lunghezza per essere «una certa lunghezza» ci si può accapigliare a volontà, il punto è che il romanzo si caratterizza proprio per essere un «genere» multiforme, mutevole, spericolato, non codificabile. Il corso Immaginare le strutture narrative è una esplorazione, divertente e istruttiva, dei mille modi di dare forma narrativa a una storia. Si parlerà di montaggio, di moltiplicazione dei punti di vista e delle voci narranti, di miscugliamento degli stili, di messa in discussione della stessa forma-romanzo (la forma-romanzo, in realtà, è in discussione da quando esiste il romanzo), di contaminazione dei generi, di ironia postmoderna, di reticenza e di verbosità, della morte dell’autore e della sua continuamente rinnovata resurrezione.
Una presentazione più lunga (ma, si spera, divertente)
Anche il vecchio Omero, che cantava le sue favole due millenni e mezzo fa, già sapeva che, per raccontare una storia, andare in bell’ordine dal principio alla fine non è sempre la strategia migliore; tant’è che, per raccontare la storia di Ulisse che torna a casa tra mille peripezie, mica comincia dal principio: prima ci rifila la storia del figlio suo Telemaco, che quasi dieci anni dopo che la guerra di Troia è finita – quindi quasi dieci anni dopo l’inizio della storia raccontata nell’Odissea – finalmente si decide ad andare in cerca del babbo (e non lo trova); poi ci presenta l’Ulisse che, dimentico di moglie e figlio, sta sull’isola di Ogigia a spupazzarsi la ninfa Calipso; finché la dea Atena, stufa di tanto obbrobrio, scende dai cieli e gli dice: «Uli’, ma che fai? E Penelopuccia tua? E Telemachino? Non ci pensi? Non t’immagini che s’abbiano bisogno di te?»; e allora Ulisse si riscuote, costruisce uno zatterone, dà un’ultima botta a Calipso, parte, affonda (perché Poseidone, per motivi suoi, ce l’ha con lui, e gli tira su una tempesta coi fiocchi), e arriva annaspando all’isola dei Feaci, dove per prudenza si presenta come il Signor Nessuno. I Feaci, che erano un popolo di brava gente, lo invitano a corte, dal re, perché un ospite è un ospite, e va trattato bene, e durante il pranzo chiamano un cantastorie, per passar meglio il tempo. Il cantastorie comincia a raccontare, guarda caso, giusto la storia della fine di Troia, dell’inganno del cavallo eccetera, finché Ulisse, a sentirsi raccontare proprio la storia sua di lui medesimo, si commuove, si mette addirittura a frignare, e tanto fanno i Feaci, con fazzolettini e moine, che lui cede e si rivela per chi è, e comincia a sua volta a raccontare: della partenza da Troia, del vagabondare nei mari, dei Lotofagi, dei Lestrigoni, del Ciclope, di Circe, e così via: ovvero, ricupera tutti quei dieci anni di storia; e finalmente, al termine del suo racconto, il presente e il passato si ricongiungono, e da lì in poi la storia procede davvero nell’ordine cronologico dei fatti.
E, notiamo: qui Omero non solo va avanti e indietro nel tempo con la narrazione; ma, di fatto, procede incastonando nel discorso della voce narrativa principale degli altri discorsi – potremmo dire: degli altri testi – i cui autori non sono il narratore principale. Quando parla il cantastorie, non è (d’accordo: per finta) Omero che parla; quando parla Ulisse, non è (idem) Omero che parla. L’Odissea, in somma, è una specie di collage, o un patchwork, di narrazioni attribuibili a narratori diversi. Che, a dire il vero, parlano e raccontano tutti allo stesso modo, con voci simili se non identiche; ma, alla fin fine, non siamo lontanissimi da quanto fece, duemill’anni e passa dopo, sul limitare dell’Ottocento, Bram Stoker nel suo Dracula: che si apre con il diario di Jomathan Harker, prosegue con quelli di Mina Harker e di Lucy Westenra (nonché con le lettere che Mina e Lucy si scambiano), e poi tra telegrammi, articoli di giornale, rapporti di polizia e altro incastra le annotazioni di Abraham Van Helsing, il diario fonografico registrato da John Seward (se avete letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi, vi ricorderete il «diario magnetico»: niente di nuovo), e forse altro ancora. Di nuovo: un collage, o se preferite un patchwork, o un montaggio di materiali.
Nel 1960 il francese Marc Saporta pubblicò un romanzo, saggiamente intitolato Composizione n. 1 (un titolo da arte concettuale, più che da opera narrativa), composto da tanti fogli non rilegati racchiusi in una scatola. Ogni foglio conteneva una scena. La fascetta dell’edizione italiana (presso Lerici) recitava: «Tanti romanzi per quanti sono i lettori. L’ordine delle pagine è casuale: mescolandole, a ciascuno il “suo” romanzo». Nel 1967 l’italiano Edoardo Sanguineti pubblica Il giuoco dell’oca, romanzo composto di 111 capitoli e da leggere con i dadi: « Questo Giuoco è composto di 111 numeri, e può anche servire a giocare fino a 79. Ciò deve convenirsi prima di cominciare la lettura. Per giocare ci si serve di due dadi numerati dall’uno al 6, e si tira chi debba giocare per primo, e si con viene la posta al giuoco. Colui che fa 12 va al 110 e ci trova SUPERGIRL, e può tirare una volta sola con un solo dado; se per caso l’1 venisse, egli ha finito il romanzo. Se un altro tira il 12, e tirata su con la rete la ragazza va fino al 110, allora il primo resta al frontespizio. Colui che va al 55, e dietro la macchina da presa vede l’occhio dello scheletro, retrocede dov’era prima, senza pagare va fino al 110, allora il primo resta al frontespizio…».
Immaginare le strutture narrative sarà dunque, inevitabilmente, un corso-laboratorio. Nel quale si prenderà come materiale narrativo di base una storia che tutti conoscono (e che eventualmente varrà la pena rileggere prima di cominciare il corso): il Pinocchio di Collodi.
Calendario
Il corso si svolge il martedì sera, dalle 19 alle 22, dal 22 settembre al 27 ottobre (sei incontri):
martedì 22 settembre
martedì 29 settembre
martedì 6 ottobre
martedì 13 ottobre
martedì 20 ottobre
martedì 27 ottobre
Per avere più informazioni
Si può scrivere a bottegadinarrazione@gmail.com, eventualmente chiedendo di avere un colloquio telefonico con il docente.
Come ci si iscrive
Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i seguenti dati: nome completo, indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva.
La quota d’iscrizione
La quota di iscrizione è
– fino al 22 agosto 2026, 324 euro più iva (totale 395);
– dal 23 agosto 2026 alla chiusura delle iscrizioni, 360 euro più iva (totale 439).
Al momento dell’iscrizione sarà chiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (totale 122). Il saldo dovrà essere effettuato l’inizio del corso, ovvero entro il 17 settembre 2026.
In caso di non effettuazione del corso gli acconti saranno integralmente restituiti. In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto, salvo casi particolari e a discrezione della Bottega di narrazione, non sarà restituito.
Il docente
Giulio Mozzi è nato nel 1960. Ha pubblicato sette raccolte di racconti, quattro libri in versi, un romanzo, un paio di libri indefinibili, e una quantità di libri sulla scrittura. Ha lavorato come consulente e come editor per diverse case editrici: Theoria, Sironi, Einaudi, Marsilio, Laurana. Insegna scrittura creativa dal 1993; nel 2011 ha fondato la Bottega di narrazione. Qui sotto una bibliografia parziale:
Racconti
Questo è il giardino, Theoria 1993; Mondadori 1998; Sironi 2005; traduzione americana: This is the garden, Open Letter, 2014. Vincitore del Premio Mondello Opera Prima 1993.
La felicità terrena, Einaudi 1996; Laurana 2012; traduzione francese: Le bonheur terrestre, Laffont 1998. Finalista al Premio Strega 1997.
Il male naturale, Mondadori 1998; Laurana 2011. Finalista al Premio Bergamo 1999.
Fantasmi e fughe, Einaudi 1999.
Fiction, Einaudi 2001; Laurana 2017 (nuova edizione intitolata Fiction 2.0).
Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili), Mondadori 2009. Vincitore del Premio Settembrini 2011.
Un mucchio di bugie. Racconti scelti 1993-2017, con una nota di Gilda Policastro, Laurana 2020.
Vite parallele e fantastiche di Pellegra Bongiovanni e Teresa Bandettini, Tetra 2023.
Romanzo
Le ripetizioni, Marsilio 2021 (Premio speciale della Fondazione Megamark 2021, Premio Mondello 2021).
Teoria e didattica della scrittura
Parole private dette in pubblico. Conversazioni e racconti sullo scrivere, Theoria 1997; nuova edizione aumentata, Fernandel 2002.
Ricettario di scrittura creativa, con Stefano Brugnolo, Theoria, nuova edizione aumentata Zanichelli 2000.
Lezioni di scrittura, Fernandel 2001.
(non) un corso di scrittura e narrazione, Terre di mezzo 2009.
Il Diario di tutti. Un esperimento di scrittura privata svolto dagli studenti delle scuole superiori della provincia di Trento, a cura di Giulio Mozzi e Amedeo Savoia, Iprase 2010.
Reportage fotografico a parole. Un’avventura di scrittura e correzione, a cura di Giulio Mozzi e Amedeo Savoia, con un contributo di Silva Filosi, Iprase 2013.
L’officina della parola. Dalla notizia al romanzo: guida all’uso di stili e registri di scrittura (con Stefano Brugnolo), Sironi 2014.
Oracolo manuale per scrittrici e scrittori, Sonzogno 2019.
Oracolo manuale per poete e poeti, con Laura Pugno, Sonzogno 2020.
Immaginare le storie. Atlante visuale per scrittrici e scrittori, con Valentina Durante, Johan & Levi 2022.