Titolo: La costruzione del personaggio.
Docente: Valentina Durante.
Didattica: online, su piattaforma Zoom.
Durata: 8 appuntamenti serali (giovedì, 19-22) da 3 ore ciascuno.
Calendario: dal 23 aprile al 25 giugno 2026
Quota d’iscrizione: 440 euro più iva (totale 537).
Introduzione
Quand’è che un romanzo manca il segno finendo persino con l’invalidare sé stesso? Quando perde di vista l’uomo. Possiamo trovarci in presenza di una trama esilissima, con una quantità di eventi minima e una drammaturgia oltremodo spoglia (scene ridotte all’osso… niente dialoghi…) ma basta che ci sia anche un solo personaggio umano o antropomorfo perché un testo narrativo venga subito recepito come tale da chi legge. In Aspetti del romanzo, E.M. Forster lo dice in modo ancora più chiaro: «La qualità intensamente umana del romanzo non è evitabile […] Possiamo odiare l’umanità, ma se la esorcizziamo o anche semplicemente la purifichiamo, subito il romanzo avvizzisce, e non ci rimane che un mazzetto di parole.»
La differenza fra un romanzo o un racconto e quel «mazzetto di parole» la fanno dunque i personaggi.
Pensiamo alla nostra esperienza di lettori: che si tratti di un padre con i suoi quattro figli che ne I fratelli Karamazov ci accompagna per oltre mille pagine di un romanzo nemmeno concluso, o della figura «pallidamente linda, penosamente decorosa, irrimediabilmente squallida» che in Bartleby lo scrivano riassume sé stessa in un’unica e ormai paradigmatica sentenza – «Preferirei di no» –, quel che di una storia ci rimane impresso anche a distanza di anni è la forza dei personaggi che l’hanno animata.
Fallire nella costruzione del personaggio significa fallire nella costruzione dell’intero testo.
Il corso La costruzione del personaggio punta a fornire gli strumenti teorici e pratici per la messa in scena di personaggi che funzionano. Se vuoi irrobustire la tua scrittura andando al nocciolo della questione; se vuoi approfondire i diversi aspetti e tecniche della narrazione – narratore, punti di vista, voce, costruzione della scena, dialoghi, descrizioni e introspezioni… – con un occhio di riguardo per l’immedesimazione del lettore; se vuoi, in buona sostanza, far muovere personaggi (e dunque storie) che tengano chi legge agganciato alla pagina, questo è il (per)corso che fa al caso tuo.
I primi sei incontri saranno composti di una parte di lezione frontale seguita da un breve esercizio di scrittura;gli ultimi due saranno dedicati alla discussione dei testi scritti dai partecipanti, preventivamente editati dalla docente (chi frequenta il Laboratorio annuale potrà, se lo desidera, sottoporre uno stralcio del progetto narrativo al quale sta lavorando).
_ giovedì 23 aprile 2026
_ giovedì 30 aprile 2026
_ giovedì 7 maggio 2026
_ giovedì 14 maggio 2026
_ giovedì 21 maggio 2026
_ giovedì 28 maggio 2026
_ giovedì 18 giugno 2026
_ giovedì 25 giugno 2026
Dettaglio delle lezioni
1. La fisicità: il personaggio entra in scena
Quel che il narratore non mostra il lettore non è in grado di vederlo, ossia di ricrearlo efficacemente con la propria immaginazione, e quando tale carenza informativa riguarda i personaggi il rischio è l’opacità, o peggio ancora la genericità: il temutissimo luogo comune. Ma mostrare un personaggio significa tracciarne un identikit? Analizzando alcuni passi di Moby Dick, vedremo come Melville ci introduce al personaggio di Queequeg in maniera graduale e spesso allusiva – creando suspense –, e mai didascalicamente. Capiremo l’importanza del nome (e come fare per sceglierlo bene) e soprattutto che le famose «schede personaggio» raccomandate se non prescritte da tanti manuali spesso non funzionano – e possono anzi essere dannose.
Alcuni dei testi con cui lavoreremo: Herman Melville, Moby Dick. Marcel Proust, Dalla parte di Swann e La parte di Guermantes. Émile Zola, Nanà. Giuseppe Pontiggia, Il giocatore invisibile.
2. Gestualità e lessico: niente teste parlanti
Grazie alle neuronarratologia abbiamo oggi conferma che il senso di immedesimazione e la sospensione dell’incredulità durante la lettura (l’impressione di stare proprio lì, dentro le pagine) si producono con intensità maggiore quando un personaggio parla e quando ci viene mostrato in azione. Potremmo insomma tradurre il famoso Show, don’t tell con: i personaggi sono prima di tutto corpi. Nella seconda lezione vedremo come presentarli, questi benedetti corpi, e di rappresentare efficacemente anche le loro parole. Come rendere distintivo il modo di parlare dei nostri personaggi senza rischiare l’effetto kitsch o la caricatura? Ampio spazio verrà dedicato ai diversi usi del dialetto: mimetico, esornativo, espressivo, giocoso ecc.
Alcuni dei testi con cui lavoreremo: Honoré de Balzac, Papà Goriot. Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo. Niccolò Ammaniti, Branchie. Vincenzo Latronico, Le perfezioni. Oltre a diversi esempi di romanzo che fanno un uso più o meno estensivo del dialetto.
3. Rappresentare l’interiorità
Mostrare al lettore i personaggi come corpi in azione non significa trascurare l’importanza di un’introspezione ben condotta. Anzi, alcuni narratologi (es. Monika Fludernik) sostengono che caratteristica unica e peculiare della fiction è proprio la sua capacità dirappresentare l’interiorità, e in particolare l’interiorità altrui. Nella vita reale non abbiamo mai accesso ai pensieri di coloro che ci circondano, ma soltanto alle loro parole (che spesso mentono), e al più ci è dato di fare delle supposizioni. L’appagamento offertoci da romanzi e racconti è anche un appagamento di inaudita trasparenza: l’idea che la razza umana sia, in fondo, comprensibile. Sottrai al tuo lettore questo privilegio e finirai – forse – col farti abbandonare. Nella terza lezione prenderemo in esame le diverse tecniche a disposizione dei narratori per rappresentare l’interiorità, dalla psiconarrazione, al monologo citato e narrato, al flusso di coscienza, alle psicoanalogie.
Alcuni dei testi con cui lavoreremo: Gustave Flaubert, Madame Bovary. Tolstoj, Anna Karenina. James Joyce, Ulisse. Andrea De Carlo, Treno di panna.
4. Saper manovrare la relazione fra narratore e personaggi
Ci si pensa di rado, ma anche il narratore è un personaggio, ossia qualcuno – umano o antropomorfo – situato in un determinato tempo e in un determinato luogo che possiede un ben preciso punto di vista. Ma il romanzo è creatura instabile e multiforme e il rapporto fra il narratore, i personaggi e la storia che li vede in azione non è mai rimasto costante nel tempo; e se in Balzacle motivazioni dei personaggi venivano spesso esplicitate per renderle coerenti con le loro azioni (tanto che si parla di “ipercausalismo balzacchiano”), già in Dostoevskij l’incoerenza è tratto sempre più frequente per arrivare, nel Novecento, all’inattendibilità del Modernismo: dove il narratore finisce per giunta col perdere la propria onniscienza. Oggi siamo nel pieno dilagare dell’io: con autofiction e memoir, autore, narratore e personaggio arrivano a coincidere. Ognuno di questi cambiamenti si è consolidato in una serie di forme e di tecniche che compongono l’ormai ricchissima cassetta degli attrezzi a disposizione di chi scrive: le prenderemo in esame inquadrandole storicamente e criticamente, proprio per poterle adoperarle con consapevolezza.
Alcuni dei testi con cui lavoreremo: Thomas Mann, La montagna incantata. Virginia Woolf, Al faro. Albert Camus, Lo straniero. Paul Auster, Città di vetro. Walter Siti, Troppi paradisi.
5. Ma il lettore ti sta veramente seguendo? Alcuni cenni di neuronarratologia
In questa quinta lezione ci addentreremo nei territori della neuronarratologia – disciplina nata dall’incontro fra la narratologia e le scienze cognitive – per cercar di capire cosa succede nella testa e nel corpo del lettore quando si immerge in un testo. Pensare anche al lettore non significa diventare compiacenti o imbonitori o fare della cattiva retorica, quanto piuttosto rendersi consapevoli che un testo è un dispositivo che funziona quando viene adoperato (letto), possibilmente non soltanto da chi lo ha scritto. Giuseppe Pontiggia lo spiega come meglio non si potrebbe: «Quando mi dicono: “Che cosa è importante, idealmente, per chi scrive?”. Idealmente è importante che quello che scrive riguardi alla fine in modo personale il lettore. […] Quando veramente noi proviamo un senso di turbamento, di immedesimazione, di emozione, il risultato è straordinario. Si è ottenuto qualcosa per cui veramente lo scrittore val la pena che lavori: qualcosa che riguarda personalmente chi legge. Intendo “personalmente” nel significato più pieno del termine: qualcosa che lo riguarda direttamente.» E dunque: come possiamo trasformare i nostri personaggi in qualcosa che riguardi personalmente, direttamente, chi ci sta leggendo?
Alcuni dei testi con cui lavoreremo: Alessandro Manzoni, I promessi sposi. Giovanni Verga, Rosso malpelo. James Joyce, Dedalus. Émile Zola, Germinal. Più le serie House of Cards e Breaking Bad.
6. Personaggi divenuti archetipi: narrare rielaborando la tradizione
A volte, anziché immaginare dal nulla, possiamo ricorrere alla forza di personaggi già messi in scena dagli autori che ci hanno preceduti: così come esistono trame-modello o storie-sorgente, esistono anche personaggi-archetipo che la letteratura ha immesso nel proprio organismo e poi continuato a reinterpretare nel corso di millenni. Come trarre ispirazione dalle opere altrui dando vita a qualcosa di nuovo e originale? E come combinare l’imperiosità di un’invenzione già cristallizzata con il nostro immaginario senza che la prima sovrasti il secondo, o che il secondo si limiti a imitare la prima? Lo vedremo nella sesta lezione prendendo in esame il Prometeo incatenato di Eschilo e le riletture che ne hanno prodotto, fra gli altri, Franz Kafka, Cesare Pavese e Tony Harrison.
7. Laboratorio: discussione dei testi prodotti dai partecipanti (max 8000 battute) preventivamente editati dalla docente
8. Laboratorio: discussione dei testi prodotti dai partecipanti (max 8000 battute) preventivamente editati dalla docente
Come ci si iscrive
Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i seguenti dati: nome completo, indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva.
La quota d’iscrizione
La quota di iscrizione è di 440 euro più iva (totale 537).
Al momento dell’iscrizione sarà chiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (totale 122). Il saldo dovrà essere effettuato entro il 16 aprile 2026.
In caso di non effettuazione del corso gli acconti saranno integralmente restituiti. In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto, salvo casi particolari e a discrezione della Bottega di narrazione, non sarà restituito.
Docente
Valentina Durante è nata nel 1975 e vive a Montebelluna (TV). È copywriter freelance, principalmente per il mondo del design e dell’architettura. Ha pubblicato tre romanzi: La proibizione (Laurana, 2019), Enne (Voland, 2020) e L’abbandono (La nave di Teseo), oltre a diversi racconti usciti su riviste cartacee e online. È autrice, assieme a Giulio Mozzi, di Immaginare le storie – Atlante visuale per scrittrici e scrittori (Johan & Levi, 2022).