Scrivere (con) il corpo

Corso-laboratorio con editing

Docente: Valentina Durante.
Didattica: online, su piattaforma Zoom.
Durata: 8 appuntamenti serali (giovedì, 19-22) da 3 ore ciascuno.
Calendario: dal 4 febbraio all’8 aprile 2027.
Quota d’iscrizione: fino al 30 novembre 2006, 432 euro più iva (totale 527); dal 1° dicembre 2026 al 10 gennaio 2027, 456 euro più iva (totale 556); dall’11 gennaio 2027 alla chiusura delle iscrizioni, 480 euro più iva (totale 586).
Scadenza iscrizioni: 28 gennaio 2027

E allora: la usiamo o non la usiamo questa benedetta intelligenza artificiale per scrivere?

Prima di preoccuparci di quanto una mente sintetica potrà, o può già, eguagliare una mente umana, occupiamoci di quel che un modello digitale non potrà mai sottrarci: il corpo.

Scrivere è un’attività intensamente fisica: se lo hai fatto, se lo fai di abitudine, sai di cosa sto parlando. Nella scrittura non c’è in gioco solo una manciata di neuroni e la smaterializzazione di un codice (tale è pur sempre la lingua) che prende forma sopra un foglio digitale.

Vorresti scrivere ma non riesci a scrivere? Parti lancia in resta e poi ti pianti? Passi dalle stelle dell’esaltazione ai crepacci più inferi della demotivazione e da questi non riesci più a tirarti fuori? Prima di pensare al qualcosa che non va nella tua testa – e di cercare conforto in un’altra testa, per giunta artificiale – considera il lato più pratico, materiale, fisico, corporeo della faccenda; perché, depauperato dell’aura che non sempre a ragione gli si assegna, scrivere è in fondo un’attività umana qualsiasi: come cucinare un pasto, accudire un anziano o un bambino, fare la fila alla posta e la spesa al supermercato, pedalare in bicicletta, cucinare una torta, farsi una passeggiata e fare l’amore.

Ugualmente la lettura. Quando leggiamo, non pratichiamo una generica e astratta «sospensione volontaria dell’incredulità». Il nostro corpo partecipa attivamente, e entrare nella testa del personaggio, immaginare che sia lì, che esista e che siano esistite le cose che gli succedono, significa anzitutto entrare nel suo corpo: aderire a un punto di vista (un punto di osservazione, prima che una prospettiva valoriale), e a una determinata posizione nello spazio e rispondere a stimoli sensoriali ben precisi, per quanto evocati solo attraverso le parole.

Crea un narratore e dei personaggi capaci di fare questo a chi legge, e riuscirai a tenere in pagina chi ha deciso di dedicarti del tempo (e sono sempre meno). Ma per farlo devi partire da te, dalla tua fisicità: perché scrivere significa creare immaginazioni attingendo dai propri ricordi – tutto in fondo è autobiografia – e ogni ricordo ci s’imprime nelle carni, prima ancora che nelle meningi (pare che anticamente i possidenti normanni praticassero un rituale quanto mai crudele e deprecabile per forgiare nei primogeniti il senso della proprietà che un giorno avrebbero ereditato: il padre conduceva il figlio settenne ai quattro angoli della tenuta e lì lo picchiava brutalmente, perché il ricordo dei confini di quel che era suo non lo abbandonasse più).

Dichiarazioni d’intenti a parte, cosa s’impara in questo corso?

– A scrivere con il corpo. A creare, cioè, una routine di scrittura (il che non significa per forza scrivere tutti i giorni), che sia funzionale a ogni allievo, alla sua quotidianità, al suo modo di pensare e di stare nella pagina, ai suoi alibi e alle sue idiosincrasie. Dove si trovano le idee? Come vanno sviluppate? Come si comincia un romanzo o un racconto? Occorre per forza scrivere un soggetto? Una scaletta? Appiccicare i post-it con le scene sulle pareti di casa? E se invece cominciassi subito a scrivere? Faccio peccato? E, ancora: quante stesure? Quanto tempo fra l’una e l’altra? Quante revisioni? Come si può editarsi da sé? Questioni per nulla alate, ma che si rivelano decisive, quando ci sei dentro.

– A scrivere il corpo. Ossia partendo dal presupposto che anzitutto questo sono i nostri personaggi: corpi che interagiscono fra di loro e con l’ambiente che li circonda (fisico, culturale, valoriale). Il che non significa che a Luca bisogna far sudare i palmi anziché dire «era nervoso» – lo show don’t tell da manuale di cui l’intelligenza artificiale non a caso è diventata maestra. Significa essere consapevoli che a influenzare questa relazione e la sua natura corporale nel senso di creaturale intervengono numerose circostanze: gli stereotipi sulla mascolinità e la femminilità; la malattia e la morte; la maternità e la paternità; il desiderio e il piacere sessuale; il senso del mistico…

I primi sei incontri saranno composti di una parte di lezione frontale seguita da un breve esercizio di scrittura. Gli ultimi due saranno dedicati alla discussione dei testi scritti dai partecipanti, preventivamente editati dalla docente (nel caso di una classe numerosa, potranno essere aggiunti uno o due incontri in coda). L’editing non è né imposizione né tanto meno correzione, ma un’esperienza concreta di lavoro sulla propria scrittura; e se molto si può imparare dalla discussione sul proprio testo, non meno si apprende ascoltando e intervenendo durante la discussione dei testi altrui.

– desidera impostare una routine di scrittura che funzioni davvero;
– si trova in un momento di crisi, stallo o insoddisfazione.
– vuole irrobustire la propria capacità di immaginare;
– non ultimo, vuole costruire personaggi che funzionano; perché, posto che il romanzo è un’attività intensamente umana («Possiamo odiare l’umanità» diceva E.M. Forster, «ma se la esorcizziamo o anche semplicemente la purifichiamo, subito il romanzo avvizzisce, e non ci rimane che un mazzetto di parole»), fallire nella costruzione dei personaggi significa fallire nella costruzione dell’intero testo.

(E la benedetta intelligenza artificiale? Non è la summa di ogni male, sia chiaro, ma non è neppure uno strumento inerte come una penna biro. Anche i suoi sostenitori più accesi concordano, mi pare, sul fatto che, per scrivere bene con un un’intelligenza artificiale, occorra innanzitutto saper scrivere bene, ossia aver già sviluppato una tecnica e la consapevolezza della propria voce. Adoperarla mentre siamo in formazione significa farci formare da lei, e può non rivelarsi una grande idea.)

1. Il corpo dello scrittore, il corpo della scrittrice (giovedì 4 febbraio 2027).
Ogni volta che scriviamo, noi diamo vita a un corpo. Comprendere qual è il nostro io fisico sulla pagina è di aiuto sia per acquisire maturità nella voce, sia, e più concretamente, per dare vita a personaggi tridimensionali e credibili (anche il narratore, ricordiamolo, è un corpo; e la debolezza di certi narratori esterni – ma anche, e per paradosso, di certi narratori in prima persona – deriva spesso da una loro imperfetta immaginazione, cosa che li riduce a voci disincarnate).
In questa prima lezione ci addentreremo anche nella routine e nella ritualità della scrittura, quell’insieme di pratiche e posture mentali che ci aiutano a compiere il nostro ingresso nel «cerchio magico» del racconto disinnescando blocchi e autosabotaggi. Dall’idea alla prima riga posata sul foglio, passando per soggetto, scaletta e altri aggeggi per la pianificazione: il quanto-cosa-come-dove servono (e non è detto che servano sempre).

2. Il corpo che si vede perché agisce (giovedì 11 febbraio 2027).
Quel che un autore non mostra il lettore non può vederlo. Quando la carenza di informazioni riguarda i nostri personaggi, si rischia l’opacità o peggio la genericità. Ma mostrare un personaggio significa tracciarne un identikit? In questa lezione ci rivolgeremo alle arti figurative e performative – oltre che agli immancabili testi – per sperimentare i diversi modi in cui i personaggi-corpi possono occupare e movimentare la scena, entrando in relazione con gli altri personaggi e con lo spazio in cui si collocano.

3. Corpo maschile e corpo femminile (giovedì 18 febbraio 2027).
La fisicità non è data solo dall’essere, ma anche dal sentirsi rispetto a un’idea di mondo percepita come culturalmente e socialmente dominante. Questo, va da sé, ha molto a che fare con l’essere maschi e l’essere femmine (o con la decisione di respingere questa polarizzazione), dunque anche con i nostri personaggi. Parleremo di corpo maschile e corpo femminile seguendo tre direttrici: 1. Il corpo come biologia e idea 2. Il corpo vestito 3. Il corpo nudo e il corpo spogliato. Lo faremo commentando testi sia classici che contemporanei ma anche dipinti, sculture, abiti e oggetti.

4. Corpo malato e corpo morto (giovedì 25 febbraio 2027)

Alla fine del primo libro dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, un evento inaspettato turba fede e coscienza dei monaci del monastero: il corpo dello starec Zosima, a poche ore dal trapasso e a dispetto della sua santità, «fete», cioè puzza. La fisicità della morte e della malattia sono aspetti a volte difficili da introdurre in narrazione e spesso si limitano alla sola dimensione visiva. Altro aspetto tralasciato è la sostanziale incomunicabilità delle due condizioni: si soffre e si guarda soffrire, si muore e si guarda morire. Sono momenti che producono la più grande distanza possibile fra i personaggi. Al solito faremo riferimento ai testi ma anche alle opere d’arte, dai compianti scultorei alla performing art più estrema.

5. Il corpo che dà e riceve piacere (giovedì 4 marzo 2027)

In scrittura il sesso è una questione spinosa: non tanto per pruderie o dilemmi morali, quanto perché è facilissimo incappare in passi falsi; tant’è che dal 1993 esiste un premio per le peggiori scene di sesso (il «Bad Sex in Fiction Award», indetto dalla inglese «Literary Review»), mentre altrettanto non possiamo dire delle descrizioni paesaggistiche o dei dialoghi (e pure se ne leggono di tremendi). Molto succintamente, una scena di sesso è maldestra quando fa cattivo uso dei meccanismi retorici che la sostengono. Ne prenderemo in esame alcuni: letteralità, metafora, sineddoche, reticenza. Commenteremo diversi testi e analizzeremo i punti di tangenza fra piacere sessuale ed estasi mistica, perché il lessico e le rappresentazioni sono sorprendentemente simili.

6. Anatomia della mia scrittura (giovedì 11 marzo 2027)

La mia scrittura è mani, occhi, voce/orecchio, passo, spina dorsale. La mia scrittura è cromosomi: la mappa degli autori nel cui corpo io mi riconosco. Ci avete mai fatto caso? Ci sono opere che giudichiamo interessanti per ciò che ci dicono (la storia, il tema), ma che troviamo respingenti per il modo in cui lo dicono (la voce, lo stile). Proviamo dunque a comporre una cartografia dei luoghi-corpi degli autori che amiamo e di quelli, altrettanto validi, che respingiamo perché sentiamo dissonanti. Cosa dicono di noi le nostre passioni e (ancora di più) le nostre idiosincrasie? In questa ultima lezione frontale verrà inoltre dedicato ampio spazio alle domande dei partecipanti.

7. Laboratorio (giovedì 1° aprile 2027)

Editing, commento e discussione in aula dei racconti scritti dai partecipanti (max 8000 battute).

8. Laboratorio (giovedì 8 aprile 2027)

Editing, commento e discussione in aula dei racconti scritti dai partecipanti.

È possibile scrivere a bottegadinarrazione@gmail.com, ed eventualmente chiedere un colloquio con la docente.

Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i seguenti dati: nome completo, indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva.

La quota di iscrizione è:
– fino al 30 novembre 2006, 432 euro più iva (totale 527);
– dal 1° dicembre 2026 al 10 gennaio 2027, 456 euro più iva (totale 556);
– dall’11 gennaio 2027 alla chiusura delle iscrizioni, 480 euro più iva (totale 586).
Al momento dell’iscrizione sarà chiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (totale 122). Il saldo dovrà essere effettuato entro il 4 febbraio 2027. Per la determinazione del prezzo fa dede la data dell’iscrizione, non quella del saldo.
In caso di non effettuazione del corso gli acconti saranno integralmente restituiti. In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto, salvo casi particolari e a discrezione della Bottega di narrazione, non sarà restituito.

Valentina Durante è nata nel 1975 e vive a Montebelluna (TV). È copywriter freelance, principalmente per il mondo del design e dell’architettura. Ha pubblicato tre romanzi: La proibizione (Laurana, 2019), Enne (Voland, 2020) e L’abbandono (La nave di Teseo), oltre a diversi racconti usciti su riviste cartacee e online. È autrice, assieme a Giulio Mozzi, di Immaginare le storie. Atlante visuale per scrittrici e scrittori (Johan & Levi, 2022).