Scrivere nel contemporaneo

Titolo: Scrivere nel contemporaneo.
Docente: Valentina Durante.
Didattica: online, su piattaforma Zoom.
Durata: 6 appuntamenti serali (giovedì, 19-22) da 3 ore ciascuno.
Calendario: dall’8 maggio al 12 giugno 2025.
Quota d’iscrizione: 330 euro più iva (totale 396).

Il corso Scrivere nel contemporaneo si propone di condurre una ricognizione delle forme narrative che si sono imposte nel panorama letterario italiano a partire dalla fine degli anni Settanta e fino ai giorni nostri.

Non si tratta di un corso accademico di storia o di critica della letteratura, ma di una sintetica full immersion pensata per chi scrive – dunque con un orientamento quanto mai concreto e pragmatico – allo scopo di dare una buona occhiata a quel che siamo stati nel nostro passato più recente (e siamo per tanti aspetti anche adesso) e affrontare la nostra scrittura in maniera più consapevole e produttiva.

Come si costruisce un dialogo che non suoni artefatto? Come si descrive un personaggio senza apparire didascalici? Quanto è bene indugiare nei riassunti (le parti diegetiche che in un romanzo raccordano le diverse scene) e come gestire utilmente il montaggio? Cosa significa in un testo narrativo essere coerenti e che rapporto s’instaura fra realtà e realismo, tra fatto e fiction? A queste domande non esistono risposte univoche, perché in scrittura non esistono regole che un qualche autore non abbia in un certo punto del tempo violato, e con successo. Esistono però delle risposte contingenti e storicamente determinate, perché tutti, e a prescindere da eventuali e quanto mai legittime ambizioni di eternità, tutti ci rivolgiamo a lettori che vivono e ci leggono nel presente; e descrivere un personaggio oggi – che so –, bombardati come siamo da sollecitazioni visive di ogni sorta e attraverso ogni canale, non può che richiedere modi e forme diverse da come si descriveva nel 1925 o nel 1825. O meglio: si può, ancora oggi, descrivere come si descriveva nel 1925 o nel 1825, ma l’intenzione e l’effetto saranno completamente diversi.

E questo vale per tutti gli aspetti di un testo narrativo.

Nel corso “Scrivere nel contemporaneo” vedremo come maneggiare in modo critico il presente per capire cosa eventualmente è “moda” (e perché), ma anche per fare un uso più efficace del passato.

Lezioni 1 e 2

Anni Ottanta
“Come direbbe Liala, ti amo disperatamente” (Umberto Eco, Postille al Nome della rosa, 1983)

Il decennio del «bestseller all’italiana» e della nascita di un pubblico midcult. Se oggi abbiamo l’impressione – e non a torto – di poter teoricamente scrivere di tutto e in qualsiasi modo ci venga in mente, lo dobbiamo alla visione postmoderna che si impone proprio in quel periodo. Cos’è rimasto, alla fine, di quegli anni Ottanta? Quali eredità ancora ci nutrono e allo stesso tempo e per certi versi ci limitano?

Testi con cui lavoreremo:

  • Andrea De Carlo, Treno di panna (1980): come esempio di minimalismo, ma anche di prosa visiva e oggettiva (non a caso venne lanciato in gran pompa da Italo Calvino).
  • Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini (1980): opera fondativa della «narrativa giovane» e – tautologicamente – del «tondellismo».
  • Daniele Del Giudice, Lo stadio di Wimbledon (1983): dove la non fiction viene affrontata in chiave metaletteraria: il narratore indaga sulla vita di Roberto (Bobi) Bazlen ma anche sul proprio rapporto con la scrittura.
  • Gianni Celati, Narratori delle pianure (1984): per il recupero delle forme di narrazione orale e premoderne (la novella).
  • Sebastiano Vassalli, L’oro del mondo (1987): come esempio di commistione di romanzo picaresco e uno dei primi tentativi di autofiction.
  • Marco Lodoli, Grande raccordo (1989): dove il genere fantastico viene esplorato nella sua dimensione lirica e intimista.

Incursione straniera:

  • Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981)

Lezione 3

Anni Novanta
«Ho ammazzato i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo, Pure and Vegetal» (Aldo Nove, Woobinda e altre storie senza lieto fine, 1996)

Narratori nichilisti e anticonformisti. Critica al consumismo e abbondante uso di marchi e merci nei testi narrativi (e non solo). Montaggio al cardiopalma e stile dal ritmo serrato, sostenuto. Contaminazione fra alto e basso, letterario e pop, aulico e kitsch (quando non è lo stesso aulico a essere kitsch). Ibridazioni linguistiche, oralità adoperata con funzione espressiva ancora prima che mimetica. Velocità, velocità, velocità.

Sono temi e tecniche la cui fortuna è dovuta agli autori cosiddetti “Cannibali” e “Pulp”, che certo non esauriscono il panorama letterario del periodo, ma che diventeranno paradigmatici, tanto che la loro eredità rimane viva e attiva tutt’ora. Conoscerli ci permette di dare una giusta collocazione a ciò che oggi consideriamo “di nicchia”, “sperimentale”, “disturbante” o “estremo”.

Testi con cui lavoreremo:

  • Silvia Ballestra, La guerra degli Antò (1992): per l’uso pirotecnico della lingua, un intreccio gergale di punk e dialetto (talvolta di sua invenzione, peraltro).
  • Niccolò Ammaniti, Branchie (1994): un caso emblematico di stile veloce, aggressivo e surrealista tipico della narrativa cannibale.
  • Giulio Mozzi, La felicità terrena (1996): esempio di «narratore giovane» controcorrente per la sua prosa dal passo lento e meticoloso e dai toni elegiaci.
  • Michele Mari, Tu, sanguinosa infanzia (1997): esempio di postmodernismo italiano per il modo tipicamente «à la Mari» di esplorare la relazione fra memoria e identità.
  • Eraldo Affinati, Campo di sangue (1997): intersezione fra memoir e diario di viaggio che trasforma in narrazione «un’ossessione conoscitiva».

Incursione straniera:

  • Bret Easton Ellis, American Psycho (1981)

Lezione 4

Anni Zero
«Io so e ho le prove» (Roberto Saviano, Gomorra, 2007)

«Che cos’è reale?». Ma anche: «Che cos’è letterario?»

Sono domande che nel nuovo millennio gli autori cominciano a porsi con maggiore insistenza, e con loro anche i lettori più attenti. Le origini dell’ibridazione tra fiction e non fiction che oggi dilaga in quasi tutti i generi trova le sue origini proprio qui, nel millennio che si apre con le Twin Towers che si sbriciolano in diretta davanti a milioni di telespettatori, e attraverso la fortuna di testi che mescolano narrazione e reportage, fiction e saggistica, autobiografia e indagine.

Testi con cui lavoreremo:

  • Giuseppe Pontiggia, Nati due volte (2000): come esempio di «narrativa del trauma» che riesce a tenersi sempre ben distante dal patetico.
  • Antonio Franchini, L’abusivo (2001): per la tecnica di montaggio alla Sciascia (definita da Franchini «del muro a secco»)
  • Laura Pugno, Sirene (2007): uno degli esiti più interessanti e longevi di romanzesco antirealistico che attinge all’immaginario pop.
  • Giorgio Vasta, Il tempo materiale (2008): come esempio di romanzo storico «sul terrorismo» (uno dei «piatti forti» del periodo) dove, attraverso il lavoro di invenzione sulla lingua, la trasfigurazione letteraria travalica il valore testimoniale.
  • Giorgio Falco, L’ubicazione del bene (2009): caso esemplare di realismo contemporaneo che trasforma «la rappresentazione seria del quotidiano» (celebre definizione di realismo data da Auerbach) in una refertazione del banale capace di riprodurne anche il tono dimesso.

Incursione straniera:

  • Emmanuel Carrère, L’avversario (2000)

Lezione 5

Anni Dieci
«Da quando hai visto quella foto, ti incanti a guardarli» (Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, 2017)

È il decennio/quindicennio della stabilizzazione delle forme in tipologie ormai stabili, trainate da alcune tendenze altrettanto sedimentate:

– il ricorso alla prima persona con la funzione di autenticare il passato in presa diretta: «io ho visto», ma soprattutto «io ho vissuto» (e, nella narrativa cosiddetta «del trauma», «io ho patito»);

– l’ibridismo di narrazione e non fiction: saggistica, giornalismo, reportage, diario di viaggio ecc.

– la riscoperta dell’impegno in chiave anche moralistica, con priorità del contenuto sulla forma;

– l’adozione di una lingua piana e semplice (spesso definita «da editor» o «da traduzione»), o, al contrario, di uno stile «local» variamente screziato dal ricorso all’oralità e al dialetto;

– la trasformazione dell’autore in personaggio sia dentro che fuori dall’opera (social, booktour, festival ecc.)

Testi con cui lavoreremo:

  • Paolo Sortino, Elisabeth (2011): come esempio di trasfigurazione della cronaca in chiave mitica e allegorica.
  • Valerio Magrelli, Geologia di un padre (2013): per la struttura a frammenti e l’uso di inserti non testuali (i disegni architettonici del padre) in un genere – il memoir incentrato sulla figura di un genitore – che incontrerà larga fortuna nel decennio successivo.
  • Vitaliano Trevisan, Works (2016): come incrocio fra autofinzione e picaresco in un’opera testamentaria della quale si può dire già ora, e con scarsissimo dubbio: è destinata a restare.
  • Helena Janeczek, La ragazza con la Leica (2017): come esempio di non fiction che pone al centro l’uso dell’immagine.

Incursione straniera:

  • Annie Ernaux, Gli anni (2008)

Lezione 6

Discussione a partire dalle domande dei partecipanti raccolte nel gruppo di discussione.

_ giovedì 8 maggio 2025
_ giovedì 15 maggio 2025
_ giovedì 22 maggio 2025
_ giovedì 29 maggio 2025
_ giovedì 5 giugno 2025
_ giovedì 12 giugno 2025

Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i seguenti dati: nome completo, indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva.

La quota di iscrizione è di 330 euro più iva (totale 396).

Al momento dell’iscrizione sarà chiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (totale 122). Il saldo dovrà essere effettuato entro l’8 maggio 2025.

In caso di non effettuazione del corso gli acconti saranno integralmente restituiti. In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto, salvo casi particolari e a discrezione della Bottega di narrazione, non sarà restituito.

Valentina Durante è nata nel 1975 e vive a Montebelluna (TV). È copywriter freelance, principalmente per il mondo del design e dell’architettura. Ha pubblicato tre romanzi: La proibizione (Laurana, 2019), Enne (Voland, 2020) e L’abbandono (La nave di Teseo), oltre a diversi racconti usciti su riviste cartacee e online. È autrice, assieme a Giulio Mozzi, di Immaginare le storie – Atlante visuale per scrittrici e scrittori (Johan & Levi, 2022).