«Lo scrittore è rispettabile. È alto. Ha un portamento maestoso. Porta una giacca semplice, ma di sartoria. Ha attorno alle gambe dei jeans, ma di una marca che solo le persone veramente chic conoscono. Sotto la giacca, una t-shirt di un bianco che abbaglia. Non di cotone. Non di lino. Non di seta. Di canapa. Ai piedi, due scarpacce da pochi soldi e sfondate a forza di portarle. La comodità. La scelta di un uomo libero. Libero di esibire la propria libertà. Lo scrittore guarda gli allievi. Sono dieci, cinque giovani uomini e cinque giovani donne. L’aula è piccola. La finestra è grande. Fuori dalla finestra, un cielo grigio incombe».
L’imitazione (della salsiccia, e in generale)