Dieci domande serie sui corsi di scrittura e narrazione, 1 e 2

29 commenti

di giuliomozzi

La primavera è tempo di progetti. Alla Bottega di narrazione stiamo cercando di immmaginare che cosa potremmo fare nel prossimo anno (scolastico), o nei prossimi anni. Quella che ci manca, è una seria “indagine di mercato”. E’ possibile – anzi probabile – che tra ciò che piacerebbe fare a noi, tra ciò che immaginiamo possa interessare a un ipotetico pubblico, e ciò che al pubblico reale effettivamente interessa, ci sia qualche differenza. Per questa ragione proviamo a proporre delle domande. Sono una decina. Ecco le prime. Grazie a chi risponderà.

1. Hai mai frequentato un corso di scrittura e narrazione? Se sì, puoi dirci che cosa ti è sembrato più interessante e utile, e cosa ti è sembrato meno interessante e utile, tra i contenuti del corso?

2. Se hai talvolta desiderato frequentare un corso di scrittura e narrazione, ma non l’hai mai fatto perché le proposte esistenti non ti convincevano, puoi dirci che cosa non ti convinceva?

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  1. Ho frequentato 2 corsi di scrittura. Il primo più generale, che mi è comunque servito come base e approccio alle regole della scrittura, il secondo decisamente più completo e strutturato. E’ durato un paio di anni, suddiviso in vari livelli, così da poter essere considerato una scuola di scrittura. Ne ho un giudizio assolutamente positivo,avendolo trovato molto interessante e utile. Credo che la capacità dell’insegnante sia comunque fondamentale nel fare la differenza tra un corso e l’altro. Io ho apprezzato tutto, a livello di impostazione, contenuti e suggerimenti.

  2. Ciao, ho iniziato un corso di scrittura a metà aprile e prevede dieci lezioni. Per ora ho trovato tutto molto interessante perché il docente è molto bravo e preparato. Sicuramente la lettura dei nostri brani è il momento più istruttivo e di gran confronto. Abbiamo anche iniziato a scambiarci libri e ieri sera, neanche a farlo apposta, mi ha prestato proprio un testo tuo e abbiamo iniziato a parlare di Mozzi…
    Avrei voluto frequentare i tuoi corsi e non l’ho mai fatto per l’impegno economico e per la mancanza di tempo, oltreché per la distanza. Chissà un giorno…
    Simonetta

  3. Ho solo “studiato” tutti i numeri di Scrivere della Fabbri. Non ho mai seguito un corso di scrittura perché sono pigra e non potrei piegarmi ad orari di frequenza fissi e di solito non ho voglia di fare i compiti quando gli altri me lo dicono. Credo nell’ispirazione del momento, ma mi redo perfettamente conto che un corso di dà disciplina e tecniche.
    That’s all folks.

  4. 1. No (cioè mai frequentato un di cui sopra)
    2. No (cioè desiderato, non fatto… in verità, non posso dire ciò che non mi convinceva)

  5. Ho frequentato un solo corso di scrittura creativa ed è stata un’esperienza positiva. Ho apprezzato lo spazio dedicato alla discussione degli elaborati di ciascun partecipante perché ha dimostrato come, a parità di traccia, vari e molto diversi tra loro potevano essere i modi di svilupparla. Il confronto diretto, rendendo evidenti pregi e difetti di ciascuno scritto, ha fornito suggerimenti concreti e immediati. L’unico aspetto che mi ha convinta di meno, è stato l’eccessivo dilungarsi della parte teorica. Concepisco un corso di scrittura narrativa come una palestra nella quale esercitarsi e mettere a frutto pochi, fondamentali insegnamenti.

  6. 1) No
    2) No, ma mi sarebbe piaciuto farlo per esaltare e giustificare il mio senso critico rispetto a quelle pagine che
    non mi danno nessuna particolare emozione quando lo stile porta le tracce del tono falso delle scuole di creative writing. E oggi di pagine di questo tipo in giro ce ne sono tantissime. La letteratura, come la nostra civiltà, soccombe sotto i residui linguistici di frasi fatte e slogan che riducono la comunicazione e trasformano i testi in opere già lette. Nessun poeta ma scrittori trattenuti nei loro “modi di dire” perché a loro il linguaggio non dice, a loro il linguaggio serve.
    Se non ho partecipato l’ho fatto solo per problemi di tempo e di logistica (non potevo partecipare con chi apprezzavo vista la lontananza).

  7. Sto seguendo un laboratorio di scrittura organizzato a Formia da Rossella Tempesta con la collaborazione di altri tre docenti, Emanuele Tirelli, Manuela Salvi e Carmina Trillino. Strutturato in quarantacinque ore di lezione, il corso mi è subito molto piaciuto per la varietà dei punti di vista. Parti teoriche e parti più pratiche sono state ben correlate, e ci hanno dato modo di cominciare a capire come impostare la sinossi di un romanzo, o come sviluppare un racconto a partire da spunti solo apparentemente semplici. Una delle cose che più mi ha colpita è il fatto che adesso quando leggo (e io leggo molto) mi soffermo su alcuni aspetti con uno sguardo un po’ più tecnico di prima, voglio dire che mi rendo conto che forse alcune cose non sono poste a un certo punto del romanzo per puro caso. Il corso è quasi terminato ma sento che è solo l’inizio di un percorso difficile ma anche stimolante.

  8. Ho frequentato il corso di Cinzia Tani e la cosa più importante è che ho avuto delle conferme sul percorso che stavo portando avanti da solo.

  9. Ieri ho postato la mia risposta alla domanda di Giulio. Ma riflettendo ho tralasciato una considerazione che vorrei aggiungere ora. Il corso è stato uno strumento utilissimo anche per le mie letture. Mi ha dato infatti gli strumenti per poter leggere in maniera diversa, permettendomi di fare un’analisi del testo più appropriata.

  10. giornata). Uno con Antonella Cilento e uno con Laura Bosio.
    Premetto che sono stati entrambi interessanti. Nel primo caso lo scopo era “sollecitare l’immaginazione“ così da sciogliere eventuali blocchi davanti alla pagina bianca. Purtroppo io ho il problema contrario: mi sembra che ogni cosa possa diventare parte integrante di un racconto. Quindi avrei fatto bene a non andare. A parte questo ho apprezzato il momento “pratico“, anche se è pure quello che ho detestato di più. Odio leggere in pubblico. Detesto eventuali complimenti diretti. Mentre gestisco meglio le critiche costruttive, anche se nel caso specifico sono state pochissime. Ma comprendo che quando si parla di una sola mezza giornata, alla fine, un docente non possa stroncare un lavoro. Forse apprezzerei più sincerità. I commenti peraltro erano rivolti solo all’idea di base: come se ogni raccontino fatto dai partecipanti potesse avere il potenziale di un romanzo. Sono certa che a molti colleghi sempre in cerca di un’idea sarà stato molto apprezzato. Con Laura Bosio invece ho gradito anzitutto il fatto che non abbiamo perso tempo a redigere un racconto sul posto, bensì ne abbiamo inviato uno prima dell’incontro. Questo ha fatto risparmiare tempo. Ed è stata lei a leggere degli stralci dei nostri racconti (così ho scansato l’imbarazzo). Meglio sarebbe stato se non avesse cercato di individuare che li avesse scritti. In questo modo avrebbe potuto stroncare i testi senza personalizzare la critica o il complimento. Sarebbe stato perfetto. Ma soprattutto ho apprezzato i dettagli della critica riservata a tutti i pezzi da lei scelti. Non bello o brutto o interessante. Ma: questo aggettivo è ridondante, basta uno dei due. Questo periodo è troppo lungo. Al posto di “quindi“ che è poco narrativo è meglio preferire il “poi“. E via dicendo.
    In entrambi i casi, invece, ho trovato poco se non per niente interessante, le mille citazioni di altrettanti libri a supporto di una teoria già ben spiegata. Se l’ho letto, magari mi va bene… sempre che io mi ricorda il dettaglio utile al caso. Mentre se non l’ho letto (in pratica quasi tutti quelli citati) resto con il pensiero in sospeso. È come non capire una barzelletta. E di fare quella colta che sembra aver afferrato il concetto a me non va. Questo è il più grande difetto che per me un insegnante può avere. Non dico che non si debbano fare citazioni o consigliare libri (che tra l’altro ne hanno consigliati così tanti che nemmeno fra dieci anni riuscirei a finire di leggerli tutti) se davvero è necessario farlo e capisco che in certi casi vada fatto per rendere omaggio all’autore sfruttato in quel momento. Ma credo che serva più che all’alunno, piuttosto al docente stesso per sembrare colto e sapiente. Io voglio imparare a migliorare la mia scrittura, non voglio diventare né una libraia né una bibliotecaria.

    2. Anzitutto detesto l’ipocrisia di base che molte scuole di scrittura sbandierano quasi fosse il loro punto d’orgoglio: “Non si scrive per diventare autori, ma per il piacere di scrivere: noi facciamo un percorso insieme che quasi mai sfocerà in un’opera letteraria, perché non è questo che conta, non è questo il nostro obiettivo“. Ma davvero ci sono persone disposte a spendere soldi per una scuola di scrittura creativa solo per il proprio gusto personale? Secondo me ogni iscritto – sotto sotto e al di là di quello che afferma – è uno che desidera un giorno riuscire a pubblicare un libro.
    Per questo motivo da un paio d’anni sto seguendo il progetto della Bottega di narrazione. È l’unica- per quello che ne so – che ha lo scopo di portarti alla fine ad avere un romanzo tra le mani e che crea in seguito persino la possibilità di presentare il tuo lavoro a dei potenziali editori: pretendere di più sarebbe impossibile. Anche se… “purtroppo e fortunatamente“ non è accessibile a tutti. Io ci proverò lo stesso.

    PS: il link inviato con la news-letter non funziona. Per arrivare all’articolo ho digitato in google “bottega di narrazione“.

  11. Ho cominciato a frequentare 3 anni fa a Treviso. Prima la scrittura era un mio segreto disordinato. La scuola mi ha aiutata a mettermi allo scoperto e a confrontarmi, inoltre mi ha dato alcuni elementi tecnici che da sola avrei messo un bel po’ ad acquisire. La scuola mi ha fatto vedere la pista, le direzioni, i meccanismi per decollare e atterrare. Prima mi sentivo una nuvola. Ora mi sento un aereo. Ho imparato quanto la scrittura sia un impegno e un lavoro. Il più bel lavoro che conosca.
    p. s. – mi piacerebbe un corso alternato a critica letteraria e discussione su autori, soprattutto classici, e un corso sul romanzo.

  12. Ops, mi scuso. Questo è l’inizio del mio commento: “1. Ni. Ho frequentato un paio di workshop (due seminari di mezza giornata). Uno con Antonella Cilento e uno con Laura Bosio.”

  13. Ho frequentato il corso della Holden ai suoi inizi, credo fosse il secondo o terzo anno. Oltre a Baricco, insegnanti erano Dario Voltolini e un altro di cui non ricordo il nome(lavorava alla Einaudi). La loro preparazione era notevole, e le lezioni illuminanti. Si rimaneva quasi sempre però a livello teorico, forse non c’era ancora sufficiente esperienza del lavoro artigianale. O forse gli iscritti erano troppo numerosi. Ho frequentato a Bolzano un corso delle “Scimmie”, centro diretto da Accardo. Vi insegnava Antonella Cilento(si chiama così? Tiene corsi di scrittura a Napoli), e le sue lezioni erano divertenti. Non le ho trovate però sufficientemente pratiche. Lì ho conosciuto Giulio Mozzi, che ci ha fatto subito andare nei supermercati a far parlare le merci esposte. Quando ho visto che insegnava alla Bottega ho pensato che forse era proprio ciò che cercavo. Imparare il lavoro, da artigiano.

  14. 2. No, mai frequentati per l’impegno ecomomico, aspetto un nuovo seminario. Leggere molto -e scrivere molto- è imprescindibile, ma confrontarsi con chi è nel settore dev’essere stimolante.

  15. Posso aggiungere ancora una cosa? Esistono molti libri su “come scrivere un bestseller”. Ne ho letti diversi (probabilmente anche troppi) e nemmeno uno mi ha dato davvero qualcosa di interessante. Mentre ho imparato diverse cose leggendo interviste a degli scrittori… in certe risposte – anche a domande stupide o apparentemente insignificanti per un pubblico di lettori – ho trovato spesso piccoli “trucchi” interessanti. Come – per fare un esempio – pensare a 6 soluzioni narrative e poi scegliere sempre la settima. Ma il libro più interessante che io abbia mai letto su questo tema e che mi è stato già molto utile è scritto da due editor americani che spiegano “come NON si scrive un bestseller”, ovvero elencano gli errori tipici che loro incontrano leggendo gli inediti. Errori che li spingono subito a cestinare il manoscritto. Questo è uno dei contenuti fondamentali che mi piacerebbe proponessero i corsi di scrittura.

  16. Mai frequentato un corso di narrazione. Credo possano essere utili solo per chi vuole appassionarsi alla scrittura in maniera eterea, vaga, non da persona che aspira a pubblicare qualcosa. Per narrare allo scopo di comunicare, ciò che conta è quello che hai dentro. E’ un qualcosa di innato che non si può apprendere. Diciamo come quelli che frequentano il liceo artistico…impari le tecniche ma chi sa disegnare bene sa farlo anche senza aver fatto l’artistico. Io disegno benissimo, non so perchè sono capace di farlo, e non ho fatto nessuna scuola di disegno (i miei dicevano che con l’artistico non si trova lavoro…) Oppure come quando fai le foto. Tutti sanno scattare ma le belle foto sono molte meno delle persone che sanno far funzionare un apparecchio fotografico.
    Comunque può anche darsi che un giorno mi iscriverò ad un corso di narrazione, in fin dei conti penso sia interessante. Io ho scritto 4 libri, chissà che almeno uno sia decente 🙂

  17. 1 – No
    2- La docenza e la vicinanza. Un corso lo misuro esclusivamente sulla qualità del docente. La vicinanza è importante perche o è sotto casa oppure devo prendermi permessi dal lavoro.

  18. 1 – No, mai frequentato.
    2 – A non convincermi, più che il programma o le presunte capacità dell’insegnante, sono sempre state due cose: 1) Il fatto di dovermi spostare fisicamente, ossia di sostenere dei costi ed impegnare del tempo per trasferimento e, magari, pernottamento. Accetto di buon grado di impegnare tempo e denari, tutti quelli che servono, per il corso, ma non di impegnarne altrettanti, se non di più, per le faccende logistiche. 2) Il fatto di trovarmi all’interno di una classe, magari numerosa: non si confà al mio stile di apprendimento. Ogni volta che ho partecipato a un corso che non consistesse in lezioni individuali me ne sono andata con l’impressione di aver socializzato molto e di aver appreso poco. Questa la pars destruens. La pars construens: docenze on line (oggi con i webinar è cosa per nulla brigosa) con una qualche forma di contatto diretto, a uno a uno, con l’insegnante.

  19. Ho frequentato e frequento. Ho iniziato con Raul Montanari, al quale sarò sempre grata. Duro lavoro, tante letture, lezioni piene di interesse e sua presenza costante sui nostri scritti. Partire dalla A e arrivare al corso D, per poi ripeterlo per crisi da astinenza.
    Ora sto seguendo un percorso totalmente diverso, meno didattico ma più rivolto a scoprire cosa sono in grado di scrivere, con Ivano Porpora. Che ci regala pezzetti di lui.
    E’ grazie a loro che guardandomi allo specchio riconosco l’importanza che ha per me la scrittura.
    Non so a cosa porterà tutto ciò ma so che, nel decidermi, grazie a loro, a dedicare almeno un’ora al giorno alla mia scrittura, mi sono creata una vita nuova che apre nuove prospettive e approfondimenti. I corsi sono strade, percorsi. Poi noi possiamo uscire, parcheggiare, concederci percorsi alternativi, ma grazie ai corsi sappiamo cosa stiamo facendo.

  20. Ho frequentato 3 corsi di scrittura di 5 lezioni da 7 ore. I primi due base ovvero dall’incipit al finale passando per la scrittura di un racconto in 4 cartelle l’ultimo sullo stile (Carver, Flaubert, Foster Wallace e Gadda). E chiaro che il corso è vincente in relazione alle capacità del l’insegnante e al carisma. Ma sicuramente ho apprezzato il giusto mix che mette tra la parte “nozionistica” e quella interattiva con la scrittura di un compito in venti minuti in aula o la correzione impietosa dei compiti dati a casa.

  21. Giancarlo mi dispiace ma non sono d’accordo. È chiaro che l’immaginario (ciò che uno ha dentro) è fondamentale ma lo è altrettanto la capacità di veicolarlo agli altri. Come riesci a costruire il ponte che porta la tua idea a chi la legge. E serve tecnica. Come nella pittura dove potrai essere il re dei disegnatori ma se non hai la conoscenza dell’anatomia, delle tecniche (spatola, pennello, acquarello), dei colori e delle interazioni fra esse, sarai sempre un disegnatore dilettante. Di Van Gogh nella storia ce n’è stato solo uno. Permettemi poi ma tutti i più grandi insegnanti dicono che l’ispirazione e la più grande creatrice di testi orrendi! Si scrive dopo aver sedimentato e per abitudine.

  22. 1) ho frequentato più corsi di scrittura e narrazione. Ho trovato molto utile e interessante il fatto che, in uno di questi corsi, ogni lezione venisse fatta da uno scrittore affermato e che con molta umiltà ci spiegasse il suo metodo di lavoro, ci dicesse quelli che per lui/lei erano utili consigli (anche se magari, poi, non andavano bene a tutti i presenti), ci raccontasse la sua storia personale di come era arrivato a scrivere e a pubblicare. Inoltre, ogni scrittore portava qualcuno dei suoi libri e ci raccontava come era nato e come era stato scritto.
    In uno di questi corsi mi era parso interessante che, a casa, ogni volta, se volevamo, potevamo scrivere qualcosa, mi pare di ricordare massimo una cartella o due. Poi si consegnava e la conduttrice del corso faceva l’editing e, di volta in volta, qualcuno veniva selezionato per leggere in pubblico il suo scritto. Il corso era di una lezione alla settimana per sei mesi, quindi era una cosa che si poteva fare.
    Purtroppo, presumo per la troppa mole di lavoro che aveva la conduttrice, spesso non riusciva a fare l’editing pure veniva fatto in modo – a mio parere – un po’ frettoloso e banale (cambiare un aggettivo….).
    Ho trovato interessantissimo, per me determinante, l’oramai famoso seminario che è stato tenuto, anni ed anni fa, con Giulio Mozzi a Badia Calavena (Verona), ma non so come possa essere classificato, non credo come corso di scrittura e narrazione.
    Trovo utile sperimentarsi sul campo, in poche parole che un certo tempo venga dedicato alla scrittura. Per me sono sorte sorprese incredibili, del tipo : “Ma non vedi che manca del tutto l’ambientazione?” (ops).

  23. 1) Ho frequentato i seminari di Carola Susani e Giulio Mozzi. La lettura guidata, analitica, è la cosa più utile per ragionare sui vari aspetti della narrazione: personaggio, punto di vista ecc. È interessante vedere come diversi autori hanno affrontato i diversi aspetti. Sono utili gli esercizi se corretti. È utile la scrittura di un proprio testo se lo si rivede punto per punto con l’insegnante e i corsisti. Di questi corsi nulla è stato meno interessante, è in generale poco utile la teoria della narrativa senza pratica sul testo.

    2) A volte mi interessava l’argomento di un corso, ma non mi convinceva l’insegnate.

  24. 1. Sì. Utilissime le osservazioni sui miei scritti. Meno utile (ma non per difetto del corso in sé) la trattazione basilare di punto di vista, narratore ecc.
    2. Alcuni corsi mi sono sembrati troppo teorici, altri poco pratici per quanto riguarda gli orari, altri troppo costosi per me in quel momento.

  25. Test test (non riesco a scrivere le risposte alle altre domande nelle relative pagine, wp mi blocca e la mail di libero non va…)

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