“Quanto è labile il confine tra ciò che è considerato bene e ciò che non lo è”

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[Questa segnalazione di Claudia Grende è apparsa ieri, 4 giugno 2015, in Papero].

Masnago, il romanzo d’esordio di Giovanni Fiorina, non è soltanto un romanzo sul basket.

È il 1999 e i Roosters Varese stanno vincendo il decimo scudetto, ma Andrea Lanciano, giocatore di talento, è alle prese con la sua vita. Il padre, piccolo imprenditore in ambito idraulico, a causa di un’emorragia cerebrale lascia Andrea e l’azienda di famiglia con un grosso debito. Si tratta del pagamento di una somma considerevole per l’acquisto di una palazzina, da dare al losco Dicuonzo, intenzionato a ottenere i soldi con la forza e le minacce. E come durante una partita talvolta è necessario inventarsi una vittoria ai limiti della correttezza, così per Andrea si apre una via verso la Svizzera, fatta di traffici illeciti, di soldi facili e di un’illegalità che pare inevitabile.

Nella vita di Andrea ci sono l’amore di Elena e l’amicizia di Luca e della Ale; c’è la consapevolezza sempre più chiara della complessità delle cose, di quanto labile sia il confine tra ciò che è considerato bene e ciò che non lo è. Insomma, c’è la maturità che arriva tutta in una volta, insieme allo scudetto e alla prova più difficile che Andrea abbia mai dovuto affrontare.

C’è infine il basket, come luogo ideale al quale Andrea Lanciano può continuare a guardare per trovare la forza di crescere e di salvare, ad ogni costo, i beni del padre.

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