La Bottega di narrazione in mostra: Serena Uccello

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Il 13 dicembre 2015 si è svolto, a Milano presso la sede della Bottega di narrazione (Spazio Melampo, via Tenca 7) l’incontro degli “apprendisti” con il mondo editoriale.
Non era previsto che l’evento fosse immortalato, ma Francesca Perinelli – a sorpresa – ha registrato non tutto, ma parecchio.
Procediamo quindi a pubblicare le registrazioni delle presentazioni delle opere. La qualità è quella che è.

[Chi fosse interessato a consultare il fascicolo con la scheda e gli estratti di tutte le opere presentate, può prelevarlo cliccando qui].

Si comincia con Serena Uccello e il suo romanzo intitolato L’interferenza. Sotto al video trovate la scheda, con la biografia dell’autrice e il riassunto del romanzo.





Serena Uccello dice di sé: Sono siciliana nel senso che sono nata a Palermo (quarantatré anni fa) e poco altro. Ho lasciato la Sicilia per lavorare senza nostalgia né voglia di tornare. I primi anni solo un po’ di malinconia in primavera. Vivo a Milano dal 2000.
serena uccelloOggi faccio il lavoro che volevo, sono una giornalista. E per quanto questo mestiere negli ultimi anni sia molto cambiato – lo faccio da diciassette anni – resta un ottimo modo per vivere di parole. Poi io sono assai curiosa e appassionata di storie e facce. Quindi amo il mio lavoro.
Lavoro per Il Sole 24 Ore e ho pubblicato tre saggi di attualità, due per Einaudi (L’Isola civile. Le aziende siciliane contro il racket nel 2009, con Nino Amadore; e nel 2014, con Marzia Sabella, Nostro Onore. Una donna magistrato contro la mafia), il terzo, uscito ad ottobre 2015, per Melampo (Generazione Rosarno).
Sono abituata a lavorare sotto pressione, sono esercitata alle scadenze. Con il tempo ho imparato ad afferrare e a mettere a frutto secondi di concentrazione e a scrivere in quasi ogni situazione.
Ho così sperimentato che le storie non si possono raccontare tutte allo stesso modo e che io avrei voluto provare tutti i modi in cui si possono raccontare le storie.

L’interferenza. Argentina è una poliziotta, un vicecommissario, lavora alla squadra mobile di Reggio Calabria e si occupa di intercettazioni. Ascolta parole ma soprattutto silenzi, li interpreta, coglie le connessioni, sviluppa indagini. E’ assegnata al gruppo ricerca latitanti. Così entra nelle case, nelle vite. Spesso nei pensieri, giorno dopo giorno. E poiché persino le sfumature della voce posso essere materia investigativa, nell’ascolto si sviluppa una speciale empatia, quasi una simbiosi. Nel tempo una simbiosi devastante per Argentina.
Trentotto anni, ha anche un compagno, Antonio, un avvocato commercialista conosciuto durante gli anni dell’università. A lungo il loro è stato un amore-non amore. Non un amore, non un’amicizia. Un legame incerto ma tenace. Fino a quando Argentina, dopo aver girato da una città all’altra, non decide di chiedere il trasferimento e di tornare in Calabria. Argentina è nata a Lungro, un paesino al Nord della Calabria, ed è arbërësche per metà, la madre. Lei è la provincia, una famiglia semplice, una educazione semplice. Il padre di Antonio invece è stato presidente del Tribunale di Reggio, un magistrato. Famiglia borghese di avvocati e magistrati. Antonio ha scelto di occuparsi di affari, è infatti specializzato in diritto aziendale, aiuta le imprese a stare in piedi, a guadagnare e ad investire. Antonio è dentro la città, è parte del suo cuore, del suo cuore forse malato. Argentina se ne sta invece al margine, osserva e non vuole compromissione, è cauta. Una piccola distanza che progressivamente diventa una voragine.
Nella vita, anzi nelle indagini prima, quindi nella vita poi, di Argentina entra infatti Nunzia. Quasi coetanee, Nunzia è infatti la figlia di Gregorio boss della Piana di Gioia Tauro. Argentina ha partecipato alle indagini che hanno portato alla cattura di Gregorio e alla fuga di Domenico, fratello di Nunzia. Così per inseguire quest’ultimo Argentina comincia ad “ascoltare” Nunzia. Ne segue i movimenti, ne registra la vita per mesi. Impara a conoscerla. In progressione le domande di Nunzia cominciano ad essere i dubbi di Argentina. Le incertezze dell’una diventano parte dell’altra. Argentina entra in Nunzia, Nunzia entra in Argentina.
Nunzia madre di due figli che dopo l’arresto del padre e la latitanza del fratello è stata risucchiata dagli affari della famiglia, o meglio dalla gestione della famiglia. Un passaggio che però la mette presto in crisi quando si rende conto che rischia di perdere i figli. Non un timore vano, ma concreto. Che fine ha fatto infatti la sorella di Nunzia? E come sfuggire alla violenza, alla capacità di tessere vendetta e orrore di Cetta, la madre di Nunzia? La donna teme per il figlio maschio, Pietro, un bambino di dieci anni ma anche per Miriam, diciotto anni e tante domande. E’ proprio Miriam infatti che con il suo comportamento “puro” mette in crisi la madre.
Più cresce la crisi di Nunzia, più matura l’inquietudine di Argentina. Prima piccoli segnali, poi quasi certezze. Chi è realmente l’uomo che le sta affianco?
Nunzia deve salvare i figli dalla contaminazione nel momento in cui Argentina sente che la contaminazione sta entrando nella sua casa, nella sua vita.
Ma quando la violenza, criminale, permea ogni aspetto del vivere, quale salvezza può esserci? Nunzia è condannata, e a condannarla è stata la madre Cetta. Tanto Argentina che Nunzia così scopriranno di dover fare un gesto definitivo e doloroso per sottrarsi. E lo intuiranno l’una nel volto dell’altra. Nunzia si affida ad Argentina e decide di collaborare con la giustizia ma la forza distruttiva della sua famiglia è più forte. Sentendosi senza alternative sceglie la strada dell’odio. Compie una scelta che in sostanza significa l’odio dei figli. Nunzia sceglie cioè di farsi odiare dai figli scegliendo di abdicare alla sua libertà, scegliendo di tornare alla sua famiglia. Perché se l’unico linguaggio che lei può esprimere è appunto quello dell’odio, attraverso il ripudio della madre i due ragazzi avranno la forza di restare lontani e così salvarsi. Cetta, Nunzia, Miriam. Madre che distrugge, la prima, madre che salva la seconda. Ed infine figlia che riscatta, ma pagando il prezzo della solitudine, la terza. Argentina assiste senza riuscire a convincere Nunzia di un’alternativa. Assiste al sacrificio di una madre e prende atto di quanto per lei questa dimensione, la maternità, sia urgente. Urgente e forte, più forte della contaminazione e dei dubbi. Chiunque sia Antonio, si dice, è l’uomo con cui andrà avanti.
Salvo scoprire che nulla è possibile quando la contaminazione impedisce, se si vuol restare se stessi, di amare l’uomo che si è scelto.

Contatti: liberserena[chiocciola]gmail[punto]com.

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