La Bottega di narrazione in mostra: Salvatore Barbara

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Il 13 dicembre 2015 si è svolto, a Milano presso la sede della Bottega di narrazione (Spazio Melampo, via Tenca 7) l’incontro degli “apprendisti” con il mondo editoriale.
Non era previsto che l’evento fosse immortalato, ma Francesca Perinelli – a sorpresa – ha registrato non tutto, ma parecchio.
Abbiamo quindi cominciato a pubblicare le registrazioni delle presentazioni delle opere. La qualità è quella che è.

[Chi fosse interessato a consultare il fascicolo con la scheda e gli estratti di tutte le opere presentate, può prelevarlo cliccando qui].

Qui presentiamo Salvatore Barbara e il suo romanzo (meglio: la sua trilogia) Il segnacolo. Sotto al video trovate la scheda.





SalvatoreBarbara_TuriTotoreSalvatore Barbara (Vibo Valentia, 1967) vive a Milano dal 1985. Ingegnere laureato presso il Politecnico, sta lavorando a un progetto di cui è possibile scoprire qualcosa visitando il sito Officina Totore. Ha vinto nel 1993 il Premio Candoni Arta Terme – Sezione Giovani. Nel 1995 è stato finalista al Premio Tondelli ricevendo una segnalazione della giuria. È arrivato in finale al concorso ilmioesordio2013 con il romanzo Manca il nibbio.
Contatti: turi.totore[chiocciola]gmail[com]

Il Segnacolo (o Trilogia del Siero) viene presentato come un’unica storia, sebbene si componga di tre racconti (La maestra e l’ingegnere, Il gatto e il matto, La più riuscita imitazione di Dio), ognuno dei quali comunque abile a condurre esistenza autonoma; la ragione è che il testo completo, con buona pace dei fautori dell’elementarismo, è più della somma delle sue parti.
È la storia di un padre, narrata da tre figli che si passano il testimone del racconto tracciandone l’originale parabola esistenziale: dalla pazzia presunta a quella conclamata, dalla pazzia conclamata a quella sopita, ma fino a un certo punto. Costui, ingegnere in odore d’ateismo, è ossessionato a tal punto dal problema del male da dedicare il tempo che trascorre in famiglia a claustrofobiche e cervellotiche elucubrazioni sul tema che costringono la moglie, insegnante di religione che ha a cuore lo sviluppo psichico dei figli, a tenergli testa in dibattiti all’ultimo dittongo. Il figlio maggiore, Ciccio B., voce narrante della prima parte, origlia le discussioni notturne dei genitori, divenendo portatore sano del virus che ha infettato il padre e minaccia di condurlo all’estinzione. Quando dichiara di voler fare la prima comunione, la tensione in casa sale alle stelle e si scatena una guerra intestina che conduce i membri della famiglia sulla soglia dell’omicidio a catena. Sennonché alla fine, grazie a una teoria sul male e sulla figura di Cristo elaborata da Ciccio, il padre si riconcilia col figlio e imbocca l’unica strada che a suo giudizio riuscirà a liberare la Terra dal male, inseguendo il miraggio di una via biologica al cristianesimo attraverso la modificazione genetica degli esseri umani.
La seconda parte, narrata dalla secondogenita Annalisa B., alterna due filoni narrativi: uno descrive la lotta tra il padre e un gatto nero che, dopo aver sconfitto un gatto bianco con cui era in contesa, ha eletto a proprio cacatoio il terrazzo della nuova casa di famiglia; l’altro dà conto dell’evoluzione degli studi paterni sul male e i possibili modi per estirparlo. In essa si alternano le battaglie senza esclusioni di colpi tra l’ingegnere e il malefico felino, con le epistole che egli spedisce ai potenti della terra per diffondere le proprie teorie e prassi. L’ingegnere è convinto, e i fatti glielo confermano, che vi sia una relazione tra le due cose. Purtroppo il gatto si rivela una creatura demoniaca su cui è impossibile avere la meglio e l’uomo, al termine di un crescendo di disfatte sul campo che si sommano al fallimento dei suoi piani per rendere il mondo un luogo meno immondo, ha un tracollo psichico e finisce per essere internato.
La terza parte ha come voce narrante Sofia B., la piccola di casa, e in essa si esaurisce la vena tragicomica che ha caratterizzato le prime due: il tono diventa malinconico. Sofia B. non sa nulla del passato del padre, conosciuto soltanto nella veste di un uomo che trascorre le proprie giornate sdraiato su un divano. Il peso di mandare avanti la famiglia grava interamente sulle spalle della madre, che continua ad amare il marito e forse spera in un miracolo. Purtroppo si verifica l’esatto contrario e l’uomo matura la convinzione di farla finita, recandosi in una clinica svizzera dove praticano l’eutanasia. Moglie e marito riprendono l’abitudine di un tempo e, in lunghi ed estenuanti dibattiti notturni, si sforzano di far prevalere la propria tesi su quella del consorte adoperando, come interpreti autorevoli della propria idea di cosa significhi stare al mondo, due testi, uno con la copertina nera e uno con la copertina celeste che non vengono svelati al lettore. Sofia B., che li spia da dietro la porta come anni prima aveva fatto il fratello, non riesce a seguire il filo di quei complicati ragionamenti; tuttavia si prende la briga di ricopiare durante il giorno le parti sottolineate di quei due libri su un quadernino e a un certo punto, quando gli pare di intuire che qualcosa d’importante stia per accadere, chiede al fratello maggiore di aiutarla a decifrarne il significato. È così che i figli scoprono i piani del padre; il quale di lì a poco parte in compagnia della moglie per il suo ultimo viaggio, ignaro del fatto che ritroverà tutti e tre i figli sullo stesso treno.
Durante il viaggio Sofia chiederà ai fratelli di raccontargli qualcosa di quando lei non era ancora nata: Ciccio e Annalisa si alterneranno nel narrare episodi della loro infanzia, facendole scoprire che c’era stato untempo in cui il padre era l’esatto contrario di un uomo che vegetava su un divano e non provava il minimo interesse per la vita.
L’intera famiglia trascorrerà l’ultima serata insieme nell’albergo accanto alla clinica dove si pratica la dolce morte, ma quando andranno a letto nella propria camera i tre figli monteranno di guardia per tenere sotto controllo la porta di quella dei genitori. Peccato che Sofia si addormenterà sul pavimento e al risveglio scopriranno che sono già andati via.
Seguiranno pagine concitate in cui i tre figli escogiteranno un modo per superare la recinzione della clinica e fare una torre in cui Ciccio terrà sulle spalle Annalisa, che terrà sulle spalle Sofia, che sbircerà dalla finestra nella stanza dove il padre sta per lasciare questo mondo. Sennonché, pur senza udire ciò che si dicono le persone presenti nella camera, riuscirà a intuire che qualcosa non sta andando per il verso giusto, perché a un certo punto, dopo che il padre si sarà sdraiato su un lettino, la madre, a sorpresa, farà lo stesso su un altro. L’uomo capirà che la donna ha deciso di seguirlo e non intende restare inerte. Si alzerà e minaccerà l’infermiera, che chiamerà rinforzi. L’intervento provvidenziale di Ciccio darà l’avvio a una fuga rocambolesca dell’intera famiglia a bordo di un’autobotte rubata ai vigili del fuoco.
Il libro si conclude con la famiglia sul terrazzo, dove farà la sua comparsa il gatto bianco, quello che aveva conteso al gatto nero il possesso del terrazzo.

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