Dieci cose che se uno scrittore le fa, vanno bene; se le fa una scrittrice, no

20 commenti

di Giulio Mozzi

1. Nella Repubblica delle Lettere vige il maschilismo. Ci saranno tutte le eccezioni che volete, ma il dato di fatto è questo. Pertanto le scrittrici ricordino che, se mai avranno successo, la loro vita sessuale sarà indagata senza alcun rispetto. La bellezza, la qualità letteraria, la buona fattura delle loro opere non saranno tenute in nessun conto. Nessuno – stavo per scrivere: nessun maschio; ma questa forma mentis, in realtà, appartiene anche a molte donne – crederà mai che certi risultati siano stati ottenuti senza offerta di prestazioni sessuali o almeno almeno in virtù dell’avvenenza. Non ho mai sentito nessuno sostenere che Paul Auster abbia raggiunto il successo perché era, in gioventù, decisamente belloccio; né ho mai sentito parlare di lui come del marito di Siri Hustvedt – mentre chiunque mi abbia parlato di Siri Hustvedt ha sempre sentito il bisogno di precisare che è la moglie di Paul Auster. (En passant: i libri di Siri Hustvedt sono assai belli, e non somigliano per niente a quei labirinti che fabbrica il marito).

2. In un qualunque comitato editoriale, nel momento in cui si va a discutere un romanzo d’esordio scritto da una donna, la prima domanda – prima di quelle sulla trama, sulla scrittura, sulla commerciabilità, eccetera – è di regola: “Ma è figa?”. Se si decide che non lo è, e se magari si scopre che è una madre con figli piccoli e un lavoro fisso, far passare il romanzo diventa difficilissimo. Come fai a mandare in giro a fare le presentazioni una che al massimo va al mattino da casa all’ufficio e al pomeriggio dall’ufficio a casa passando per il supermercato? E soprattutto, come fai a mandare in giro a fare le presentazioni una che non è figa, anzi addirittura manda segnali ormonali zero? (E sul perché le presentazioni siano diventate così importanti oggidì, mentre una volta non lo erano, sarà oggetto di una futura riflessione).

3. Se un maschio scrive un romanzo adoperando la propria vita, fa dell’autofiction e viene studiato dagli accademici. Se una donna scrive un romanzo adoperando la propria vita, fa il solito autobiografismo femminile e non se la studia nessuno.

4. Se una donna scrive un romanzo con un protagonista-narratore maschio, va da sé che le si domandi come ha fatto, lei con quella testolina da donna, a identificarsi in un maschio. (Come se le donne non sapessero niente dei maschi). Se un maschio scrive un romanzo con una protagonista-narratrice donna, nessuno gli chiede niente. (Come se i maschi sapessero qualcosa delle donne). (E su questa faccenda dell’identificarsi bisognerebbe riflettere: non sta scritto da nessuna parte che per dare voce a un personaggio sia necessario identificarcisi; io non mi identifico nemmeno quando do voce a me stesso – e vabbè, perché sono un maschio e faccio dell’autofictione).

5. Dalle donne ci si aspetta una scrittura semplice. La funzione Gadda (se non sapete cos’è, potete guardare a es. qui) può essere esercitata solo da maschi. Su questo non si discute. Sareste capaci di immaginarvi, che so, una Michela Mari o una Giorgia Manganelli?

6. Ci sono cose di cui i maschi possono parlare e le donne no. Il desiderio sessuale delle donne, per esempio, è ancora considerato, per dirla tutta, una cosa anormale. Il personaggio di Nabokov può scoparsi una tredicenne e non essere altro, in fondo, che il portavoce di un desiderio che tutti gli uomini un minimo attempati hanno legittimamente in sé. Provi invece una donna a raccontare il desiderio di una signora un minimo attempata per un baldo tredicenne: le staccheranno la carne a morsi.

7. Si sa, le donne hanno i sentimenti. Che ne parlino, dunque; e làscino stare il resto.

8. Non potendo esercitare la funzione Gadda, alle donne non resta che esercitare la funzione Morante. Le loro opere potranno dunque essere fluviali, epico-feuilletonistiche, intricate, liriche, evocative, romanzostoriche, e così via. Tutte cose che, effettivamente, un maschio è meglio di no. Un maschio scrive capolavori, mica ‘sta roba.

9. Dal mio quadernetto delle battute di conversazione da ricordare ricopio: “Agatha Christie non era una donna”, “Virginia Woolf non era una donna, era anche lesbica”, “Oriana Fallaci aveva femminilità zero”, “Melania Mazzucco non è una donna”, “Silvia Ballestra scriveva come un uomo, poi vedi come s’è ridotta”, e così via. Non è rilevante il fatto che nessuna di queste affermazioni sia vera. Quella su Oriana Fallaci l’ho sentita da una donna.

10. La scrittura delle donne ha un’unica possibilità di esistenza: dev’essere scrittura femminile o, nel peggiore dei casi, scrittura al femminile. I maschi invece possono fare scrittura e basta, perché loro non hanno sesso. Il sesso è il segno della nostra mortalità – ci riproduciamo per non far estinguere la specie -, ma gli scrittori maschi sono immortali. Il sesso è un bisogno, talvolta lancinante, ma gli scrittori maschi sono già perfetti, non hanno bisogno di nulla.

20 comments on “Dieci cose che se uno scrittore le fa, vanno bene; se le fa una scrittrice, no”

  1. …è proprio così… In ogni caso non disperiamo: riproduciamoci ed educhiamo maschi e femmine come persone, non come maschi o femmine! Un bacione. Ale

  2. Il diritto di essere donne non ce lo leva nessuno. Ti fa onore, dall’interno, smascherare una si fatta consuetudine in un mondo, quello letterario , che deve ancora crescere molto quanto a cultura. Grazie e abbracci

  3. Intelligente e arguto come sempre e inarrivabile se io non riesco a fare altre battute che questa: “Dunque ho sbagliato a cominciare a scrivere a 50 anni quando non ero più belloccia!” Grazie Giulio.

  4. Del resto è una cosa che viene da lontano e anche la nostra lingua lo denuncia: “i diritti dell’uomo” sono i diritti universali, “i diritti della donna” sono solo roba loro.

  5. È tristemente vero che ci siano donne con punti di vista altrettanto patriarcali di molti uomini. Ringrazio Giulio per pensarle talmente migliori degli uomini da aspettarsi che siano immuni dalla cultura dominante, insensibili alle pressioni mediatiche, guerreggianti in ogni frangente contro le visioni stereotipe di se stesse, immuni al bisogno di approvazione da parte dell’universo maschile 🙂 Tolto questo, APPLAUSI ❤

  6. Sono esterrefatta. Raramente ho letto tante cavolate di fila.
    Si potrebbe facilmente smontare questo cumulo di idiozie punto per punto, ma credo che sia inutile farlo. Chiunque con un minimo di sale in zucca prenderà questa roba per quel che è. Volevo solo rivolgere un appello alle scrittrici, o aspiranti tali, che penseranno di aver trovato qui una spiegazione al loro scarso o inesistente successo: lasciate perdere questo vittimismo tossico, che vi rende solo oggetto di scherno.
    Pensate a scrivere bene. Il resto verrà da sé, come è sempre successo.

  7. essere fisicamente belli aiuta anche gli scrittori uomini quando devono fare le presentazioni. E ciò non impedisce a tante scrittrici non giovani e non “fighe” di fare le presentazioni

  8. Non sono d’accordo sul punto 6: vogliamo indagare su chi ha subito più critiche, condanne morali e censure tra Nabokov per ‘Lolita’ e Zoë Heller per ‘La donna dello scandalo’? (Immagina questo romanzo a generi invertiti.)

  9. Colette: se è così facile, perché non lo fai?

    Dino: del premio Strega a Helena Janeczeck sono molto contento, perché il romanzo è assai bello e un riconoscimento, dopo tutto ciò che ha scritto, le sta bene. Non è che le donne non pubblichino, non vengano riconosciute, eccetera, mai. Ma è tutto molto più difficile. Difficili sono soprattutto i primi passi.

    Daniele: mi pare che Lolita sia universalmente considerato un capolavoro.

  10. Scrittore: “Viviamo in un mondo di m….”
    Reazione: “Ah, che coraggioso, è riuscito a esprimere i propri sentimenti.”
    Scrittrice: “Viviamo in un mondo di m….”
    Reazione: “Ma cos’ha oggi, le mestruazioni? Poveretto suo marito!”

    Per fortuna una cosa ci accomuna tutti. Possiamo sempre sperare in un’atroce drammatica morte prematura, possibilmente autoinflitta, per attirare l’attenzione e le lodi del pubblico.

    PS: Elena Ferrante è un uomo.

  11. Su alcuni punti ho i miei dubbi, tipo sul punto 4. Ci sono tanti romanzi rosa pubblicati sotto mentite spoglie femminili quando invece la mano creatrice appartiene ad autori, non autrici. Forse perché i lettori e le lettrici credono che solo una donna possa “capire” e vivere certi sentimenti in un determinato modo.

    Sul punto 6 (Nabokov) sono d’accordo. Se una donna vuole fare cose sconce con un ragazzino allora è pazza e perversa. Però se vuole farlo un uomo allora uh! che poesia. Tra l’altro ricordo che quando lessi Lolita, l’idea di fondo mi disturbò e il protagonista maschile non mi piaceva per niente

  12. Secondo me…

    1. Su pianeta terra vige il maschilismo, di conseguenza, il maschilismo vige anche nella Repubblica delle Lettere, ma non sempre; vige molto di più nelle organizzazioni come Università, luoghi di ricerca e in generale di potere.
    La letteratura (che non è una redazione di casa editrice) in quanto tale è ancora un luogo di libertà e produce sempre e comunque scrittori e scrittrici di successo o meno. La bellezza fisica non è una qualità letteraria e dunque nessuno l’ha mai cercata nei libri.
    Il maschilismo (da Platone in poi) semmai è sempre stato quello di pensare che una donna non avesse intelletto per usarlo o peggio usarlo al pari di un uomo. Tuttavia al maschilismo ha sempre fatto un gran comodo talora usarlo e intestarselo l’intelletto delle donne (al pari di un uomo).
    Senza Vera Evseevna Slonim non ci sarebbe stato un Nabokov, senza il genio di Mileva Marić non ci sarebbe stato quello di Einstein. E così via.

    2. In un qualunque luogo di lavoro (le case editrici non fanno eccezione) abitato da maschi eterosessuali superstiti e da donne l’interesse da parte dei primi per le seconde sarà certamente mosso in prima istanza dall’ estetica, a meno che la donna in questione non sia il capo, allora se è stronza conta di più del fatto che è bella, come in tutte le situazioni gerarchiche. Le stesse dinamiche esistono nei luoghi di lavoro abitati da maschi omosessuali nei confronti di altri maschi.

    3. Che le case editrici (non la letteratura) attorno a certe giovani donne esordienti creino dei “casi” trasgressivi (anche abbastanza ridicoli) di maliarde ribelli come prodotti commercialssimi utili alle librovendite è cose nota dai tempi di Lara Cardella che voleva i pantaloni, per proseguire con 100 colpi di editing prima di andare in stampa così via. Ma ricordo che anche le suore laiche in stile Tamaro hanno rappresentato la trasgressività au contraire, l’anti-femminilità canonica. Davvero non mi risulta che attualmente le presentazioni di libri di donne siano caratterizzate da un esubero di vamp ad alto tasso ormonale; mi piacerebbe sapere chi sono queste sexy-writers lanciate dall’editoria maschilista. Davvero.

    “un romanzo d’esordio scritto da una donna” vuol dire tutto e niente. equivale a “un romanzo d’esordio da un uomo” ma anche a “un romanzo d’esordio scritto da un sarchiapone”, a tutti questi casi l’editoria chiede di essere vendibili, “il come” s’inventa.
    Certo per la televendita la giovane donna con le turbe tira di più quella meno giovane e senza turbe. Così come il vecchio uomo saggio tira di più del giovane uomo dissennato. Ma l’ex panettiere acculturato tira più del vecchio saggio. Ma sono clichè, non sono scrittori, sono immagini da vendere come riflesso di una scrittura, vera o inesistente che sia.
    Gli scrittori, uomini o donne che siano, non sono mai fighi, perlomeno non secondo i canoni degli influencers attuali. Spesso gli scrittori sono disarmantemente normali. E, tuttavia, fuori dalle pose, gli scrittori veri sono abitati da reali personaggi fighissimi. Ad ascoltarli.
    Poi ci sono quelli “in posa” da scrittori, che fanno (male) il “personaggio” dello scrittore, come una recita a cui credono e che spesso gli viene malino, soprattutto se non c’hanno un buon editor a stargli dietro, a sostenerli fuori dal libro.

    3. Le donne leggono più degli uomini, si sa, leggono libri di uomini e di donne; e, già da un paio di secoli, non fanno la differenza tra l’autobiografismo maschile e quello femminile che sia autofiction o no. Non hanno pregiudizi. La minoranza di lettori maschi, invece, è semplicemente interessata ad argomenti di maschi, autobiografie comprese. Se una donna scrive un romanzo (degno di tale nome) adoperando la propria vita qualcuno che se la studia lo trova ancora, accademico e anche uomo.

    4. Se una donna scrive un romanzo con un protagonista-narratore maschio, solo uno sciocchino che non capisce di narrazione può permettersi di chiederle ” come abbia fatto lei con quella testolina da donna, a identificarsi in un maschio” Se l’ intervistatore capisse di narrazione saprebbe che ça va sans dire. E forse al primo scrittore maschio che ha scritto un romanzo con una protagonista-narratrice donna qualcuno avrà chiesto ragione, sicuramente se maschio o femmina che tu sia se scrivi di pedofilia qualcuno ti chiedera come fai? e magari anche perchè. La faccenda dell’identificarsi è vecchia come il cucco, da cappuccetto rosso in poi.

    5. Dalle donne non ci si aspetta nulla (e questo a volte è una fortuna, una libertà), nè una scrittura semplice, nè una complessa. Le donne saranno comunque cuculi fuori dal nido, sempre apolidi nel territorio della narrazione come Sioux nel Far West. Più che altro negate come un’evidenza. La scrittura delle donne come quella degli uomini e dei sarchiaponi coincide con la personalità semplice o complessa di ogni singolo individuo maschio femmina o sarchiapone. Intanto ditemi che Virgina Woolf è semplice, anzi facile.

    6 Sempre da mastro Platone in poi (egli decise per tutti i maschi a venire) le donne non parlano e quindi non ci sono argomenti in cui possono dire qualcosa. (E per cui valga la pena ascoltarle) Eppure lo fanno, lo facevano pure ai tempi di Platone (anche se lui preferiva ignorarle e occuparsi di faciulletti). Sia dunque benedetta Saffo e il suo dire, su tutti gli argomenti scogniti a Platone, porello. Ci sono cose di cui le donne hanno sempre parlato anche se agli uomini non è interessato ascoltarle. Il desiderio sessuale delle donne, ad esempio. Gli uomini hanno preferito raccontarlo loro, immaginarlo e narrarlo, spesso senza conoscerlo, a uso e consumo dell’ immaginario.maschile e dei fantasmi da esso prodotti. Le donne hanno sempre ascoltato questa narrazione maschile, a volte ridicola, del loro desiderio e del desiderio maschile a volte anche tanto penosamente omofobo e omoerotico. Tuttavia ogni epoca ha le sue pruriginoserie e le sue libertà di narrazioni. Nabokov ebbe non pochi problemi a raccontare l’amore pedofilo di un vecchio per una tredicenne (4 editori rifiutarono il manoscritto. Lolita al suo apparire in America, fu sommerso dai fischi e dalle critiche per pornografia)
    Penso che se oggi una donna raccontasse (così bene come Nabokov, ma magari!!) le mille sfumature d’argento del desiderio di “una signora un minimo attempata per un baldo tredicenne” sarebbe un successone di botteghino. Le case editrici farebbero la fila, i giornalazzi già la fanno. La vera storia di Mary Kay Letourneau non aspetta altro. Ma forse prima di un libro ci faranno un film.

    7. Le donne hanno i sentimenti, pensieri, opinioni, saperi e milioni di anni di patriarcato da spalare, quotidianamente, de resto: l’economie domestiche della storia sono lunghissime. Scriverne o meno e secondario con tutto questo lavoro.

    8. Comunque, se può consolare, ai fini letterari, anzi editoriali, la funzione Supercazzola rimane bisex (un po’ come la scoperta del mestruo maschile, Omero non ne parla, ma è sempre esistito e, assieme ad esso, la vera parità di genere) la “funzione Supercazzola” unifica uomini e donne, e tutti quelli che non hanno niente da saper scrivere e lo scrivono comunque, mossi dall’afflato supercazzolico. Non ci sono differenze, non ci soo mai state. Mancassero tra i signori uomini i fluvialismi, gli epico-feuilletonismi lirico- evocativi storicoromatici? Ma no che non mancano.

    9. Non ho battute da conversazione da riciclare tranne: Platone, lui ci colpa. E anche compare Aristotele.

    10. La scrittura delle donne è spesso ignota a se stessa, figuriamoci agli uomini. Ci impiega un bel po’ a covarsi, a dirsi, ama persino nutrirsi di sè, lungamente, bastarsi, bearsi nell’intimo amniotico, come una gravidanza perpetua; la scrittura è un dialogo silenzioso e creativo perenne, esclusivo, geloso di sè. Non chiede azione, compimento, risultato. Non va a competere, si gode. la scrittura delle donne non è oro o marmo, è pane serve oggi e ogni giorno. Ama la condivisione. I maschi invece hanno la croce della gara, del mondo che sappia, della stella da chef, del premio, della lapide che resta. Poveri maschi mortali, prima io! prima io! la medaglietta prima io!
    E vabbè, dai, vai… vai, prima tu.

  13. n un qualunque luogo di lavoro (le case editrici non fanno eccezione) abitato da maschi eterosessuali superstiti e da donne l’interesse da parte dei primi per le seconde sarà certamente mosso in prima istanza dall’ estetica

    stesso discorso per le donne etero nei confronti degli uomini e va bene

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