Categoria: Teoria e pratica

Dieci romanzi-capolavoro che gli aspiranti scrittori italiani devono assolutamente evitar di leggere

di giuliomozzi 1. Ulisse, di James Joyce. Le banali avventure di un insegnante precario e di un venditore di inserzioni pubblicitarie nella provinciale Dublino del 1904. Una storia completamente priva d’interesse narrativo, che cerca di rendersi interessante a forza di gàbole stilistiche, delirii sgrammaticati, astrusità gesuitiche, vani virtuosismi, freddissimi calembour, e un’insistitissima frustrazione del lettore.

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Dieci cose da scrivere o non scrivere in un’eventuale autopresentazione o curriculum che intendete allegare alla vostra proposta di romanzo

di giuliomozzi [Nella foto qui sopra: un talent scout editoriale esibisce con fierezza un nuovo autore, appena pescato]. 1. Se non avete mai pubblicato nulla (se non nel vostro blog o in Facebook o in qualche sitarello non proprio tra quelli più in vista), non scrivete: “Sono uno scrittore”. Non scrivete neanche: “Sono uno scrittore

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Perché la Bottega di narrazione non può sostituire anni e anni di analisi

di giuliomozzi Recentemente una persona ha scritto, in calce a una mia noterella in Facebook, una frase del tipo: “Ho il sospetto che un solo anno di Bottega di narrazione possa fare lo stesso effetto di anni e anni di analisi”. Si tratta ovviamente di un’iperbole, ovvero di un’affermazione del tipo: Pietro disse: “Signore, quante

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Dieci segreti che un docente di scrittura creativa non rivelerà mai ai suoi allievi

Om salvarech

di giuliomozzi 1. Il proverbio dice: “Chi non sa fare, insegna”. I proverbi, si sa, vanno presi con le pinze; ed è noto che molti grandi o almeno notevoli scrittori (da John Barth a Raymond Carver nei mitici States, da Giuseppe Pontiggia ad Alessandro Baricco), si sono dedicati volentieri e con passione all’insegnamento. Quindi un

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Dieci cattivi motivi per non voler diventare uno scrittore, contestati punto per punto

di Giulio Mozzi Nel blog di Alessandro Girola ho trovato questo articolo (del 7 gennaio 2012), che intendo contestare: non perché ce l’abbia con Girola, che non conosco, né perché Girola dica particolari sciocchezze: il suo decalogo mi è semplicemente sembrato una buona raccolta di luoghi comuni correnti. Le parti in nero sono di Girola,

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Dieci affermazioni false sul conto della cosiddetta scrittura creativa, che si sentono dire in giro

di Giulio Mozzi [Se talvolta indico una fonte, ciò non significa che l’affermazione si trovi solo lì: significa che lì ho trovato una formulazione che mi è parsa interessante]. 1. Il tempo della letteratura è finito. Ormai siamo nell’epoca della scrittura creativa (e stiamo per transitare nell’èra dello storytelling). 2. Nata in molti paesi come

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Dieci verità sulla scrittura cosiddetta creativa che nessuno ha mai osato dirvi, ma che qui vi diciamo

di Giulio Mozzi 1. Non esiste la scrittura creativa. Esiste la scrittura. 2. Chiunque sostenga che la scrittura creativa è un tipo particolare di scrittura, dice una sciocchezza. 3. Peraltro, non esiste la scrittura. Esiste la produzione di testi. 4. Un testo deve aderire al proprio scopo. Nient’altro è importante. 5. Per aderire al proprio

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Dieci cose da tenere presenti se si vuol far funzionare decentemente una storia

di Giulio Mozzi Premessa: tra “far funzionare decentemente una storia” e “scrivere una storia eccellente” c’è una bella differenza; così come tra “scrivere una storia eccellente” e “scrivere un capolavoro”. Lo scopo dei seguenti consigli è il raggiungimento del minimo sindacale. 1. Una storia è costituita da una successione di eventi legati tra loro da

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Dieci trucchi sicuri per diventare un classico

di giuliomozzi 1. L’aggettivo “classico” significava in origine “di classe”, ovvero appartente alla “classe” per antonomasia: la più ricca delle sei classi nelle quali Servio Tullio aveva diviso, in base alla ricchezza e quindi alla capacità contributiva, il popolo romano. Fuori dalle “classi” stavano i “proletari”. In un luogo – citatissimo – delle Notti attiche

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Dieci risposte false alla domanda: “Come hai fatto a pubblicare il tuo primo libro?”

Scrittura creativa

di Giulio Mozzi Spesso chi ha pubblicato si sente rivolgere, privatamente o pubblicamente, la domanda: “Come hai fatto a pubblicare il tuo primo libro?”. La risposta è, solitamente, menzognera. Ecco un elenco di tipiche risposte menzognere. 1. “E’ stato un caso” (falso: hai tampinato per anni mezzo mondo editoriale italiano; hai spedito i tuoi lavori

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Dieci buone ragioni per diffidare di un sedicente agente letterario

Scrittura creativa, Corsi di scrittura creativa a Milano

di Giulio Mozzi 1. Gli domandi quali altri autori rappresenta. Non risponde. 2. Vai a vedere nel sito quali altri autori rappresenta. Non ne conosci nemmeno uno. I casi sono due: o tu hai bisogno di leggere ancora un po’ prima di pretendere di pubblicare; oppure lui rappresenta autori sostanzialmente fasulli. 3. Ti chiede un

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Come riconoscere a colpo d’occhio l’editore dal quale è meglio tenersi a distanza

Scrittura creativa

di Giulio Mozzi 1. Il sito contiene errori di grammatica, sintassi e ortografia. 2. Nel sito, soprattutto nella pagina intitolata Chi siamo, Il nostro progetto o simili, si leggono attacchi all’editoria industriale farciti di luoghi comuni; nonché elogi dell’editoria “artigianale” farciti di luoghi comuni. Particolarmente grave, quando compare, il richiamo a Davide e Golia. 3.

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Don Rodrigo insegna la pietà a fra Cristoforo (istruzioni per leggere i “Promessi sposi”, 2)

Scrittura creativa

di Giulio Mozzi Fra Cristoforo è forse un uomo perfettamente buono? No, tutt’altro; e non solo perché in gioventù ha ammazzato un uomo; ma perché gli tocca buscare lezioni di pietà perfino da don Rodrigo. Riassumiamo: il centro ideologico (diciamo così) del personaggio di fra Cristoforo è il perdono. Quando portava ancora il nome di

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Alessandro Manzoni non è il vero autore dei “Promessi sposi” (istruzioni per leggere “I promessi sposi”, 1)

Scrittura creativa

di Giulio Mozzi Domanda: chi è il vero autore dei Promessi sposi? Risposta: lo sanno tutti, è Alessandro Manzoni. La risposta, ahimè, è sbagliata (sul piano finzionale; sul piano reale è giusta, ma il piano reale non ha molta importanza). * * * Tutti ricordiamo (perché più o meno tutti, volenti o nolenti, abbiamo letto

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Altre dieci cose da tenere presenti quando si scrive una scena di sesso

di Giulio Mozzi [Vedi le prime dieci cose]. 1. Tenete bene a mente il principio: “Mostrare tutto è pornografia, far intravedere è erotismo”. Dovete quindi sapere qual è l’effetto che volete ottenere. Spesso omettere, o fermarsi un momento prima che tutto accada, produce un testo più eccitante da leggere. Pensate a come si conclude la

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Dieci cose da tenere presenti quando si scrive una scena di sesso

di Giulio Mozzi [Vedi altre dieci cose]. 1. Assicuratevi (parlate con l’editore, col tipografo, con la cartiera, con la legatoria) che le caratteristiche fisiche del libro nel quale apparirà la scena di sesso permettano di reggerlo con una mano sola per un tempo sufficiente. 2. Siate coerenti nel registro linguistico. Se scrivete “Egli infisse l’obelisco

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