L’ombra, lo specchio, il mare, e il modo di leggere una poesia come se fosse un rebus

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di Giulio Mozzi, direttore della Bottega di narrazione

Mentre ch’assisa Nice
del mare alla pendice
stava a specchiarsi in un piombato vetro,
io, ch’essendole dietro,
affisati i miei sguardi a l’acqua avea,
l’ombra sua vi vedea
con la sinistra man di specchio ingombra:
e ne lo specchio ancor l’ombra de l’ombra.

L’autore è Tommaso Stigliani, un poeta del Seicento (nato nel 1573, morto nel 1651) che oggi nessuno legge più. Questo madrigale (= breve componimento misto di endecasillabi e settenari liberamente rimati [qui a rima baciata] e di argomento non obbligato, ma per lo più galante o scherzevole o paesaggistico) s’intitola Scherzo d’immagini e si è guadagnato una certa fortuna nelle antologie (lo riportano tutte quelle dedicate alla poesia barocca, dai Lirici marinisti di Benedetto Croce in giù). Esaminiamolo un po’.

Per cominciare: ci sono lei e lui (la donna Nice, diminutivo forse di Berenice, e «il poeta», come si usa dire, che parla in prima persona e quindi è innominato), il mare, uno specchio (il «piombato vetro»), un’ombra. Non ci soffermiamo su lei e lui, e nemmeno sul nome di lei, probabilmente convenzionale e scelto solo per ragioni di rima (e non per un rimando alla Chioma di Berenice, poemetto di Callimaco); diamo per scontato che il mare sia da intendersi (anche, oltre che come elemento paesaggistico) come simbolo di immensità, tanto nello spazio quanto nel tempo, quindi anche di eternità, di sempre-diverso-sempre-uguale; e diamo altrettanto per scontato che lo specchio è un oggetto ricorrente nelle rappresentazioni della finitezza della vita: qui vi propongo una miniatura da un Libro d’ore, circa del 1480, la tavola Le tre età della donna di Hans Baldung (1485-1545) e (la vedete su in alto, all’inizio dell’articolo) una recente coppia di fotografie di Tommaso Lizzul (: e mi pare che le immagini immagini dicano tutto quel che c’è da dire.

Quanto all’ombra, rimando alla poesia di Ciro di Pers Io serbo, Lidia, ancor l’antico stile, dedicata alla caducità della bellezza, della quale abbiamo parlato qualche giorno fa, e che finisce così:

«Oggi sei vecchia e fosti ier fanciulla,
diman Lachesi ria t’avrà disciolta
in terra in polve in fumo in ombra in nulla.»

(Ricordo che Lachesi era una delle tre Parce, le dee che decidevano — tagliando il «filo della vita» — quando gli umani dovevano morire).

Veniamo dunque alla scena. Cerchiamo di immaginarla.

Siamo in riva («pendice») al mare. La donna, seduta («assisa» dà le spalle al mare e si guarda nello specchio. L’uomo sta tra la donna e il mare. Se guarda il mare, l’uomo vede sulla superficie dell’acqua l’ombra della donna con lo specchio in mano. Se si volta e guarda la donna, nello specchio vede riflessa ancora quell’ombra.

Se la cosa non fosse del tutto chiara, ora vi metto qui uno disegnino bruttissimo:

Dal disegnino bruttissimo dovrebbe risultare evidente una cosa: che il madrigale di Tomaso Stigliani somiglia tremendamente a un rebus.

In effetti, scommetto che tutti voi, per capirlo, abbiate dovuto prima leggerlo, e poi rileggerlo più lentamente: e mentre lo rileggevate appunto vi figuravate l’immagine.

Ma i rebus, si sa, devono generare un significato. E quale significato genera questo madrigale? Niente di preciso, se vogliamo, ma sicuramente produce in noi una sensazione di incertezza e volatilità: la duplicazione e triplicazione e quadruplicazione della donna (quella presente, quella il poeta vede nello specchio, quella che gli appare come ombra nel mare, l’ombra ripetuta nello specchio) va nella direzione (si tratta di una climax) di una certa qual smaterializzazione.

Se nei primi versi Nice è una donna, alla fine è l’ombra di un’ombra. E tutto l’immaginario della finitezza, dell’e https://bottegadinarrazione.com/scrivere-in-versi-2/ silità della vita viene in gioco.

Ecco: se vi interessa prima di tutto imparare a leggere la poesia, e magari scriverne, potreste iscrivervi al corso Scrivere in versi, che la Bottega di narrazione organizza dal 25 novembre 2021 (mancano mesi, sì; ma, iscrivendosi per tempo, si ha uno sconto), e che è condotto da me medesimo. Non un corso per «diventare poeti», per carità; ma un corso per prendere confidenza con la scrittura e la lettura dei testi in versi. Qui trovate il programma completo.