100 lezioni di scrittura creativa / 11 (dove si parla di invenzione e quindi, inevitabilmente, delle Strategie oblique)

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di Giulio Mozzi

[Diversi anni fa Gianni Bonina mi chiese di compilare per la rivista Stilos una rubrica che fosse qualcosa come “un corso di scrittura creativa a puntate”. Scrissi 100 puntate. Se le volete tutte in un colpo, le trovate qui. Rielaborate e aggiustate, le 100 puntate sono diventate anche un libro, pubblicato da Terre di mezzo: (non) un corso di scrittura e narrazione. Da oggi le ripubblicherò qui, una al giorno (salvo inconvenienti e incidenti); e cercherò di rispondere a eventuali domande, obiezioni, dubbi eccetera. Occasionalmente inserirò negli articoli, come approfondimento, qualcuna delle mie videolezioni].

Buongiorno. Sicuramente vi sarà successo, e non poche volte, di avere una parola sulla punta della lingua – un nome di persona, un titolo di libro – e di non saperlo dire. Dite: «Vabbè, mi verrà in mente dopo»; ed effettivamente, cinque minuti dopo, quando ormai state parlando d’altro, quella parola vi appare, e potete dirla. Vi sarà successo, anche, di non essere capaci di venire a capo di un problema, o di imparare una cosa, o di scrivere un testo; lasciate perdere, stufi e irritati; e poi, in altro momento, a mente più sgombra, non più irritati, vi mettete lì e il problema si risolve da solo, la cosa si impara facilmente, il testo vi viene tutto dritto e pulito come se ve l’avesse dettato qualcuno.

La nostra memoria e la nostra capacità di pensare, quindi, subiscono ogni tanto degli stop; e il più delle volte sembra che la cosa più opportuna non sia incaponirsi, volere a tutti costi trovare ciò che ci manca: ma accettare lo stop e passare ad altro, se possibile a qualcosa di completamente diverso. Io, ad esempio, se sto lavorando a casa e sento di essere in uno stop, mi fermo e vado a fumare una sigaretta in cortile. Guardo il muro, il tasso, le primule, le rose. Magari prendo su il giornale e mentre fumo leggo un articolo che ancora mi manca. Poi rientro. Se me lo posso permettere – cioè se non ho una scadenza immediata – passo a un altro lavoro, oppure addirittura vado a fare quattro passi. È un sistema come un altro.

Quando stiamo lavorando all’invenzione di una storia, o alla redazione di un testo, è facile che càpitino di questi stop. Sono antipatici e fastidiosi, all’apparenza. In realtà sono molto utili. Abbiamo uno stop quando intuiamo che ciò che stiamo facendo non va bene, anche se non sappiamo perché non va bene – se lo sapessimo, probabilmente saremmo in grado di prendere un’altra via. Siamo nelle condizioni di un computer che si “impianta” (tutti i computer, più o meno spesso, si “impiantano”). Dobbiamo spegnere e riaccendere. Resettare, come orribilmente si dice. Sembra quasi, in somma, che un eccesso di concentrazione a un certo punto richieda una distrazione volontaria.

Ora: uscire in giardino a fumare una sigaretta o fare quattro passi in centro sono senza dubbio delle tecniche di distrazione, facilmente praticabili e a disposizione di chiunque (i non fumatori possono dar l’acqua alle piante, o osservare i percorsi delle formiche); ma sembrano essere delle tecniche di distrazione piuttosto grossolane. La domanda è: si possono trovare delle tecniche di distrazione-e-riconcentrazione più efficaci? La risposta è: sì, si può.

* * *

Brian Eno
Brian Eno
Brian Eno è, per chi non lo sapesse, un musicista e un produttore musicale (nonché un artista visivo). È un uomo che, per carattere e per strategia artistica, preferisce stare dietro piuttosto che davanti. Heroes è per tutti una canzone di David Bowie, forse la più famosa canzone di David Bowie; ma è una canzone di David Bowie e Brian Eno. I dischi con i quali gli U2 o i Talking Heads si sono imposti come star mondiali sono stati prodotti da Brian Eno. Si può dire che, nella storia del cosiddetto “rock progressivo” il nome di Briano Eno compaia ogniqualvolta avviene qualcosa di nuovo.

oblique_strategiesNel 1975 Brian Eno pubblicò un curioso oggetto, prodotto in coppia con il pittore Peter Schmidt (scomparso pochi anni dopo): un mazzo di 124 carte chiamate Oblique strategies, «strategie oblique». Su ciascuna carta è scritta una frase: un po’ come negli Imprevisti e nelle Probabilità del Monopoli. Le prime dieci carte, ad esempio, portano queste frasi: «Sempre dei primi passi», «Una linea ha due estremi», «Il minimo comune denominatore», «Respira più profondamente», «Non è che una questione di lavoro», «A che cosa stai veramente pensando in questo momento», «Cascate», «La cosa più importante è quella più facilmente dimenticata», «Vi sono delle sezioni? Considera delle transizioni», «Decora, decora». (Se volete leggerle tutte, attaccatevi all’internet e scrivete in un qualsiasi motore di ricerca: «Oblique strategies» o «Strategie oblique»).

Così Eno e Schmidt spiegavano ragioni e modi d’impiego delle carte: «Queste carte si sono sviluppate a partire dall’osservazione dei princìpi che regolano le nostre creazioni. Talvolta, esse furono riconosciute retrospettivamente […], talvolta scaturirono dall’azione, altre volte ancora si trattò di semplici formule. Le si potrebbe impiegare come un tutto (una serie di possibilità costantemente riportate alla memoria) o isolatamente, estraendo una carta del gioco, mescolato il mazzo, ogniqualvolta si presentasse un dilemma nel corso di una precisa situazione. In tal caso ci si rimette alla carta anche se non ne sia chiara l’applicazione. Le carte non danno responsi definitivi, nel senso che nuove idee si presenteranno spontaneamente, altre diverranno via via evidenti».

Che cosa sono dunque queste carte? Sono forse degli oracoli? Dei mezzi magici? No: sono semplicemente uno strumento di distrazione. Quando ci troviamo in un dilemma, quando le parole o le invenzioni non ci vengono, quando ci pare di non saper che pesci pigliare, possiamo giocare questo gioco: peschiamo una carta, e ci confrontiamo con ciò che dice. Attenzione: non «accettiamo ciò che dice», ma «ci confrontiamo con ciò che dice». Confrontarsi significa: provare a vedere se l’istruzione o il consiglio dati dalla carta non possano, magari paradossalmente, magari irrealizzabilmente, applicarsi al nostro caso. Dai ragionamenti che faremo scaturirà forse qualcosa di bizzarro, raramente qualcosa di fattibile, spesso qualcosa di impensato.

La logica della faccenda mi pare chiara: spingiamo deliberatamente il nostro ingegno e la nostra intuizione ad affrontare una questione da un punto di vista impensato o a partire da premesse impensate. Il risultato è che non solo ci distraiamo, ma anche, per così dire, ci rilanciamo.

«Ma», obietterà qualcuno, «funziona?».

Sì, funziona: funziona. Del dettaglio di come funzioni, ne parliamo settimana prossima. Lo prometto. A risentirci.

MIchelangelo Buonarroti, Sibilla di Delfi
MIchelangelo Buonarroti, Sibilla di Delfi

3 comments on “100 lezioni di scrittura creativa / 11 (dove si parla di invenzione e quindi, inevitabilmente, delle Strategie oblique)”

  1. Giulio, penso che ci sia un refuso: secondo paragrafo, seconda riga: “sembra che la cosa più opportuna NON sia NON incaponirsi”; uno dei due “non” presumo sia di troppo.

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