Scrittura creativa

100 lezioni di scrittura creativa / 19 (dove si parlava come di cosa nuova di ciò che oggi è archeologia)

One comment

di Giulio Mozzi

[Diversi anni fa Gianni Bonina mi chiese di compilare per la rivista Stilos una rubrica che fosse qualcosa come “un corso di scrittura creativa a puntate”. Scrissi 100 puntate. Se le volete tutte in un colpo, le trovate qui. Rielaborate e aggiustate, le 100 puntate sono diventate anche un libro, pubblicato da Terre di mezzo: (non) un corso di scrittura e narrazione. Da oggi le ripubblicherò qui, una al giorno (salvo inconvenienti e incidenti); e cercherò di rispondere a eventuali domande, obiezioni, dubbi eccetera. Occasionalmente inserirò negli articoli, come approfondimento, qualcuna delle mie videolezioni].

Corsi di scrittura creativa
Il bando 2015-2016
Buongiorno. Dicevo la settimana scorsa [cioè ieri…], che lo scrivere per sé è una cosa del tutto diversa dallo scrivere per un’altra persona. Dicevo che il lettore, non l’autore, costituisce il testo. Ciò che è scritto, esiste veramente in quanto viene letto. Queste sono cose nelle quali credo molto. Sono fermamente convinto che le persone che provano, vogliono, desiderano molto «scrivere», e tuttavia scrivono cose bruttissime (sono tante, purtroppo), sono proprio persone che non riescono a concepire lo scrivere come un andare verso l’altro.

Detto questo: nei giorni scorsi ho avviato un blog. Non sto a spiegare che cosa tecnicamente sia un blog: per sommi capi, si chiama blog una tecnologia che permette di pubblicare nel web con estrema facilità. Pubblicare un testo nel proprio blog non è più complicato che spedire un’e-mail (so che per molti anche le e-mail sono un mistero; ma non so che farci; non sono cose indispensabili, come non è indispensabile leggere questo articolo). Quasi tutti i portali italiani (Clarence, Virgilio ecc.) danno la possibilità di aprire dei blog (gratis). Basta iscriversi. Il bello del blog (che si chiama così, mi dicono, perché è una contrazione di web log, «una traccia nel web») è che tutti i pezzi che pubblicate vengono impaginati automaticamente uno sotto l’altro, corredati di data e ora. Appena spedite un pezzo nuovo, questo finisce in cima alla pagina; mentre gli altri scorrono verso il basso. Un po’ come certi espositori/distributori di pacchetti di caramelle, per spiegarsi.

Questo metodo d’impaginazione, se ci pensate, sembra fatto apposta per tenere un diario. E già, direte voi: ma chi è che si mette a tenere un diario nel web? Risposta: un sacco di gente. Pare che in Italia ci siano già circa quindicimila blog attivi. Vabbè: come in tutte le cose del web, facciamo conto che un terzo siano già “morti”. Non tutti sono dei diari. Io ne ho visitati un po’, ma sono ancora all’inizio dell’esplorazione. C’è un bel libro che parla di questo universo: Mondo blog. Storie vere di gente in rete, pubblicato da Hops Libri, e curato da La Pizia, da una “blogger” (bloggatrice? mah!) assai popolare e stimata. Io ho la sensazione che la forma-diario sia dominante. Il grande giornalista che ogni giorno, alle undici del mattino, scrive nel suo blog quali articoli della stampa internazionale gli sono sembrati più interessanti, e mette eventualmente i link alle edizioni on-line dei vari Financial Times o Le Monde: be’, questo giornalista non tiene un diario vero e proprio, ma sicuramente usa la forma del diario.

Tornando a noi: qualche giorno fa, dicevo, ho aperto un blog. Non so bene perché l’ho fatto. Io non ho mai tenuto un diario. Per un certo tempo, quando avevo 13-16 anni, scrivevo delle cose in certi quaderni. Ma non erano diari. Comunque non li ho più. (Nei blog, tutto ciò che scrivete e pubblicate viene automaticamente archiviato per data, mese e anno: senza che voi dobbiate far nulla. Nulla va perduto, a meno che voi non lo cancelliate apposta). L’idea di tenere un diario mi è sempre sembrata un’idea bizzarra. Eppure ho aperto un blog, senza sapere bene perché lo facevo. E mi sono trovato, senza volerlo e quasi senza saperlo, a scrivere un diario.

In realtà, sono anni che tengo diari. Per anni mi sono scritto settimanalmente con un’amica (oggi ci sentiamo un po’ di meno, e soprattutto al telefono). Da anni telefono ogni giorno alla donna della mia vita (che abita abbastanza lontano da dove abito io) e ci raccontiamo più o meno che cos’è successo durante il giorno. La mia vita, le minuzie della mia vita, le racconto pur sempre, a ritmi più o meno fitti, a un certo numero di persone care. Così, nel momento in cui mi sono trovato difronte la «Pagina Principale» del mio blog, non ho avuto esitazioni. Ho raccontato ciò che avevo appena finito di raccontare a qualcun altro.

Nel giro di poche ore (la cosa mi ha lasciato assai stupito, devo dire) qualche navigatore del web aveva beccata la mia pagina; e aveva depositata nella casella dei «commenti» (altro accessorio automatico del blog) qualche battuta di saluto o di, appunto, commento. Bene, mi sono detto: di nuovo, non sono solo. Questo che ho scritto, che scrivo, non è per me solo.

* * *

Ricapitolando: l’esperienza di raccontare le mie giornate, pressoché quotidianamente, a qualcuno, mi ha messo in grado di iniziare un diario: il cui stile di scrittura ecc. ricalca, me ne accorgo bene, proprio questi racconti orali. D’altra parte, ho iniziato a tenere un diario solo quando mi sono reso conto che esisteva uno strumento per tenere facilmente un diario non privato, ma pubblico.

Non è che io desideri migliaia di lettori per il mio diario. Non credo che i fatterelli della mia vita quotidiana siano particolarmente interessanti (la lite col bigliettaio, la signora stramba incontrata in treno, la telefonata piena di equivoci: ciò che succede a tutti). Ma credo che un diario non pubblico, non sarei mai riuscito a tenerlo.

Perché, appunto, una scrittura che non presupponga un lettore, non esiste.

[I link che seguono risalgono a molti anni fa, e non sono più validi…]

Dovrò confrontarmi con qualcuno, su queste cose. Ad esempio con il mio amico Giuseppe Caliceti, scrittore emiliano, che dal 14 luglio del 2000 tiene un diario in pubblico (non in forma di blog; ma questo non c’entra, è solo un aspetto tecnologico) nelle pagine di http://www.emilianet.it (per leggerlo, cliccare sulla dicitura: «Pubblico/privato»), (e ne ha anche fatto un libro, Pubblico / Privato 0.1, edito da Sironi). O con la scrittrice Francesca Mazzucato, blogger credo della prim’ora (http://francescamazzuccato.splinder.it), che anche lei ha fatto diventare il suo blog un libro (Diario di una blogger, Marsilio). Ma bisognerebbe fare tutto un discorso, sulla scrittura e le scritture nel web. Con calma. Buona settimana.

(Ah, il mio blog? È all’indirizzo http://giuliomozzi.clarence.com. Ma non aspettatevi grandi cose. Magari potrei consigliarvi un blog per settimana, d’ora in poi. Se la cosa interessa. Fàtemi sapere).

1 comments on “100 lezioni di scrittura creativa / 19 (dove si parlava come di cosa nuova di ciò che oggi è archeologia)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...