100 lezioni di scrittura creativa / 31 (dove si parla dei mostri marini)

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di Giulio Mozzi

[Diversi anni fa Gianni Bonina mi chiese di compilare per la rivista Stilos una rubrica che fosse qualcosa come “un corso di scrittura creativa a puntate”. Scrissi 100 puntate. Se le volete tutte in un colpo, le trovate qui. Rielaborate e aggiustate, le 100 puntate sono diventate anche un libro, pubblicato da Terre di mezzo: (non) un corso di scrittura e narrazione. Da oggi le ripubblicherò qui, una al giorno (salvo inconvenienti e incidenti); e cercherò di rispondere a eventuali domande, obiezioni, dubbi eccetera. Occasionalmente inserirò negli articoli, come approfondimento, qualcuna delle mie videolezioni].

[Ho fatto un po’ di confusione. Questa puntata doveva essere la 32. Consiglio quindi di leggere prima appunto la 32. gm]

Corsi di scrittura creativa
Il bando 2015-2016
Dicevo la settimana scorsa [cioè ieri…] che ogni racconto o romanzo, già nelle prime righe, fa al lettore una promessa di narrazione. Leggere le prime frasi o la prima pagina d’un libro, per capire se può interessarci, è un’abitudine diffusa. Ma come funziona, nel dettaglio, questa promessa di narrazione? Io non lo so spiegare. Posso solo fare esempi.

Quello che segue è l’incipit di Viaggio alle Incoronate, un romanzo di Hans Kitzmüller. Kitzmüller è un germanista goriziano, un narratore, un prestigioso studioso e traduttore. Le Incoronate sono isole della Dalmazia. Io, tengo a precisarlo, non ho ancora letto il libro.

L’idea di partire finalmente, mi emozionava. Per andare sino alle Incoronate dovevo affrontare una lunga navigazione solitaria che poteva essere anche di tre, quattro giorni – dipendeva dal tempo e dal mare che avrei trovato. Mi pregustavo però anche la meraviglia e lo stupore di fronte a visioni straordinarie. Laggiù volevo gettare l’ancora in ogni baia sicura, ormeggiare ad ogni piccolo molo dell’arcipelago. E starmene lì, seduto o sdraiato nel sedile del pozzetto, cullato nella quiete dell’attracco a vivere intensamente il lieve nulla di cui sono fatte le ore trascorse a bordo in certe sere silenziose e in certe notti luminose.

Questo incipit contiene tutto il programma d’un libro. Un uomo parte per un viaggio a lungo progettato, o più volte rimandato, comunque molto desiderato («finalmente»), nel corso del quale egli prevede o progetta di entrare in uno stato d’animo speciale, anzi già vi sta entrando («mi emozionava»), stato d’animo possibile in quanto il viaggio, grazie alle «incertezze» e alla «solitudine» che garantisce, si prospetta come alternativo alla vita ordinaria del protagonista, che si presumerà «certa» e «affollata», più o meno come potrebbe essere la vita di un professore di Lingua e letteratura tedesca all’Università di Udine, quale Kitzmüller è. Naturalmente, che la narrazione sia autobiografica, o para-autobiografica, è una supposizione. Ma siamo appena all’inizio, e abbiamo il diritto di fare supposizioni.

La destinazione del viaggio è provvista d’un nome quasi magico: le Isole Incoronate fanno pensare all’Isola-non-trovata o all’Isola Ferdinandea. Come se ciò non bastasse, il signor Kitzmüller già annuncia «meraviglia», «stupore» e «visioni straordinarie»; meraviglia stupore e visioni, tuttavia, non terribili né inquietanti, bensì da godersi in «baie sicure», «seduto o sdraiato», «cullato nella quiete». Il viaggio sarà quindi estatico: non sarà il viaggio mistico del giovane che va incontro ai pericoli per mettersi alla prova e tentar di diventare immortale, ma il viaggio estatico dell’adulto che cerca pace e straniamento per ritrovare, diciamo così, la sua nascita. Nient’altro che un’estasi, infatti, è quel «vivere intensamente il lieve nulla» che sta nell’ultima frase. Viene in mente quel viaggiatore leggero e folle che fu Robert Walser: i cui personaggi spesso intraprendono viaggi a piedi, nel corso dei quali godono di ogni felicità.

Che libro ci aspettiamo, dunque? Non certo un’avventura marinaresca. Ci aspettiamo che un professore di Lingua e letteratura tedesca, o comunque un personaggio immaginabile da un professore di Lingua e letteratura tedesca, passi alcuni giorni in mare; non in mezzo al mare, ovviamente, ma costeggiando; e che questi giorni si riempiano di eventi minimi, di «lievi nulla»; e che tra eventi minimi e «lievi nulla» irrompa qualcosa. Che cosa? Ma, sarà un passato, saranno dei passati. Il libro sarà un libro di rievocazione. Creata per mezzo della «solitudine» una tabula rasa, il nostro professore o personaggio aprirà la propria mente, lascerà libero il passaggio a tutto ciò che “il logorio della vita moderna” tiene invece a bada, distante. Giusto? È più o meno questo, il libro che ci aspettiamo?

La cosa divertente è che il libro – passo dalla prima pagina all’ultima – finisce con queste parole:

Tutto, poi, è stato esattamente così.

* * *

Ma la vera curiosità che ci farà leggere il libro è questa: il nostro navigante, in quei giorni di viaggio, incontrerà i mostri marini?

«Che c’entrano i mostri marini?», domanderà qualcuno.

Una mappa dei mostri marini
Una mappa dei mostri marini

In effetti l’incipit non dice nulla sui mostri marini; non li nomina, non li promette, ma nemmeno li nega. I mostri marini sono nella nostra immaginazione. Che cosa saranno, le «visioni straordinarie» di cui si parla? Saranno semplicemente paesaggi molto belli, o saranno i mostri marini? L’incipit, in effetti, mette avanti due cose che stanno in tensione. La promessa di «meraviglia» e di «visioni straordinarie» è almeno all’apparenza incompatibile con la promessa di «lievi nulla», di «quiete» e di «sere silenziose». Siamo ancora all’inizio della narrazione, siamo pronti a tutto: ma abbiamo cominciato, senza rendercene ben conto, a dare una forma a questa nostra disponibilità. In sostanza, ci stiamo preparando a sovrapporre le cose incompatibili: ad accettare che una «sera silenziosa» sia fonte di «meraviglia», che un «lieve nulla» si presenti come una «visione straordinaria». Stiamo imparando a rinunciare ai mostri marini.

Alla fin fine siamo abbastanza sicuri che Viaggio alle Incoronate sarà un libro un po’ noioso: perché non ci offrirà un turbine di avvenimenti nitidamente esposti, come i libri d’avventure, ma tenterà invece di confondere la nostra visione. Ci saranno pagine nelle quali non capiremo bene se una «visione straordinaria» o un «lieve nulla» si stia levando dinanzi ai nostri occhi.

Ecco. L’incipit di Viaggio alle Incoronate è sicuramente un bell’incipit, molto evocativo, un po’ magico. Fa al lettore una promessa assai seria. E in effetti (nel frattempo l’ho letto) poi la mantiene. È un libro assai bello. Se v’incuriosisce, e non riuscite a trovarlo in libreria, potete rivolgervi direttamente all’editore. La settimana prossima faremo a pezzi qualche altro inizio di narrazione. Perché nella narrazione, così come nelle relazioni amorose, nell’inizio di solito c’è già tutto. Buona settimana.

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