Scrittura creativa

100 lezioni di scrittura creativa / 30 (dove si parla dell’inizio)

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di Giulio Mozzi

[Diversi anni fa Gianni Bonina mi chiese di compilare per la rivista Stilos una rubrica che fosse qualcosa come “un corso di scrittura creativa a puntate”. Scrissi 100 puntate. Se le volete tutte in un colpo, le trovate qui. Rielaborate e aggiustate, le 100 puntate sono diventate anche un libro, pubblicato da Terre di mezzo: (non) un corso di scrittura e narrazione. Da oggi le ripubblicherò qui, una al giorno (salvo inconvenienti e incidenti); e cercherò di rispondere a eventuali domande, obiezioni, dubbi eccetera. Occasionalmente inserirò negli articoli, come approfondimento, qualcuna delle mie videolezioni].

State un po’ a sentire:

Nel 1903 mia nonna Teresa, madre di mio padre, si arrabbiò con Dio e anche con tutti gli ebrei di Dnepropetrovsk, in Ucraina, perché continuavano a credere in Lui malgrado la micidiale inondazione del fiume Dnepr. Durante l’alluvione era morto Giuseppe, il suo figlio preferito. Quando l’acqua aveva cominciato a invadere la casa, il ragazzo aveva spinto in cortile un armadio e ci si era arrampicato sopra, ma il mobile non rimase a galla perché era gravato dai trentasette trattati del Talmud…

Sono le prime righe di Quando Teresa si arrabbiò con Dio, romanzo di Alejandro Jodorowsky (1992; Feltrinelli 1996). Conosco pochi inizi di narrazione così fulminanti. Jodorowsky forse non se n’era reso conto (il titolo originale è Donde mejor canta un pàjaro), ma evidentemente il traduttore (Gianni Guadalupi) e l’editore italiani sì: e dall’incipit ricavarono il titolo. Mi ricordo: vidi il libro, il titolo mi attirò, lessi il primo capoverso e senza esitare passai alla cassa. Due giorni dopo avevo già letto il libro. Ottimo.

Le prime righe di una narrazione sono importanti tanto quanto il primo approccio in una seduzione. In quanto lettori, lo sappiamo bene. Ma come è fatto un incipit efficace? Guardiamo qualche esempio.

La sorpresa.

Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sonni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo.

F. Kafka, La metamorfosi. Raramente l’elemento fantastico entra così velocemente nella narrazione, e in maniera così naturale.

Il conflitto.

La notizia arrivò all’Alto Commissariato britannico di Nairobi alle nove e trenta di un lunedì mattina. Per Sandy Woodrow fu come una fucilata, che lo colpì diritto nel suo cuore inglese diviso.

J. Le Carré, Il giardiniere tenace. Dove non conta tanto l’effetto di shock («una fucilata») quanto l’immagine del «cuore inglese diviso»: noi già immaginiamo un conflitto interno al personaggio.

Il destino.

Non l’ho mai conosciuta da viva. Lei, per me, esiste solo attraverso gli altri, nell’evidenza delle loro reazioni alla sua morte. Scavando a ritroso e attenendomi ai fatti posso dire che era una ragazza triste e una puttana. Nella migliore delle ipotesi era una fallita, un’etichetta che, del resto, potrei applicare a me stesso.

J. Ellroy, Dalia Nera. Non sappiamo ancora niente, ignoriamo chi sia lei e chi sia lui; ma presentiamo che non sapremo mai veramente chi è “lei”, e che alla fine del romanzo “lui” scoprirà di non sapere niente di sé.

L’azione.

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comperati lei. Quanto a Lucy aveva già il suo daffare. Si dovevano togliere le porte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati tra poco. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca come se fosse stata appena creata per dei bambini su una spiaggia.

La signora Dalloway di V. Woolf non è certo un “romanzo d’azione”; tuttavia l’incipit ci offre già quel “narrare concitato” tipico di questo romanzo, in cui il turbinare di percezioni e pensieri ci avvolge e dà l’illusione di un’azione continua.

Generalizzando, si potrebbe dire: un buon inizio di narrazione presenta velocemente uno o più personaggi determinati, in una situazione determinata, posto o posti in un conflitto e/o difronte a un avvenimento improvviso e/o misterioso. Questa generalizzazione, come sempre in questo campo, vale quel che vale.

I demoni di F. Dostoevskij, ad esempio, inizia così:

Nell’accingermi alla descrizione degli avvenimenti tanto strani svoltisi or non è molto nella nostra città, in cui finora non era accaduto nulla di notevole, sono costretto, per la mia inesperienza, a rifarmi alquanto da lontano; e precisamente da alcuni particolari biografici intorno a Stepan Trofimovic Verchovenski, uomo rispettabilissimo e di molto ingegno. Questi particolari non serviranno che d’introduzione, mentre la storia che mi propongo di scrivere seguirà poi.

Il bello è che i «particolari biografici» occupano, nell’edizione che ho qui, 210 pagine su complessive 730 del romanzo. Sarà una questione di respiro: un racconto di venti pagine ha bisogno di un inizio più spiccio di un romanzo di 730; e un romanzo di 730 pagine avrà bisogno di imporre al lettore un ritmo di lettura pacato, piuttosto che convulso.

O pensate ai Promessi sposi, che iniziano addirittura tre volte: prima c’è l’introduzione falso-seicentesca («L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita…»), poi c’è lo scorcio paesaggistico (ma anche storico-sociale) che tutti conoscono («Quel ramo del lago di Como…»), e infine c’è l’inizio della narrazione vera e propria: «Per una di quelle stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra…». Notiamo, però, che l’incontro di don Abbondio con i bravi di don Rodrigo è un inizio di narrazione che presenta un personaggio determinato, in una situazione (tempo, spazio, contesto sociale) determinata, posto in un conflitto e difronte a un avvenimento improvviso e misterioso.

* * *

Leggete questa:

Ieri pomeriggio a Monteortone due giovani a bordo di una motocicletta hanno rotto il vetro di un’auto parcheggiata in via Castello da una coppia di turisti tedeschi e si sono impossessati della busta di plastica lasciata sul sedile, contenente un pacco di fazzoletti di parta e alcune creme antisole. Gli agenti della polizia municipale hanno accompagnato la coppia a sporgere denuncia ai carabinieri.

Questa notizia breve, uguale a tante altre che si trovano nelle pagine di cronaca locale, è già un discreto inizio di narrazione. Ci sono due personaggi determinati, c’è una situazione determinata, c’è un avvenimento improvviso (per quanto non grave: forse apparentemente non grave) e, volendo, misterioso (perché rubare, considerato il molto rischio e il prevedibile minimo guadagno, una busta della spesa dall’aria – quanto si capisce – non tanto piena?).

Ma delle relazioni tra notizia e incipit, giornali e romanzi, parliamo settimana prossima. Arrivederci.

Scrittura creativa, Corsi di scrittura creativa a Milano
Clicca sul blocnotes di S. Freud per leggere il bando della Bottega di narrazioen 2015-2016

5 comments on “100 lezioni di scrittura creativa / 30 (dove si parla dell’inizio)”

  1. “Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa” (Se una notte d’inverno un viaggiatore, Calvino)

    “Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finché sei ancora intero. Salvati.
    Ci sarà pure qualcosa di meglio alla TV” (Soffocare, Palahniuk)

    Rilassati. Vattene. Raccogliti. Sparisci. Spegni la tv. Accendi la tv.
    Il risultato è poi lo stesso.

  2. Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

  3. Molto interessante. Non tanto per la spiegazione sull’importanza dell’incipit che mi era già abbastanza nota. No. In questa lezione gli esempi mi mostrano un aspetto importante (anzi due) diverso da quello che avevo imparato a pensarlo tale. Mi spiego: fino a oggi quando mi ritrovavo a scegliere come scrivere un incipit d’effetto cercavo sempre di mettere in evidenza il momento più “drammatico”. Inoltre pensavo erroneamente che se per un articolo l’incipit fosse di un paio di righe, in un romanzo lungo l’incipit avrebbe dovuto essere come minimo l’intero primo capitolo. Mentre osservo che – Promessi sposi a parte – gli altri sono molto compatti e, sì, anche significativi e accattivanti pur non mostrando nulla di “clamoroso”.

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