Scrittura creaiva, Corsi di scrittura creativa a Milano

100 lezioni di scrittura creativa / 45 (dove si spiega che “Matrix” e “A Christmas Carol” sono la stessa cosa)

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di Giulio Mozzi

[Diversi anni fa Gianni Bonina mi chiese di compilare per la rivista Stilos una rubrica che fosse qualcosa come “un corso di scrittura creativa a puntate”. Scrissi 100 puntate. Se le volete tutte in un colpo, le trovate qui. Rielaborate e aggiustate, le 100 puntate sono diventate anche un libro, pubblicato da Terre di mezzo: (non) un corso di scrittura e narrazione. Le ripubblico qui, una al giorno (salvo inconvenienti e incidenti); e cercherò di rispondere a eventuali domande, obiezioni, dubbi eccetera. Occasionalmente inserirò negli articoli, come approfondimento, qualcuna delle mie videolezioni].

Questa sera [vi ricordo che queste lezioni sono state scritte anni fa] andrò a leggere un Racconto di Natale in una serata di Racconti di Natale

Mi hanno invitato dicendomi: «Può fare come vuole, può leggere un Racconto di Natale scritto da lei o scritto da altri, edito o inedito, come vuole. Basta che, quando ha deciso, ci avvisi: così evitiamo che due persone decidano di leggere lo stesso Racconto di Natale».

Io ho risposto: «Poiché ne ho scritto uno, leggerò un Racconto di Natale scritto da me».

Mi hanno detto: «Bene».

Poi ho parlato un po’ della cosa con un amico che, a differenza di me, è un grande esperto di Racconti di Natale; e così ho scoperto che il mio racconto è sì un racconto di Natale, ma non è un Racconto di Natale. Gli manca una maiuscola.

«I Racconti di Natale Standard», mi ha spiegato l’amico, «sono racconti di redenzione. Sono racconti nei quali un evento improbabile, inatteso, addirittura casuale, produce nel cuore di un protagonista solitamente freddo, generalmente maldisposto, eventualmente anche cattivo, un certo riscaldamento. Ma il Perfetto Racconto di Natale è quello in cui un qualcuno che non possiede nulla riesce a fare, disinteressatamente e quasi senza accorgersene, un dono-della-vita a un qualcuno che possiede tutto, o quasi tutto, o comunque desidera possedere tutto».

«Che cosa intendi per dono-della-vita?», ho domandato all’amico.

«Intendo quel dono che ti cambia la vita», ha risposto l’amico. «Quel dono che consiste, detto nel modo più semplice e brutale, nella Rivelazione della Verità».

Nel mio racconto di Natale, minuscolo, non perfetto e nemmeno standard, non succede questo. Succede dell’altro. Ma pazienza: è comunque un racconto di Natale, e questa sera lo leggerò. Tuttavia, per sicurezza, per controllare se ho capito bene, sono andato a rileggermi il Canto di Natale di Charles Dickens. Che, se non è quello il Perfetto Racconto di Natale, ho pensato, quale racconto lo è?

Allora: non vi riassumo il Canto di Natale, che tanto lo sapete tutti (e se non lo sapete, datevi una mossa e leggetelo). Ma vi ricordo il succo della storia. Il succo della storia è che un uomo viene guidato a scoprire che i poveri sono poveri; che essere poveri significa non avere niente, nemmeno il possesso della propria vita; che le persone povere sono persone.

Nel Canto di Natale il protagonista cattivo e maldisposto viene guidato a fare una esperienza di verità. A dirla tutta: viene guidato a fare una esperienza, a fare per la prima volta nella sua vita una esperienza del mondo. Il mondo, fino al giorno prima, per il cattivo e maldisposto Uncle Scrooge, non esisteva: non ne aveva mai fatta esperienza. Aveva fatta esperienza di un “mondo” tra virgolette: il “mondo” prodotto da lui, il “mondo” delle sue (scarse) relazioni sociali, il “mondo” dell’astrazione monetaria, eccetera eccetera. Mai, proprio mai, aveva fatta esperienza del mondo senza virgolette.

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È un po’ come Matrix. Ebenezer Scrooge se ne stava nella sua cella-culla, a dormire e a sognare di essere ricco in un mondo nel quale la ricchezza (la sua ricchezza) era la cosa più desiderabile che ci fosse; e all’improvviso qualcuno lo sveglia, lo conduce a fare esperienza del mondo senza virgolette (del mondo senza Matrix) e a un certo punto, quando finalmente la miseria del mondo è dispiegata sotto gli occhi di Ebenezer Scrooge, gli dice: «Benvenuto nel deserto del Reale!».

Ma, c’è una differenza. Perché Matrix, con tutta la sua buona volontà, non è un Racconto di Natale.

La differenza è che il Perfetto Racconto di Natale, dopo aver condotto il protagonista a fare un’esperienza del mondo senza virgolette, mica lo abbandona lì. Tutt’altro. Provvede, invece, a fornirgli delle altre virgolette: diverse. Il protagonista esce dal “mondo”, fa esperienza del mondo, e viene condotto in un «mondo».

Queste virgolette sono indispensabili. Il mondo senza virgolette è incomprensibile, è orrore. Abbiamo bisogno di virgolette. Se il Velo di Maya ci separa dal deserto del Reale, abbiamo tutto il diritto di desiderare di sapere che cosa c’è al di là del Velo di Maya; ma abbiamo anche il dovere di sapere che il Velo di Maya, un Velo di Maya, è indispensabile. Senza Velo di Maya, senza virgolette, saremmo esposti all’orrore del Reale.

Un paio di puntate fa scrivevo:

Quella cosa banale che si dice dei romanzi, che creano un mondo, penso che si possa ridirla con un po’ di ricchezza in più: i romanzi inventano un mondo e, pur senza uscire da questo mondo, alludono, da dentro quel mondo, a qualcosa che c’è là fuori; e in questo dirigere i nostri occhi verso il là fuori c’è, forse, quella che si chiama la verità della letteratura.

Potrei aggiungere, adesso, che la verità della letteratura è forse non solo nel dirigere i nostri occhi verso il là fuori, oltre Veli e virgolette; ma anche nel riportare poi il nostro sguardo in un dentro. Perché là fuori, semplicemente, non si può vivere.

Ci provo ancora (vi sarete accorti che tutto questo mio parlare è un girare intorno, un tentar di provocare intuizioni; non è un procedere tanto razionale). Ci provo dicendo: la letteratura ci fornisce esperienze immaginarie (anche la poesia, eh!, e anche il cinema e il teatro: mica solo la narrativa). Ci consente quindi di sperimentare situazioni, condizioni, pensieri che ci farebbero morire, senza che ci sia pericolo di morte. E in questo modo ci permettere di includere la morte, senza averla sperimentata, dentro la nostra esperienza.

Il Perfettissimo Racconto di Natale è, naturalmente, quello contenuto nei Vangeli. Che cosa succede nel Perfettissimo Racconto di Natale? Succede che il là fuori più là fuori che ci sia, la persona divina (che, avendo creato il mondo, non può che essere fuori dal mondo), decide di entrare dentro il mondo. Il Perfettissimo Racconto di Natale dice che ciò che avviene tutti i giorni immaginariamente nella Letteratura, è avvenuto una volta (un’azione singolare, un punctum) nella Storia. Che c’è quindi un punto dove il dentro e il là fuori coincidono: un punto dove il Reale appare, e non è un deserto.

3 comments on “100 lezioni di scrittura creativa / 45 (dove si spiega che “Matrix” e “A Christmas Carol” sono la stessa cosa)”

  1. Non so se ho ben capito ma “un’intuizione” mi è stata provocata. O più che altro mi è tornata alla memoria una strana sensazione che provai anni or sono, quando decisi di scegliere “l’amore”, l’“irreale“, la “fantasia protetta dalla realtà“. Accadde dopo aver letto alcuni libri di psicologia e di filosofia e in particolare “Il libro dell’es“ di Georg Groddeck, “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente“ e “Il mondo come volontà e rappresentazione“. Dove ci si innamora solo del proprio padre (o chi per esso) riproiettato e dove l’amore quindi non esiste… tanto per dirne una.
    Troppa realtà… terribile. Ho capito tutto, l’ho accettato per un periodo e poi ho deciso di tornare nell’apparente ignoranza affidandomi a pensieri più felici, a costo di inventarmi un mondo diverso da quello reale. Forse qualcosa c’entra.

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