Dalla Bottega di narrazione, 3: Alessandro Cecchinelli

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Domenica 12 giugno 2016, a Milano in via Tenca 7 (Spazio Melampo, ore 10-13), la Bottega di narrazione presenta a un pubblico di operatori dell’editoria un gruppo di nuove opere scritte da Cristiana Bernasconi, Luca Bonini, Alessandro Cecchinelli, Valentina Durante, Cosimo Lupo, e Patrizia Sorrentino. Per informazioni: bottegadinarrazione@gmail.com. Da oggi a domenica presentiamo brevemente le cinque opere. Ecco il romanzo (in corso d’opera) di Alessandro Cecchinelli.

Alessandro Cecchinelli, Tutti gli altri posti

Christine e Léa Papin
Christine e Léa Papin
1933, a Le Mans, nella sera del 2 febbraio, festa di Candelora, le sorelle Christine e Léa Papin, due ragazze a servizio in casa di un avvocato, massacrano la padrona e la figlia. Strappano loro gli occhi, infieriscono sui corpi in agonia con martello, forbici e coltello da cucina, quasi dovessero preparare un agnello al forno. Imprimono il sangue mestruale della figlia sui genitali della madre, come in un rito.

Tempo presente, il protagonista di Tutti gli altri posti – che della storia delle sorelle Papin è il narratore – ha due doveri e un’ossessione. Il primo: deve fare una ricerca su quel crimine doppio e molto raccontato per conto di qualcuno, ci sono soldi da prendere e urgenze di consegna. Il secondo: deve badare per qualche giorno alla nonna non più autosufficiente in casa dei suoi, che si sono presi, dopo tanto, una meritata vacanza. Scrittura su commissione e badanza: accudendo l’anziana, passerà il resto del tempo tra fotocopie, ritagli di giornale, navigazioni in rete, libri trovati un po’ dappertutto: pensa sarà facile concludere. E invece no. Perché è notte e, tra il ronzio del materasso antidecubito e il respiro regolare della donna addormentata, raccontare di un antico delitto, anche se è avvenuto lontano nel tempo e nello spazio, si rivela un compito arduo. Non è la ferocia a turbarlo; e neanche l’apparente assenza di un movente. Non sono i molti testi a confonderlo: del fatto si sono occupati cronisti, criminologi, psicoanalisti, intellettuali impegnati come Sartre e la De Beauvoir, Jean Genet ci ha costruito su uno dei suoi testi più rappresentati in teatro: Le serve. Il problema è semmai un’ossessione, che si è insinuata inesorabile in lui: in fondo non gli interessano le assassine, e nemmeno le vittime. Lui è ossessionato dalla sarta.

L'articolo nella rivista Détective
L’articolo nella rivista Détective
L’ha trovata in questo fugace passaggio di un articolo sul delitto Papin, comparso su una rivista dell’epoca specializzata in fattacci, Détective:

Per più di un quarto d’ora, come dichiarò in seguito la sarta che quel giorno cuciva in casa del signor Formont, il vicino, si sono udite le urla delle due vittime.

Non può smettere di chiedersi come sia possibile ascoltare tanta violenza, nella casa accanto, e attendere, non fare nulla. Che cosa avrà provato e pensato la sarta in quel quarto d’ora tutto suo? Nessuno lo sa: il dato manca, è una lacuna della storia in cui il protagonista comincia a sprofondare, mentre i suoni della notte lo confondono, gli atti di accudimento della nonna si avvicendano agli indizi sul crimine. Rapporti medico legali, vecchie fotografie su lastre di vetro, atti processuali: tracce, segni da decifrare e nella loro materialità e nei contenuti, come avrebbe fatto Sherlock Holmes. Spesso la deduzione difetta, ma l’immaginazione soccorre. L’io narrante fantastica su quello che sta dietro e ai lati delle immagini, tra le righe dattiloscritte delle fonti d’archivio: ricostruisce episodi, congettura sulle persone coinvolte, quello che non sa crede di poterlo comunque narrare, invece di tacere. Illazioni? Sono piuttosto reazioni, provocate da un vago senso di somiglianza. Perché la sarta assomiglia a qualcuno che conosce: in fondo, sua nonna, non avrebbe potuto comportarsi come lei? Magari durante la guerra, in mezzo a tutta quella violenza?

Il torto non è solo quello che si fa e si subisce. A volte è quello di chi non si siede né tra le vittime né tra gli assassini: sta altrove, nella casa accanto, magari. In tutti gli altri posti.

Nell’immaginazione del protagonista la vita della sarta e quella della nonna aderiscono sempre di più, le due donne si annodano e confondono, lo interpellano: non somigliano un po’ anche a lui?

Ecco che la storia di qualcun altro può diventare persino la propria storia, perché:

Non sei tu a raccontare il delitto, è il delitto a raccontare te.

Alessandro_CecchinelliAlessandro Cecchinelli è nato nel 1979 a Carrara (Ms), ma vive da sempre nella provincia spezzina. Dopo il diploma di liceo classico e un inizio di università, ha cominciato a lavorare. Ha fatto il commerciante ambulante, ha dato lezioni private, è stato attore in diverse compagnie della sua zona (come la Compagnia degli Scarti) e in alcuni film indipendenti. Dopo una serie di corsi di formazione, nel 2005 con altri soci ha fondato una cooperativa che si occupa di gestire e riordinare archivi e biblioteche e di valorizzare beni culturali: la Promemoria Scrl. Ne è stato presidente per alcuni anni e ora si occupa sia della sua amministrazione sia del lavoro sul campo, tra i documenti.
Attualmente fa parte dell’Associazione Culturale Rasoterra di Sarzana (Sp) che, con il Lavoratorio artistico, cerca di mantenere viva e attiva tutto l’anno una piccola casa di cultura. Cura le trasmissioni della web radio ad essa legata e partecipa all’organizzazione delle iniziative, tra cui il Festival della Mentina – Primo Festival Riduttivo (nato nel 2013 come versione off del Festivalone della Mente).

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