I dieci trucchi per pubblicare un libro senza nemmeno scriverlo

6 commenti

di giuliomozzi

1. Il primo trucco è il più ovvio: copiatelo. Ma badate: la strada della copiatura, rispetto alla strada dell’invenzione, è sì in discesa; ma non manca – come tutte le strade – di intoppi, di buche nell’asfalto, di semafori dal rosso eterno (questa massima morale è copiata). Soprattutto, e tanto più in quest’era internettiana, scovare un copiatore è facilissimo (esistono, per dire, programmi appositi). Quindi: copiate, ma con astuzia.

2. Un’astuzia del copiare è: copiare da più libri, non da uno solo. Guardate Umberto Eco e il suo Nome della rosa. Eco passò una vita a studiare, e quando gli venne voglia di scrivere un romanzo ebbe la vita facile: fece un centone (genere letterario dalle origini nobilissime, peraltro).

3. Ma forse, se volete pubblicare un libro ma non avete voglia di scriverlo, non avete nemmeno voglia di passare una vita a studiare. Allora possiamo suggerire la contaminatio, altra procedura dalle antiche e nobili origini, consistente nel prendere due o tre testi e rimescolarli tra loro. Per esempio, potete prendere un manuale sulla confessione e uno sul sesso orale, e copiare una pagina dall’uno e una dall’altro. L’effetto scandalistico è garantito. Oppure prendete il racconto Una discesa nel Maelström di Edgar Allan Poe e il manuale di funzionamento della vostra lavatrice: otterrete un prodotto decisamente postmoderno. E così via.

4. E’ sottile la distinzione tra la contaminatio e il collage. In sostanza: nella contaminatio ogni passaggio narrativo conserva sostanzialmente la propria funzione (narrativa); nel collage i testi-origine sono adoperati senza alcun riguardo, e ogni singola frase può essere adoperata per significare altro da ciò che significava nel testo-origine (eventualmente: per non significare nulla; in tal caso otterrete il plauso dei post-neoavanguardisti tutti) (dico dai post-, perché i neoavanguardisti, fioriti all’inizio degli anni Sessanta, ormai hanno cominciato a lasciarci; da lettore li ho molto amati).

5. Cosa diversa da contaminatio e collage è il montaggio: il montaggio adopera sì un certo numero di testi-origine, ma essi sono tutti coerenti e raccontano sostanzialmente la medesima storia. Se a es. raccontate la disfatta di Caporetto montando frasi passaggi episodi pescati da quei due o trecento libri di memorie di guerra che ancora si trovano in giro nei mercatini, è evidente che state facendo qualcosa di completamente diverso da quanto descritto al n. 3 e al n. 4.

6. Se non volete affaticarvi con le procedure di cui ai nn. 2, 3, 4, 5, vi resta una soluzione sola: copiate integralmente. Per evitare di essere scoperti, però, dovrete copiare un’opera poco nota, magari scritta in una lingua conosciuta da pochissimi, e così via. Non commettete, insomma, l’errore di Pierre Menard. Le lingue ugro-finniche vanno benissimo, in genere; anche la letteratura dialettale di Katmandu, in genere, si presta a copiature quasi senza rischi.

7. Non conoscete le lingue ugro-finniche, la letteratura dialettale di Katmandu vi fa schifo. A questo punto, l’unico rimedio per pubblicare un libro senza nemmeno scriverlo è: farlo scrivere a un altro. Se siete accademici, non c’è problema: gli allievi sono lì per questo.

8. Nel caso in cui siate famosi, non ci sarà bisogno di cercare a lungo: saranno le case editrici a cercarvi e proporvi di fare un libro. Possibilmente, un libro nel quale la vostra famosa personalità e le vostre famose gesta siano al centro del tutto. Attenzione, però: generalmente le case editrici, benché si assumano senza problemi l’onere della scrittura dell’opera, probabilmente vi imporranno – per motivi di sicurezza, vi diranno – di leggerla.

9. Se non siete famosi, dovete diventarlo. Un delitto efferato è la via più semplice. Parlatene prima col vostro avvocato. Ci sono anche altri mezzi per diventare famosi: compiere atti eroici, diventare Presidente della Repubblica, proporsi come voce di una generazione (pensate a Christiane F.), apparire in pubblicità delle quali tutti parlano (esemplare il caso di Myriam Szabo, oggi più nota come Yumma Mudra); il delitto è tuttavia ancora oggi il percorso più spiccio, soprattutto se commesso nell’ambito familiare.

10. Pubblicate un libro di sole pagine bianche. Non sareste né il primo né il secondo, e a nessuno tra coloro che vi hanno preceduti è mancato un certo successo.

Bene. Adesso che avete letto fin qui, andate a guardarvi il bando per l’annualità 2017-2019 della Bottega di narrazione.

6 comments on “I dieci trucchi per pubblicare un libro senza nemmeno scriverlo”

  1. Buondì,
    una domanda/richiesta/riflessione
    Dal basso della mia ignoranza, pensavo a come “ricalcare” un racconto della O’Connor che ho letto ultimamente (la vita che salvi può essere la tua) posizionandolo su di un immaginario tavolo luminoso. Mi sono ricordata del mio professore di disegno figurativo al Liceo Artistico che ci diceva “guagliù avita cupià ‘a realtà”. Mi sono detta che è dalla nascita che copiamo, i bambini copiano il comportamento degli adulti, i cuccioli imitano la madre nella caccia e così via.
    “E se non avete occasione di copiare dal vero” diceva sempre lo stesso professore di prima “allora copiate i disegni dei Maestri del passato”. Che poi la parola giusta sarebbe ‘imitare’. Ho conosciuto molti pittori copisti nella mia vita, ma soltanto tre erano dei ‘copisti’ di gran talento. Un’amica ventennale la quale copia i quadri del rinascimento e del seicento creando delle opere d’arte cariche di suggestioni, commoventi. Un’altro era il fratello del mio ex compagno che dipinse un quadro del settecento che pareva di sentire Mozart in sottofondo. Il terzo era un falsario ‘autentico’, dipinse un ritratto fiammingo del cinquecento di pura fantasia che vendette per un botto di soldi: era tra i quadri fiamminghi più belli che avessi mai visto. Tutti e tre hanno il dono di ‘imitare’ , trascendono la copia e spaziano nell’emozione.
    Riflettevo se le stesse dinamiche si potessero applicare alla scrittura…?
    Sono seria, giuro.
    🙂

  2. decisamente esilarante. E anche oggi la giornata sarà piacevole. 🙂 Grazie, GM.

  3. No!!! Ma ho appena terminato di scriverne uno originale, perché non l’ho saputo prima? Beh, almeno adesso so che se voglio cimentarmi nuovamente una simile impresa basta mi rifaccia alla letteratura dialettale di Katmandu: grazie per le dritte! 😉

  4. Il punto 9 mi ha dato da riflettere. Ne ho parlato col mio avvocato e credo di aver individuato una soluzione ottimale, che minimizza le conseguenze penali e massimizza l’impatto sui media, soprattutto i social. Vada per il delitto in ambito familiare; vittima designata: il mio gatto. Pensavo di filmare l’esecuzione e poi postarla sul mio profilo facebook. Sì, mi piace; farò così.

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