Dieci sistemi quasi sicuri per trasformare una storia piatta in un romanzo avvincente e di successo

4 commenti

di giuliomozzi

1. Intitolatela Flatlandia.

2. Introducete una sottostoria. Se la storia principale racconta, per esempio, di un canguro nano che si innamora di un biglietto dell’autobus (non ricambiato), potreste inserire la sottostoria di un’ostetrica specializzata in assistenza alle macchine emettitrici di biglietti: sarà lei ad disinceppare la macchina dalla quale un bambino comprerà, per andare allo zoo comunale, proprio quel biglietto del quale il canguro nano eccetera (ma questo si capisce solo nell’epilogo). Poi sarebbe consigliabile che, alla fine, il biglietto cedesse – o il canguro nano trovasse un destinatario più realistico per i suoi sentimenti.

3. Trovate dei nomi interessanti per i vostri personaggi. Se la vostra storia racconta, per esempio, di Giuseppe che corteggia Luciana che però ha occhi solo per Giovanni che purtroppo è già sposato con Luisa (ma, e non lo sa nessuno, la tradisce con Alberta che è la fidanzata ufficiale di Giuseppe), è chiaro a tutti che il più adrenalinico dei lettori rischia di non farcela a superare pagina due. Ma se la vostra storia raccontasse, per esempio, di William S. Burroughs che corteggia Virna Lisi che però ha occhi solo per Giulio Andreotti che purtroppo è già sposato con Emilio Fede (ma, e non lo sa nessuno, lo tradisce con Hilary Clinton che è la fidanzata ufficiale di William S. Burroughs), capite subito che è tutta un’altra cosa. Naturalmente non dovrete studiarvi le biografie di Burroughs, Lisi, Andreotti, Fede, Clinton: basta cambiare i nomi ai personaggi, magari farli fisicamente simili agli “originali”, e inventare una ragione di poetica (tipo: lo straniamento) da spiattellare ai giornali.

4. Affittate un ghostwriter. Non è mica una cosa da vergognarsi. Pensate che Gesù Cristo ne aveva quattro.

5. Cercate un titolo alla moda. Una volta si intitolavano i romanzi col nome del protagonista (David Cooperfield di Dickens, Ivanhoe di Scott ec.), oggi vanno più di moda i titoli lunghi come Viaggio attraverso la gioventù secondo un itinerario recente di Lorenzo Montano, La incredibile e triste storia della candida Erendira e della sua nonna snaturata di Gabriel García Márquez, La buona e brava gente della nazione di Romolo Bugaro, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepúlveda, Historia del Concilio Tridentino nella quale si scoprono tutti gl’artificii della Corte di Roma, per impedire che né la verità di dogmi si palesasse, né la riforma della Chiesa e del Papato si trattasse, di Paolo Soave, e così via. Vanno bene anche i titoli un po’ matematici: Due di due e Di noi tre di Andrea de Carlo, La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, Le otto montagne di Paolo Cognetti, 1984 di George Orwell, e via numerando. Pure le titolazioni che alludono a forme non romanzesche, tipo trattati e manuali, suscitano un certo interesse: Manuale per ragazze di successo ancora di Paolo Cognetti, Il culto dei morti nell’Italia contemporanea di un certo Mozzi, Storia (molto) breve di quasi tutto di Bill Bryson, Breve trattato sulle coincidenze di Domenico Dara, eccetera.

6. A storia piatta, titolo piatto. Niente accade, a modo suo, è eccellente. Storia triste, magari eccede un po’. Una brutta storia forse promette più di ciò che può mantenere. Vedete un po’ voi.

7. Lisciate il vostro editor, ovvero fate sì che si convinca di essere un Gordon Lish; poi dategli carta bianca. Se il libro andrà malissimo, tutti sapranno di chi è la colpa.

8. Ingarbugliate la storia. Se lui e lei vogliono sposarsi, piazzate là un cretino – ma coi soldi, e pericoloso – che si mette in mezzo. Organizzate un tentativo di matrimonio segreto (che fallirà), una fuga, una bella separazione, una monaca libidinosa e forse criminale, una sommossa di popolo, un’epidemia, qualche episodio strappalacrime (le morti dei bambini funzionano sempre), e alla fine risolvete tutto con un bell’acquazzone. Se volete che i lettori facciano la ola, fate che lei, mentre è separata da lui, faccia voto di non sposarlo più (poi si risolve, eh!).

9. Semplificate la storia. Che si sposino, quei due, e che vadano in viaggio di nozze. Visiteranno bei posti, mangeranno in ristoranti carini, alloggeranno in hotels de charme (mi raccomando la ‘s’ di hotels), faranno spese in negozi interessanti. I soldi non si fanno con le vendite al pubblico (questi fantomatici “lettori” dei quali ormai parlano solo i critici letterari), ma col product placement. Avete idea di quanti soldi abbiano dato i medievisti a Umberto Eco, per Il nome della rosa?

10. Buttate via tutto e ricominciate da capo.

(E, visto che avete letto fin qui, magari date un’occhiata al bando per la prossima annualità della Bottega di narrazione).

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