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Vanna Vinci e il fumetto come malattia mentale

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di Giorgia Tribuiani
docente della Bottega di narrazione

Tra i docenti ospiti del corso di scrittura creativa A partire dal fumetto, ideato e condotto per la Bottega di narrazione da Giorgia Tribuiani con l’obiettivo di mostrare cosa la “nona arte” possa insegnare a chi scrive narrativa, sarà presente Vanna Vinci, illustratrice e autrice di alcune tra le più importanti biografie a fumetti conosciute a livello internazionale (tra e altre ricordiamo La Casati. La musa egoista, Tamara de Lempicka. Icona dell’art déco, Frida Kahlo. Operetta amorale a fumetti e Io sono Maria Callas).

Andiamo a conoscere un po’ meglio Vanna, che durante la lezione conclusiva di A partire dal fumetto condurrà i partecipanti lungo il percorso di studio e preparazione di una biografia a fumetti: dalla ricerca delle fonti all’individuazione dell’espediente narrativo e della struttura; dalla ricostruzione del personaggio e della sua vita fino alla scelta della voce (o delle voci) in relazione al carattere e alle emozioni.

Ci racconti come è avvenuta la tua formazione di fumettista?

Non ho una vera formazione fumettistica, non ho fatto corsi o scuole di fumetto né sono mai stata una grande lettrice, infatti sono tutt’ora molto ignorante in materia. Senza ombra di dubbio hanno avuto un’influenza importante e direi dirompente alcuni autori che ho maneggiato nell’infanzia e nell’adolescenza. Però, onestamente credo che se sono diventata fumettista è perché, come per molti, il fumetto è una malattia mentale, e io ne ho sempre sofferto.

Quali sono i testi – didattici e narrativi – che hanno avuto per te questa particolare influenza?

The Saint Trinian’s Story, il piccolo gioiello malvagio di Ronald Searle, le storie brevi di Corto Maltese di Hugo Pratt, Valentina Melaverde di Grazia Nidasio, Mafalda di Quino e i Peanuts di Charles Schultz. Valentina di Crepax e La Cattiva Lulù di Yves Saint Laurent per quanto riguarda immagini e fumetto. Ma sono state la narrativa e la saggistica che hanno formato la mia mente e, se così si può dire, l’hanno deteriorata… Grappoli di roba trovata a casa e ingurgitata alla rinfusa spesso senza alcuna preparazione. Da Ulisse di Joyce a quindici anni, passando per Kafka, Šklovskij, Il secondo sesso, Dalla parte delle bambine e i libri illustrati femministi autoprodotti negli anni settanta, Le avventure di Nicolino di René Goscinny illustrato da Sempé e i letti e riletti Pippi Calzelunghe e Il giovane Holden.

In ogni modo, credo che la più grande scossa letteraria della mia vita sia stata divorare a dodici anni Il dissenso di Dominick di Bernard Kops. Penso sia questo che, del tutto inavvertitamente, mi ha reso anarchica e autoironica.

Vanna Vinci

Quando ti approcci a una nuova opera a fumetti parti dall’immagine o dal testo scritto?

Le immagini, i suoni e gli odori ce li ho in testa. Ma il lavoro vero e proprio parte dalla lettura e dalla ricerca delle fonti, e comunque dal testo scritto. Non sono un fumettaro puro, non so scrivere e disegnare contemporaneamente.

Quali sono le prime cose che devi “vedere” con chiarezza quando ti approcci a una narrazione di stampo biografico?

La fascinazione, la meraviglia dell’essere umano, il caleidoscopio di possibilità positive e negative della persona, il fallimento come punto di arrivo, il più grande rispetto per i lati oscuri e indesiderabili, il vampirismo e il lasciarsi vampirizzare… la filigrana del personaggio, per dirla alla Miller, che potevo citare anche prima. E poi devo “vedermi” disposta a farmi invadere e possedere dal personaggio di cui intendo raccontare la pseudo-biografia.

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