Quel nichilista di Alessandro Manzoni (istruzioni per leggere i “Promessi sposi”, 3)

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di Giulio Mozzi

Il bello era a sentirlo raccontare [Renzo] le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. – Ho imparato, – diceva, – a non mettermi ne’ tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda: ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che possa nascere -. E cent’altre cose.
Lucia però, non che trovasse la dottrina falsa in sé, ma non n’era soddisfatta; le pareva, così in confuso, che ci mancasse qualcosa. A forza di sentir ripetere la stessa canzone, e di pensarci sopra ogni volta, – e io, – disse un giorno al suo moralista, – cosa volete che abbia imparato? Io non sono andata a cercare i guai: son loro che sono venuti a cercar me. Quando non voleste dire, – aggiunse, soavemente sorridendo, – che il mio sproposito sia stato quello di volervi bene, e di promettermi a voi.
Renzo, alla prima, rimase impicciato. Dopo un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia.

Il sugo di tutta la storia, dunque, è che il Male colpisce a caso.

Se vi hanno fatto una capa tanta dei Promessi sposi come romanzo della Provvidenza, be’: forse Manzoni ci ha provato, a fare quel romanzo; ma alla fine gli è scappato – e gli è parso il sugo di tutta la storia – di dire che il Male càpita; che non c’è nessuna giustizia retributiva; e che al massimo, quando “i guai” càpitano, “per colpa o senza colpa”, “la fiducia in Dio li raddolcisce” e “li rende utili per una vita migliore”.

Avrete un bell’essere buoni: il Male vi colpirà ugualmente.

L’altro giorno citavo, verso la fine dell’articolo, il Libro di Giobbe. Questa volta ve lo risparmio.

Come possa “addolcire” i “guai” l’affidarsi a Chi
– o ve li ha mandati,
– o non ha saputo o potuto impedirli,
– o se ne infischia dei vostri guai:
questo resta un mistero. Restò un mistero anche per Giobbe: che, dopo aver chiesto conto a Dio dei tanti mali ricevuti in cambio di una fede retta e pura, si sentì rispondere, in sostanza: chi sei tu per fare di queste domande? Chi sei tu per insegnarmi la giustizia? Vuoi che mi sieda ai tuoi piedi e che impari da te che cosa è giusto e che cosa è ingiusto?

Ovvero: giusto è ciò che Dio fa; compresi i “guai” che càpitano agli innocenti, alle donne e agli uomini di fede retta e pura.

Si apre dunque, proprio nell’ultima pagina dei Promessi sposi, una specie di buco nero. Che ci costringe a ripercorrere l’intero romanzo (tanto, lo rileggiamo spesso: nevvero?) con tutt’altro sguardo.

3 comments on “Quel nichilista di Alessandro Manzoni (istruzioni per leggere i “Promessi sposi”, 3)”

  1. io, ogni volta che parlo di Manzoni a scuola, dico sempre ai ragazzi che è uno scrittore profondamente tragico, di un pessimismo forse addirittura più acre di quello leopardiano (perché Leopardi almeno era ateo…).
    faccio leggere la scena della morte di Adelchi (“non resta che far torto, o patirlo”) e chiedo se quella gli sembra la frase di uno che “tanto c’è la Provvidenza che pensa a tutto”.
    se la classe è sveglia, faccio leggere anche il saggio di Calvino, “Il romanzo dei rapporti di forza”, e dico che i Promessi Sposi è uno dei romanzi più politici della nostra letteratura.

  2. sono proprio d’accordo con il sugo che trai dal sugo della storia (e, fuor di letteratura, la casualità del male mi sembra l’unico modo possibile per provare a conciliare l’esistenza del male stesso con l’esistenza di un dio d’amore…)

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