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Dieci modi facili di credere a qualunque bufala circoli in rete a proposito dei magici mondi della letteratura e dell’editoria

4 commenti

di giuliomozzi

1. Sei fermamente convinto che il mondo sia retto da una setta segreta di autori che vendono milioni di copie senza scrivere una sola riga di ciò che pubblicano, in quanto si limitano a copiare di sana pianta buoni e buonissimi romanzi che arrivano nelle case editrici spediti da intelligentissimi e scalognatissimi sconosciuti, limitandosi a rovinarli per semplificarli e renderli fruibili dal pubblico-massa che mangia solo merda (naturalmente gli autori intelligentissimi e scalognatissimi e sconosciutissimi vengono, di tanto in tanto, ritrovati deceduti – spesso in modi orribili – in oscuri scantinati di provincia, botti per aringhe sui docks di Amsterdam, rottami di Soyuz degli anni Sessanta precipitate nella steppa siberiana, automobili abbandonate nelle calli di Venezia).

2. Sei fermamente convinto che nessuno legga ciò che viene inviato alle case editrici, e non ti sfiora il dubbio che ciò contraddica il punto 1.

3. Sei fermamente convinto che tutti paghino per pubblicare, ma proprio tutti, compresi i varii Fazio Volo od Oriana Littizzetto, che tanti più soldi fanno più ne pagano, altrimenti come si reggerebbero le case editrici visto che i libri non li compera più nessuno? E da decenni, eh.

4. Sei fermamente convinto che gli editori pubblichino solo amici, amici degli amici, amici degli amici degli amici, parenti di primo secondo terzo quarto grado, e non vale a distoglierti da questa convinzione il semplice calcolo dell’impossibilità di un qualunque editore, anche in questi tempi di famiglie allegre e variegate e composite e multiple e moltiplicate, di disporre di una parentela quantitativamente sufficiente e bastante a far su quei benedetti due tre quattrocento libri da pubblicare all’anno.

5. Sei fermamente convinto che i libri belli non vengano pubblicati e quelli brutti sì, e che ciò avvenga non per caso o per cecità editoriale o perché siamo in un’epoca storica in cui il gusto estetico gira così (d’altra parte, meno di mezzo millennio fa tutti impazzivano per Giò Batta Marino e Claudio Achillini, per dire, e per tacere che c’è chi oggi vota Alfano, o almeno l’ha votato, e forse è disponibile a rivotarlo), bensì per scelta meditata strategica determinata degli editori che voglion far rincitrullire rincoglionire regredire allo stadio scimmiesco l’intera popolazione umana – per vender cosa, poi, loro che fanno libri, una volta che tutti saranno rincitrulliti rincoglioniti regrediti allo stadio scimmiesco, questo non si sa.

6. Sei fermamente convinto che sia tutto un magna-magna, un tuca-tuca, un do ut des, un usa & getta, un mordi e fuggi, un prendi i soldi e scappa, un dàghela avanti un passo, un boia chi molla, un dàgli all’untore, un chi la fa l’aspetti, un prima pagare poi Gino, un adelante Pedro con juicio, un siamo piccoli ma cresceremo, un Almirante a testa in giù, un cloro al clero, un pesta duro e vai trànquilo, un diamante è per sempre, potere dromedario, oui je suis Catherine Deneuve, guarda che pomodoro, la carne costa mangiamo Agnelli: e allora, a questo punto, non vale neanche la pena di sbattersi, suvvia, che da che mondo è mondo, è sempre un porco mondo.

7. Sei fermamente convinto di essere fermamente convinto: ma così fermamente, che stai sempre fermo.

8. Sei fermamente convinto che non appena pubblicherai autopubblicandoti in Amazon il tuo romanzo di erotismo fantascientifico postrobotico castrobiotico DOP, le folle di lettori accorreranno; e sei fermamente convinto che avendo pubblicato autopubblicandoti in Amazon il tuo romanzo di erotismo fantascientifico postrobotico castrobiotico DOP le folle di lettori non si siano presentate all’appello perché l’algoritmo – l’algoritmo: sappiamo tutti di che cosa stiamo parlando – si è messo di traverso e ce l’ha con te.

9. Sei fermamente convinto che non ci sia nessuna sostanziale differenza tra ciò che viene pubblicato e ciò che resta inedito, visto che la scelta è del tutto casuale essendo affidata a stagiste terrorizzate a precari ricattati a impiegatucci a termine a bidelli famelici a signore stregate stregatte rimbambite a pescicani dalle fauci assetate di sangue a consulenti self-made-consulent a ex-dirigenti dell’Esselunga demansionati e discriminati per motivi sessuali a giovanotti e giovanotte in preda a delirii renzistici a macchinari stocastici a vecchie lavatrici semiautomatiche degli anni Sessanta (come le Soyuz).

10. Hai scritto qualcosa. Ci hai dedicato del tempo. Hai faticato. Ti pare di aver dato, se non il meglio di te, almeno il buono. Ora ti guardi intorno, disorientato. Tutti sanno tutto, e quello che tutti sanno è il peggio che si possa sapere. Tutti t’insegnano che no, non c’è speranza, che la merda monta, che la merda avanza, e non si sente l’odore solo perché è freddo, e non la si vede solo perché è buio, e non fa rumore solo perché è molto liquida, e sta montando, sta avanzando, e sta travolgendo tutti. Ebbene: non è vero. Il percorso potrà essere lungo, e non tutto rose e fiori: ma se ciò che hai composto ha una sua dignità, troverà una strada dignitosa. Forse.

[E adesso, visto che avete avuta la pazienza di leggere fin qui, se avete voglia potete dare un’occhiata al bando per l’edizione 2017-2019 della Bottega di narrazione. Grazie].

4 comments on “Dieci modi facili di credere a qualunque bufala circoli in rete a proposito dei magici mondi della letteratura e dell’editoria”

  1. Ma eri arrabbiato mentri scrivevi quest’articolo? Ma la Littizzetto non faceva Luciana di nome? Per tutto il resto, non mi arrabbio più: sono fermamente convinta che un buon libro dovrebbe essere pubblicato e distribuito su larga scala, preferibilmente prima che sopraggiunga la morte fisica del suo autore. Detto questo, non mi candido alla Bottega. T’abbraccio.

  2. “Hai scritto qualcosa. Ci hai dedicato del tempo. Hai faticato. Ti pare di aver dato, se non il meglio di te, almeno il buono. Ora ti guardi intorno, disorientato. Tutti sanno tutto, e quello che tutti sanno è il peggio che si possa sapere. Tutti t’insegnano che no, non c’è speranza, che la merda monta, che la merda avanza, e non si sente l’odore solo perché è freddo, e non la si vede solo perché è buio, e non fa rumore solo perché è molto liquida, e sta montando, sta avanzando, e sta travolgendo tutti. Ebbene: non è vero. Il percorso potrà essere lungo, e non tutto rose e fiori: ma se ciò che hai composto ha una sua dignità, troverà una strada dignitosa. Forse.”

    Su questo punto, ammetto di essermi quasi commosso.
    Mi sento esattamente così, disorientato. E di tempo e fatica, credo di avercene spesi un po’.

    Speriamo di vederci in Bottega. E grazie per le tue parole.

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