Bottega di narrazione, Scrittura creativa, Creative writing, Autofinzione, Autofiction

Dieci considerazioni e domande all’incirca su quella cosa che viene chiamata autofinzione

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di Giulio Mozzi
direttore della Bottega di narrazione

1. Se un autore presta a un proprio personaggio i fatti della propria vita, ciò non significa che quel personaggio possa essere identificato con l’autore.

2. Se un autore chiama un proprio personaggio con il proprio nome e cognome, evidentemente ciò significa: “Quello lì non sono io”.

3. Tutti i personaggi, gli eventi, gli intrecci, le forme di una narrazione sono emanazioni dell’autore. Quindi un romanzo di cappa e spada, un fantasy, un giallo ambientato tra i ricci della Patagonia, eccetera, non sono meno autofinzionali (autobiografici? autoriferiti?) di un romanzo nel quale un personaggio abbia in comune con l’autore molti fatti della propria vita, o addirittura il nome.

4. Un romanzo che si dichiari esplicitamente autofinzionale non può essere autofinzionale: ci sono giochi che non si possono condurre scopertamente.

5. La narrazione autofinzionale vuole mettere in crisi la propria credibilità: ti racconto che ho fatto questo e quello, ma tu sai che non ho fatto questo e quello. Però il lettore qualsiasi, se non sa nulla della vita dell’autore, può tranquillamente leggerla come una narrazione autobiografica. Qual è, allora, la differenza?

6. Una narrazione autofinzionale può raccontare cose impossibili, come per esempio: sono morto, sono risorto; o: sono stato su Marte, giovedì scorso. Allora anche il lettore qualsiasi, che non sa nulla della vita dell’autore, capisce che c’è un gioco. Tuttavia una narrazione siffatta non è più un romanzo: è una favola (se volete: non è più novel, è romance). Cosa cambia?

Bottega di narrazione, Scrittura creativa, Corsi di scrittura creativa, Creative writing7. Un romanzo autofinzionale, quindi, divide fin dall’origine il proprio pubblico in (a) quelli che conoscono la vita dell’autore, e possono leggere il romanzo autofinzionale come un romanzo a chiave, e (b) quelli che non conoscono la vita dell’autore, e inevitabilmente leggono il romanzo come se fosse autobiografico. In mezzo ci sono quelli che non conoscono la vita dell’autore ma sanno che il romanzo è autofinzionale (magari perché è scritto in quarta di copertina), quelli che conoscono la vita dell’autore ma poco, eccetera. Il romanzo autofinzionale, quindi, è tendenzialmente elitario: per questo, in Italia, i romanzi-paradigma dell’autofinzione sono quelli di Walter Siti, accademico.

8. Che differenza c’è tra un romanzo autofinzionale e un romanzo il cui autore s’inventa un’identità fittizia? I casi sono, così a occhio:

Proviamo a immaginare che cosa potrebbe essere un romanzo nel quale si realizzano tutti e quattro i casi.

9. Si dà per scontato che l’autofinzione sia per natura una narrazione in prima persona, e che il personaggio autofinzionale ne debba essere il protagonista. Ma non mancano esempi di narrazioni autofinzionali (cioè nelle quali almeno appare il nome dell’autore materiale dell’opera) in terza persona, e/o nelle quali il personaggio autofinzionale sia un personaggio secondario (per fare un esempio: alcuni dei racconti del bel libro di Tiziano Scarpa Cosa voglio da te).

10. Ipotesi di lavoro. Il narratore onnisciente appartiene a quei tempi nei quali la conoscenza della realtà è considerata certa, o fondabile su certezze: ovvero i tempi che precedono la rivoluzione scientifica e il tempo del positivismo ottocentesco (potremmo parlare di realismo mitico e di realismo scientifico). Il narratore in prima persona appartiene a quei tempi nei quali la conoscenza della realtà è critica, incerta e soggettiva (il tempo del modernismo letterario, che continua in una certa misura ancora oggi). Il miscuglio dei narratori, e quindi il miscuglio delle idee di conoscenza della realtà, appartiene al tempo postmoderno, nel quale sembra che valga tutto (e agli scrittori non importa nulla della realtà). A quale tempo, a quale idea di conoscenza si può legare l’autofinzione?

[Per i più curiosi: la Bottega di narrazione organizza un laboratorio sull’autofinzione e dintorni. Lo condurrà Simone Salomoni, e si svolgerà – a distanza – a partire dal 16 febbraio 2021. Ma ci si può prenotare già adesso. S’intitola: La vita, impaginata].

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