Dialogo tra il punto interrogativo e il punto esclamativo

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Di Andrea Giramundo

[Cominciamo a pubblicare i migliori testi pervenutici nell’ambito del concorso basato sulle Operette morali di Giacomo Leopardi. Qui sopra: Jazz, un’opera di Lucy Guenot].

Punto interrogativo: Perché mi hai convocato con tutta questa agitazione, che succede?

Punto esclamativo: Perché la situazione è oltremodo grave! Non capisco proprio come tu non te ne sia ancora reso conto! La virgola è da tempo deceduta, il punto-e-virgola si è suicidato; persino papà-punto comincia a mostrare segni di cedimento. E tu sempre lì, a porti domande inutili! Siamo una razza in via di estinzione! Il linguaggio, per troppo tempo bistrattato, dopo essere stato affidato al commercio e rubato alla letteratura, è oggigiorno moda desueta, dimenticata: l’uso principale della parola non è più l’espressione del pensiero, ma la pubblicità di un prodotto; e con il tempo, come era evidente!, tutte le lingue del mondo, sono state ridotte ad una sola, la più semplicistica, l’inglese; facendone nient’altro che becera comunicazione. Ma lo sai che, mentre a Milano si svolge il Social Media Week, o come diavolo si chiama!, l’evento dedicato al web, all’innovazione e alle nuove tecnologie, che sono oggi le fonti principali di neologismi soprattutto prestati dall’inglese, capaci di entrare nell’uso comune con straordinaria facilità, l’Accademia della Crusca è a Firenze per il convegno: “La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi”, con l’intento di affrontare proprio questa spinosa questione che preoccupa, non soltanto me, ma tutti i puristi e i letterati del mondo intero… solo che, a Firenze, non ci è andato nessuno, e sono andati tutti a Milano! L’hashtag è il simbolo più importante della comunicazione di oggi! Mica io! Tantomeno tu, eterno sognatore ed inutile pensatore!

Punto interrogativo: Non ti sembra di esagerare, come tuo solito?

Punto esclamativo: Ah! Perché adesso io esagero… ma come si fa ad essere così ingenui! Non aver mai chiaro quello che succede! La comunicazione, in questi vacui tempi moderni, assoggettata alla logica dei social network, è come squallida carta da parati sulle mura della mediocrità! E io esagero! Ma per favore…

Punto interrogativo: Dalla storia della prima parola dell’uomo di tempo ne è passato, certo. Come potevi, anche solo pretendere, presuntuoso che non sei altro, che niente potesse cambiare… non capisci che non è estinzione, quella di cui parli, ma evoluzione?

Punto esclamativo: Ah! Evoluzione, dice lui! Ma per favore… l’uomo, che doveva finalmente andare sempre più determinato verso la luce, è rimasto abbagliato da quell’illuminismo che tanto ti piace, e niente più! Non sono nemmeno più uomini, ma ominidi! Che fanno versi, che ripetono come pappagalli, e di cui, peraltro, spesso ignorano perfino il significato originario: è il mondo al contrario!

Punto interrogativo: Hai detto illuminismo, mi sembra, no? Allora, permettimi di ricordati, visto che hai sempre questo tono duro con me, che il termine “illuminismo” indica qualunque forma di pensiero che voglia “illuminare” la mente degli uomini, ottenebrata dall’ignoranza e dalla superstizione, servendosi della critica, della ragione e dell’apporto della scienza. E cosa sono critica ragione e scienza, se non passi avanti, compiuti grazie alle domande, più o meno esistenziali che fossero? Senza di me, mio caro, l’uomo sarebbe ancora nel medioevo!

Punto esclamativo: Nel medioevo… ma per favore! Ma poi cosa ti scaldi, siamo nervosi?

Bottega di narrazione, Scrittura creativa, Corsi di scrittura creativa, Creative writingPunto interrogativo: Senti, è inutile che parli così e mi fai il verso: mi innervosisco sì! E se comincio a parlare come te, è normale: hai sempre questo tono brusco, come se solo tu fossi il portare della verità assoluta… e ancora oggi, nel 2022, non hai capito che leggi assolute non ce ne sono, tutto è relativo, e l’unica cosa che può fare avanzare l’essere umano, sono proprio io: la domanda.

Punto esclamativo: Se va beh… cosa ci posso fare: se una volta ero ‘ammirativo’, per il modo di esprimersi dell’umanità, oggi, mi arrabbio e basta nel sentirli esprimersi come bestie, e non posso fare altro che diventare sempre più esclamativo’.

Punto interrogativo: E non pensi che ciò, forse, capiti perché tu vedi nel cambiamento sempre qualcosa di negativo? Quando, non credi piuttosto, che il cambiamento, il movimento che non per forza deve essere in avanti ma verso la giusta direzione, sia esso stesso il motore pulsante dell’evoluzione? Ti basterebbe guardare papà-punto, che dice quello che deve dire, ma senza enfatizzare sempre tutto, senza drammi, e senza gridare: non vuole mai imporre un concetto, semplicemente, espone le sue idee. Non capisci come sia proprio questo tuo modo di fare, a farti passare dalla parte del torto, anche quelle volte che avresti altrimenti ragione, fratello mio? Non ti converrebbe convertire quel sentimento, che tanto assomiglia alla nostalgia, in pura e semplice esperienza di cui far tesoro?

Punto esclamativo: Sì, della grande famiglia che eravamo siamo oramai decimati, e lui sta qui a farmi discorsi e ragionamenti inutili: come se la colpa fosse mia!

Punto interrogativo: Non ho detto questo. La questione non è di chi sia la colpa. Semplicemente, se a volte ascoltassi un po’ di più gli altri, accettassi le critiche e i dubbi di chi ti vuole bene, come me, magari impareresti qualcosa, non trovi? Forse dimentichi cosa successe poi, proprio per questo tuo voler sempre dominare gli altri, quando papà decise di dare a te la gestione del pensiero, solo perché si era lasciato convincere che l’Ottocento non portava in fin dei conti da nessuna parte, con tutti quei giochini intellettuali -così li chiamavi ai tempi, ricordi?. Beh, proprio quando tu, nel Novecento, prendesti le redini del discorso, e dell’Umanità, con tutte quelle dittature del pensiero, senza mai permettere a nessuno di contraddirti o anche solo di manifestare pubblicamente qualche dubbio alle tue verità assolute, cosa successe all’uomo? Tu che ora fai l’elogio del linguaggio e ne piangi la presunta estinzione, forse, dimentichi che proprio per questo tuo modo di vedere le cose, e dividere tutto in giusto e sbagliato, e gli uomini in buoni e cattivi, hai causato due guerre mondiali, infinite sofferenze e miserie per l’umanità, facendola persino arrivare a bruciare i libri. E ciò fu proprio sulla base delle tue arroganti esclamazioni. Se non era per quel baffetto tedesco che tanto stimavi, per il suo modo – come che dicevi: autoritario? -, di parlare e di esprimersi, forse, oggi la situazione sarebbe ben differente, non pensi?

Punto esclamativo: Tu sei pazzo! Ma ti senti?! Cosa dici?

Punto interrogativo: Sto dicendo che proprio tu, così tanto sicuro di te, non appena prendi il tempo di ascoltarmi, sembri cominciare a parlare la mia lingua, ragionare e interrogare questo tuo modo presuntuoso di fare.

Punto esclamativo: Va bene, va bene! Ma non è questo il punto! Furono proprio quei furbetti che ci hanno poi liberato da quelle cattive dittature di cui parli -che se vogliamo così sbagliate almeno nelle intenzioni forse non erano…

Punto interrogativo: Cooome?

Punto esclamativo: … sto dicendo che proprio quelli che arrivarono dopo, e che ancora oggi dominano l’uomo facendolo sentire così libero, sono la causa dei nostri mali e della triste situazione linguaggio moderno! Hanno contraffatto, modificandolo fino a ribaltarlo, il significato stesso delle parole: libertà, amore, umanità, diversità e uguaglianza: non vogliono più dire niente! Non sono altro che vuoti fraseggi per vendere stupidi oggetti! Li avranno pure liberati sì, gli uomini, ma liberati per essere liberi d’esser schiavi!

Punto interrogativo: Eccolo che riparte… anche se, in fondo, forse forse, non hai poi così torto. Non voglio certo difendere a spada tratta quest’epoca, tutt’altro, e lo sai bene anche tu come io continui a insinuarmi in ogni discorso, sin da quella Liberazione di cui parli, per mostrare che le cose non sono sempre giuste o sbagliate e che gli uomini non sono stati, non erano e mai saranno, divisibili in buoni o cattivi e basta… ma quello che sto dicendo, è che proprio ragionando su quello che è successo, in tutti questi secoli, che si potrà avanzare, valutando cosa fu bene e cosa no, senza certezze assolute… e poi, dai, siamo onesti, anche tutti questi Hastag, questi Smile-emoticon, ma quanto pensi che possano durare? Passeranno come tutto… tutto, tranne la parola. Del resto, sono uomini, mica macchine, no?

Punto esclamativo: Sì… sì, d’accordo! ma che fare?

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Punto interrogativo: Oh, cominci a ragionare finalmente. E questo che dobbiamo pensare, io come te, in fin dei conti. Oerché se anche io continuassi a pormi sempre le stesse domande, non farei altro che ottenere sempre le stesse risposte..

Punto esclamativo: Ma se l’uomo nemmeno ci rispetta più, così convinto della superficialità della vita, non crede più in niente!, se non nel divertimento tutto-e-subito; non crede in Dio e non crede più nemmeno in se stesso: va avanti per inerzia oramai! Come i violinisti sul Titanic!

Punto interrogativo: Puoi evitare d’ingigantire sempre le cose, per favore?

Punto esclamativo: …

Punto interrogativo: Cosa dice sempre papà-punto: la storia è ciclica e, prima o poi, l’uomo si ravvederà. Dovrà farlo per forza, perché, altrimenti, non solo il linguaggio si estinguerà, ma l’umanità tutta! Questo suo modo di consumarsi e di consumare, è come il lento suicidio di un cieco; ma prima o poi, anche lui, sentirà il treno arrivargli in fronte, per forza, no?

Punto esclamativo: No!

Punto interrogativo: Come no? Quando papà-punto dice che la storia è ciclica, si dà per scontato di capirne il significato, ma una volta assimilato un concetto sbagliato, e dato per assoluto, l’uomo non capisce più nemmeno cosa volesse dire in realtà. L’uomo crede che, dicendo così, s’intenda che la storia si ripete -cosa che in fin dei conti è giusta-, ma non nel senso che se una volta c’era quell’invasato del tuo amico imbianchino, prima o poi, un altro furioso, nostalgico di quell’epoca, tornerà a prenderne le redini nello stesso identico modo. Le cose evolvono per l’uomo, quindi anche le forme di schiavitù. Vuol dire, quando si dice che la storia è ciclica, che ogni epoca nasce sempre con buoni intenti e propositi innovativi, studiati e pensati per migliorare la condizione dell’umanità intera; solo che poi, prima o poi, forse per la natura stessa dell’uomo, quei sistemi di potere, così giusti all’inizio, almeno negli intenti, si imputridiscono, e marciscono, diventando solo una messa in scena per i bassi fini delle persone che comandano. È sempre stato così: dalla Chiesa, che nacque forte sulle rovine dell’Impero romano, che nacque con un messaggio di amore e fratellanza; fino al un punto in cui uomini come San Francesco combatterono per evidenziare come la Chiesa non fosse più il portavoce di un messaggio di speranza e difesa degli ultimi, ma solo una scusa per i ricchi di sfruttare il popolo. E L’aristocrazia: c’erano i magnati, quando c’erano i Borgia, seppure sanguinari, l’uomo creava bellezza, ma essa stessa è finita per affamare il suo popolo per il proprio ludibrio personale, finendone financo il pane; e quando poi quel popolo ha deciso di dare un taglio netto a quegli impostori, e alle loro teste, non ha fatto in fin dei contri altro che prenderne il posto e, con il tempo, tutti i vizi e i difetti del caso; e così fu per il Comunismo in Russia, e per i vari socialismi in Europa. E così, oggi, succede alla democrazia… non trovi?

Punto esclamativo: Sì, no… forse, un troppo semplicistico! Non ci capisco mai niente con te: con tutti i tuoi ragionamenti, non arrivo mai a una conclusione! Ci vorranno pure delle certezze nella vita, cribbio!

Punto interrogativo: È proprio questo il punto, certezze non ce ne sono: bisognerebbe mettere le cose in discussione, sempre e ciclicamente, valutare e ponderare, pensare… l’unica certezza per l’uomo – sì, in fin dei conti una certezza c’è -, è la morte, e niente più. Cosa dovrei dire io, allora, che una volta nella Grecia antica era il punto-e-virgola a fare le mie veci? ma con il tempo, si è capito che erano altre le sue capacità, fu dato a me il suo ruolo, e a lui fu trovato un’altra occupazione che gli era molto più congeniale. Le cose sono cambiate, ma io sono ancora qua. E in Spagna allora? quando hanno deciso di mettermi a testa in giù? Forse in relazione a tutti quei dittatori che ci sarebbero stati poi, all’inizio di ogni domanda, dovevo sempre fare la verticale: mi sono forse ribellato? No. Ho umilmente fatto il mio dovere e mi sono adattato alla nuova epoca: io, te, pesino papà-punto, serviamo all’uomo per meglio esprimersi, per dare un senso alle parole; mica è l’uomo a dover smettere di evolvere per preservare il nostro status originale. Anzi, è proprio grazie all’influenza dell’inglese, ad esempio, che tanto critichi, nel quale non esiste il segno di apertura, che nella cultura spagnola si è andata via via risuscitando la tendenza a non aprire le frasi interrogative in tale maniera, evitandomi ogni volta di farmi venire il sangue alla testa. È normale, oramai, che nelle chat ispanofone mi si usi solo nella maniera classica, per risparmiare tempo e tastiera. E ciò grazie alle chat che tanto odi: non vedi come in tutto si possa trovare del bene o del male: basta ragionare.

Punto esclamativo: Sarà… ma ancora non hai detto niente!

Retorica, Stile, Figure retoriche, Scrittura creativa, Corsi di scrittura creativa, Creative writing, Bottega di narrazionePunto interrogativo: Ma cosa vuoi che dica scusa? Che trovi qui e adesso, così, su un piede solo, la soluzione a tutti i problemi? Dobbiamo farlo tutti insieme, ragionando… il punto di partenza per me è questo: Fino all’Ottocento, le comunicazioni a distanza erano solo epistolari, e la posta lasciava il tempo di riflettere sul messaggio da scrivere. Questo, oggi, non è più possibile: il telefono e Internet ci hanno costretto a tempi di risposta rapidissimi. E la brevitas, nonché la velocitas, quali effetti hanno sul nostro linguaggio? Lo riducono per forza, lo semplificano. E questa velocità ha reso l’uomo così frenetico da non aver nemmeno più tempo per esprimersi correttamente: le cose dovranno cambiare per forza, no? Ed è allora, cioè adesso, che dovremo farci trovare pronti… tu per primo: ci saranno, molto probabilmente, alcune cose che saranno dimostrate sbagliate, e senza appello: quello sarà il tuo momento. A me spetterà invece cercare di capire come avanzare, come evolvere… Ho capito bene cosa vuoi dire, ma vorrei solo cercare di far porre all’uomo, e a te per primo, le giuste domande: le nuove tecnologie e Internet confezionano di continuo neologismi che entrano con facilità nel nostro linguaggio quotidiano, ma che molto spesso sono anglicismi: da “computer”, “mouse”, “monitor”, fino a “social media”, “emoticon”, “hashtag”, ma anche verbi come “googlare”, “twittare” e il neonato “whatsappare”. È evidente che non siano tempi felici per i puristi del linguaggio, come farei a dire il contrario?

Punto esclamativo: E quindi?! Che fare?

Punto interrogativo: E quindi… Quindi niente. Credo però, che se già ci stiamo chiedendo cosa potremmo fare, è già l’inizio di un miglioramento. Forse, se un’epoca il linguaggio non ha più niente da dire, bisognerebbe tornare ad apprezzare il silenzio; e, invece della parola, il pensiero, non trovi? Del resto, scusa, sai bene anche tu che le stelle e i pianeti, non smetteranno mai di nascere e di tramontare, cosa ti disperi a fare?

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2 comments on “Dialogo tra il punto interrogativo e il punto esclamativo”

  1. Mai come in questo caso refusi e sviste andrebbero accuratamente evitati Qualcosa di può e si deve fare. Dire solo “Sì” quando si intendere dire sì e “No” quando si intende dire no.Senza aggiungere nient’altro. L’economia della sintassi è il sacrosanto rigore del pensiero, di una visione chiara e netta, sempre impopolare e inutilmente giudicante. Ogni battaglia che vuole difendere qualcosa è lotta di minoranza: ci si mette la faccia e ci si espone alle legnate. Ogni discorso sulla lingua -sulle sue derive o sulla sua decadenza- è discorso sull’identità dei parlanti. Sulla personalità, sul nostro ruolo sociale, sull’essere quelli che imparano (soprattutto dai propri errori, da tutti gli errori, quelli linguistici in primo luogo). Grazie Giulio per questa tua illuminante riflessione.

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