Adrian De Bernardinis

Dialogo tra i personaggi di un racconto che cade a pezzi e il loro statuto narrativo

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di Antonina Nocera

[Proponiamo un altro testo tra quelli pervenutici nell’ambto del concorso basato sulle Operette morali di Giacomo Leopardi. Nella foto qui sopra: Adrian De Berardinis].

«Si sono bloccati, dannazione. Guarda in che posizione mi trovo. Ho una padella in mano. Tu stai facendo l’amore con tuo marito. E gli altri? Chissà cosa fanno, dove si trovano al momento dello stop?».

«Oh, siete così ridicoli, tutti nudi. Un rapporto sessuale stoppato è così risibile. Perde tutti i connotati. Sembrate due sagome di cartone. Tu, con la tua padellina da chef fallito non sei da meglio».

Retorica, Stile, Figure retoriche, Scrittura creativa, Corsi di scrittura creativa, Creative writing, Bottega di narrazione«Si sono bloccati, dannazione! Quel maledetto scrittore da quattro soldi! Un inetto! Senti questa: “Ieri ero rosso, oggi castano. Domani sarò forse biondo!”. Non riesce a capire che le donne se ne infischiano del colore dei capelli! Maledetto scrittore da quattro soldi. Quanto rimarrò in questa posa da idiota? Con questa padella per preparare il pranzo… Ma poi per chi? Che sono tutti falliti, tutti scappati, tutti miseramente dileguati da questa casa? Si sono bloccati…Ha problemi con la struttura: passa dalla terza persona alla prima, e poi, sapessi come gongolava quando ha scoperto la seconda! Era tutto un fiorire di tu-tu-tu-tu. Che raccontaccio! Che prosa bolsa! Cosa me ne faccio di questo olio bollente? Di questo pericolo congelato? Mi fossi almeno scottato, ci sarebbe stato qualcosa di cui parlare!».

«Io sono nudo. Infreddolito. Eccitato sì, ma ultimamente ho qualche problema, dicono sia lo stress… Anche se sospetto sia arrivato il capolinea per me. Venti anni di matrimonio. Ostinazione a mantenere lo statuto. Mia moglie mette ancora i fiori a tavola per il pranzo della domenica, i miei figli non vivono più con noi. Questo succo di idillio si sta inacidendo. Ma Lui, ci vuole così, immersi nella melassa coniugale, triti e volenterosi. Il suo sogno estinto, diamine! Gli scrittori sono altro da sé, e questo altro da sé ce lo vomitano addosso! Che razza di commedia borghese è questa? E poi… Dove sono gli altri? Perché ci troviamo qui in questa stanza?».

«Aspetta… Sento qualcosa, come un movimento».

«È il solito sussulto della creatività».

«Cioè… Un rutto postprandiale, forse?».

«Ma no! Dopotutto ha scritto per il teatro. Abbiamo colleghi illustri, noi. Io vengo da un recitativo teatrale. Trasportato in questa commediola dei buoni sentimenti».

«Ma sei sicuro? Ho visto come guardi mia moglie sai…».

«Ma è nuda! Mica male. Ancora ha delle belle…».

«Non puoi fare l’erotomane, non ne hai il profilo, il carattere. Voglio raccontarti una cosa. E non per evitare di spaccarti la faccia. Non perché hai fatto un complimento spinto a mia moglie che è nuda davanti a te, a me, a noi. Tanto lo sappiamo, no? Lo scrittore potrebbe inferocirsi e sciogliere la trama. Far crollare l’edificio e accartocciare tutto. Oppure tagliare, sminuzzare senza pietà. E noi faremmo la fine che sappiamo. Tra i suoi mille personaggi, i suoi pentimenti, i suoi copia e incolla. Il suo vizio principale è di fermarsi e logorarsi. Anche quando produce parole a perdifiato c’è da temere il peggio. Mia moglie è finita quasi in carcere. I miei figli stavano morendo. Perché quando la penna gli scivola nella fantasia a briglie sciolte si perde in fatti fumosi, slegati. Noi stessi ci guardiamo e pensiamo: “ma dove vuole andare a parare questo qua?”. Una volta, è bene che tu lo sappia, scrisse una pagina memorabile: per la prima volta entrò davvero nel cuore della questione. C’era una donna infreddolita, nel parco, seduta su una panchina. Per fortuna cancellò tutta la descrizione dell’ambiente circostante. Colori, fiori e alberi di varia natura: capirai chi se ne frega… Bene, la questione era capire perché quella ragazza, a quell’ora del tardo pomeriggio di un autunno inoltrato, fosse lì, immobile, a guardare il suolo e a subire quelle raffiche di vento. Attenti, ha letto Čechov, ha deciso di seguire il suo consiglio: “Ritrarre la vita per com’è”. Via aggettivi superflui, via emozioni incontrollate (lo zampino di Carver), via avverbi di modo, di tempo, di tutto. Ne venne fuori questo:
Bottega di narrazione, Scrittura creativa, Creative writing, Corsi di scrittura creativaStava per piovere, l’aria era umida. Tutto sembrava immobile tranne una foglia che volteggiava su è giù sospinta un paio di volte e poi a terra inerme. Ancora su e giù per qualche giro su se stessa e poi a terra di nuovo. Il suo sguardo seguiva questa danza. Una signora anziana passò davanti. Si guardarono per un attimo. Era avvolta in uno sciarpone un po’ liso. Portava due sacchetti pesanti. Sembrava che fossero bottiglie. Non si capiva bene se fossero piene o vuote. La foglia smise di vol-teggiare e lei se andò via, la vecchia la seguì per un attimo con lo sguardo. Poi andò via anche lei. Incominciava a piovere, adesso ».

«Sono senza parole. Che fine ha fatto quello scrittore? Siamo bloccati, a contorcerci sulle nostre angosce, sui nostri fallimenti, insieme a lui. Bloccato lui, bloccati noi. Nudi, imperfetti, inconclusi. Siamo la commedia borghese alla fine della decadenza, il residuo molle della scrittura da fiction. Vorremmo morire, ma non possiamo. C’è solo un’unica speranza: sul comodino ha Lettere a un giovane poeta, glielo ha regalato un editor che lo ha trovato ubriaco a un tavolino di un locale notturno mentre recitava la parte dello scrittore narcisista e ferito:
Lei guarda dall’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle con-siglio o aiuto, nessuno. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo, soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere?».

«Da allora non abbiamo più notizie. Forse si è ritirato in campagna. Forse si è chiuso in casa a bere. Non sappiamo niente. Nulla si muove. Speriamo in un’illuminazione. Al peggio si scriverà a un corso di scrittura creativa».

«Storytelling? Siamo spacciati».

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Corso fondamentale di narrativa gialla, noir (e affini)