Bottega di narrazione, Scrittura creativa, Come si scrive un dialogo, Scrivere dialoghi, Creative writing

Come scrivere un dialogo completamente sbagliato, in dieci punti facili

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di Giulio Mozzi
direttore della Bottega di narrazione

1. “Prendimi il martello”.
“Quale martello?”.
“Quello che è nel cassetto”.
“Questo cassetto qui?”.
“No, non quel cassetto, il cassetto sotto lo sportello”.
“Sotto lo sportello grande?”.
“No, sotto lo sportello piccolo”.
“Ah, questo?”.
“Sì, quel cassetto lì”.
“Ecco il martello”.
“Grazie”.
“Prego”.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

2. “Prendimi il martello”.
Beppe si guardò in giro.
“Quello che è nel cassetto”.
Beppe aprì un cassetto a caso.
“No, non quel cassetto, il cassetto sotto lo sportello”.
Beppe aprì il cassetto sotto lo sportello grande.
“No, sotto lo sportello piccolo”.
Beppe prese il martello e lo porse a Luigi.
“Grazie”.
Beppe sorrise.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

3. Luigi chiese il martello.
“Quale martello?”.
Il martello nel cassetto, fece capire Luigi.
“Questo cassetto qui?”.
Luigi fece di no con la testa e indicò col mento l’armadio.
“Sotto lo sportello grande?”.
Luigi alzò gli occhi al cielo.
“Ah, questo, sotto lo sportello piccolo?”.
Luigi approvò.
“Ecco il martello”.
Luigi sorrise.
“Prego”.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

4. Luigi chiese il martello.
Beppe si guardò in giro.
Il martello nel cassetto, fece capire Luigi.
Beppe aprì un cassetto a caso.
Luigi fece di no con la testa e indicò col mento l’armadio.
Beppe aprì il cassetto sotto lo sportello grande.
Luigi alzò gli occhi al cielo.
Beppe aprì il cassetto sotto lo sportello piccolo.
Luigi approvò.
Beppe prese il martello e lo porse a Luigi.
Luigi sorrise.
Beppe ricambiò il sorriso.
Per scrivere un (non) dialogo completamente sbagliato basta fare così.

5. Per scrivere un dialogo ancora più sbagliato – sempre che sia possibile scrivere un dialogo più sbagliato di un dialogo già completamente sbagliato – basta che Luigi non abbia in realtà nessun bisogno di farsi dare il martello da Beppe (potrebbe prenderselo da sé) o che la situazione sia di particolare urgenza (es. Luigi sta cercando di inchiodare al muro un mostro extragalattico con diecimila bocche piene di denti) o che, in sostanza, non ci sia nessun bisogno di un dialogo in quel punto lì della narrazione.

Scrittura creativa, Bottega di narrazione autofiction, autofinzione, autobiografia
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6. “Amore”.
“Dimmi, amore”.
“Amore, la pasta, la preferisci col ragù alla bolognese fatto come lo faceva mia nonna quando andavamo a passare le vacanze da lei in campagna e dopo aver giocato tutto il giorno con gli animali da cortile noi bambini ci siedevamo a tavola con una fame da lupi, o col condimento di zucchine e porri che mi ha insegnato a fare l’Adalgisa l’altro giorno quando sono passata da lei a restituirle la pentola a pressione che ci aveva prestata visto che la nostra non funzionava più?”.
“Amore, vedi tu. Che tu mi faccia la pasta col ragù alla bolognese fatto come lo faceva la tua nonna quando andavate a passare le vacanze da lei in campagna e dopo aver giocato tutto il giorno con gli animali da cortile voi bambini vi siedevate a tavola con una fame da lupi, o che tu me la faccia col condimento di zucchine e porri che ti ha insegnato a fare l’Adalgisa l’altro giorno quando sono passata da lei a restituirle la pentola a pressione che ci aveva prestata visto che la nostra non funzionava più, per me è uguale. Mi piacciono entrambi”.
“Amore, sei un uomo difficile. Non vuoi mai essere tu a decidere. Ogni volta che ti propongo una scelta mi rilanci sempre la palla. Non mi aiuti mai a risolvere i miei dubbi. Per te sembra che tutto sia sempre uguale, sembra che tu sia indifferente a qualunque proposta venga da me, e così io penso sempre che se mi dici che quello che faccio va bene è solo per compiacermi, o per non avere conflitti, o semplicemente perché tu di quello che io faccio in verità te ne sbatti il cazzo”.
“Amore, non dire così! E’ che veramente in un caso come questo io non saprei che cosa decidere. Se lascio la scelta a te è perché tutto quello che tu fai è buono. Io mi fido di te e delle tue capacità. Ogni cosa che tu fai è deliziosa, tanto che è difficile capire quali cose siano più deliziose di altre, e non lo dico certo per compiacerti, né per evitare conflitti, ma semplicemente perché tutto quello che tu fai è adorabile”.
Lei lo colpì con una piastra per waffle.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

7. “Amore”.
“Lo so già. Tu vuoi che sia io a decidere il condimento della pasta”.
“Ma…”.
“Taci, amore. La tua alternativa è fasulla”.
“Fasulla?”.
“Certo, amore. Cosa ti pare, che scegliere tra quello schifoso ragù alla bolognese che secondo te sarebbe fatto come lo faceva la tua nonna quando andavate a passare le vacanze da lei in campagna e dopo esservi rivoltati nel fango tutto il giorno con gli animali da cortile voi bambini vi sietevate a tavola con una fame tale che avreste mandata giù senza fiatare qualunque schifezza, o quell’orrore del condimento di zucchine e porri – zucchine e porri, dico! – che ti ha insegnato a fare quella stronza vegana dell’Adalgisa l’altro giorno quando sei passata da lei a restiuirle la pentola a pressione che ci ha prestata – senza lavarla, naturalmente, e ci sono diventato matto – visto che la nostra – quella scelta espressamente da te, e che abbiamo pagato un capitale – non funzionava più, ti pare che sia una vera scelta?”.
“Amore, non ti va bene niente. Non vuoi mai essere tu a decidere, però tutte le decisoni che prendo io non ti vanno mai bene. Non mi aiuti mai a risolvere i miei dubbi né a diventare quella massaia provetta che hai nella tua mente ma che non ti degni di comunicare con me. Per te sembra che sia sempre tutto cattivo, che non sia neanche possibile che qualcosa che venga da me riesca bene. Ormai penso che non badi per niente a quello che faccio e che tu mi dica sempre che non va bene niente non perché effettivamente non vada bene niente ma perché tu ormai di me te ne sei rotto il cazzo”.
“Amore, non dire così! E’ che veramente in un caso come questo io non saprei che cosa decidere. Se mi rifiuto di scegliere è perché, lo so per esperienza, qualunque cosa io scelga tu produrrai qualcosa di orribile. Non possi fidarmi di te e delle tue capacità, che non hai. Ogni cosa che fai mi fa schifo, tanto che è difficile capire se ci siano cose più schifose di altre, e non lo dico perché voglio entrare in conflitto con te, ma semplicemente perché tutto quello che tu fai è sbagliato”.
Lei lo colpì con una piastra per waffle, ripetutamente.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

8. “Santo cielo, che freddo che fa”, disse Alberto togliendosi il cappotto.
“E domani sarà anche peggio”, rispose Luisa abbracciandolo.
“Hai guardato le previsioni del tempo?”, replicò Alberto accarezzandole i capelli.
“Mi bastano i miei reumatismi, per sapere che tempo farà”, sostenne Luisa guardandolo negli occhi.
“Hai tanti dolori, amore?”, domandò Alberto stringendola forte.
“Tanti tanti, amore mio”, sospirò Luisa appoggiandogli la testa su una spalla.
“Forse dovresti prendere del paracetamolo”, suggerì Alberto con voce calda.
“Lo sai che non mi piace inzepparmi di farmaci”, si stizzì Luisa sciogliendosi dall’abbraccio.
“Ma non puoi neanche soffrire così tanto”, argomentò Alberto sorridendole timidamente.
“Non mi va. Non mi va, non mi va e non mi va”, ribadì Luisa dirigendosi verso la cucina.
“Mi dai sui nervi quando ti impunti in questo modo”, insistette Alberto seguendola lungo il corridoio.
“Ho i miei principi e li difendo”, si ostinò Luisa accendendo il fuoco sotto la pentola.
“Dovresti difendere te stessa, non i tuoi principi”, sottilizzò Alberto con voce distante.
Lei lo colpì con una piastra per waffle, in modo deciso.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

9. Lui non si era ancora sfilato il cappotto e già si lamentava per il freddo.
Lei lo abbracciò rispondendogli che il giorno dopo sarebbe stato ancora peggio.
Lui le accarezzò i capelli domandandole se avesse guardato le previsioni del tempo.
Lei lo guardò negli occhi sostenendo che le bastavano i suoi reumatismi, per sapere che tempo avrebbe fatto.7
Lui la strinse forte informandosi se avesse tanti dolori.
Lei gli appoggiò la testa su una spalla sospirando perché di dolori dne aveva tanti tanti.
Con voce calda lui le suggerì di prendere del paracetamolo.
Lei si sciolse dall’abbraccio stizzita, ricordandogli che non le piaceva riempirsi di farmaci.
Lui le sorrise timidamente argomentando che sarebbe stato meglio per lei non soffrire così tanto.
Lei si diresse verso la cucina inanellando una sequenza di Non mi va.
Lui la seguì lungo il corridoio sostenendo che quel comportamento gli desse sui nervi.
Lei accese il fuoco sotto la pentola ostinandosi nel reclamare il diritto di difendere i propri principi.
Con voce distante lui sottilizzò che avrebbe dovuto difendere sé stessa e non i suoi principi.
Lei gli si avvicinò colpendolo con una piastra per waffle.
Per scrivere un dialogo completamente sbagliato basta fare così.

10. Quanto a eventuali suggerimenti per scriverli bene, i dialoghi, basterà leggere l’articolo Dieci cose che è utile tenere presenti se si vuole scrivere un buon dialogo.

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