Il proliferare dei particolari: romanzo giallo e prestidigitazione

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di Giulio Mozzi
direttore della Bottega di narrazione

«A piacergli, dei gialli, – scrive Paul Auster, riferendosi al protagonista Daniel Quinn, nelle prime pagine di «Città di vetro», il romanzo che apre la meritatamente celebre Trilogia di New York, – era il loro senso di pienezza ed economia. In un buon giallo nulla viene sprecato, non una frase, non una parola che non siano significative. E anche se non lo sono, hanno il potenziale per esserlo, il che è lo stesso. Il mondo del libro prende vita nel fermentare delle possibilità, dei segreti e delle contraddizioni. Poiché tutte le cose viste o dette, anche le più futili e banali, possono ricondurre allo scioglimento della vicenda, non si deve trascurare nulla. […] L’investigatore è una persona che guarda, che ascolta e che si muove attraverso la palude degli oggetti e degli avvenimenti a caccia del pensiero, dell’idea che farà concordare ogni dettaglio e gli darà un senso. In realtà, scrittore e investigatore sono intercambiabili. Il lettore vede il mondo con gli occhi dell’investigatore, sperimentando il proliferare dei particolari come se fosse la prima volta.» Teniamo a mente queste parole: «il proliferare dei particolari». Il mondo è pieno di cose alle quali non prestiamo attenzione. E per fortuna: altrimenti la nostra esistenza sarebbe completamente assorbita dagli avvenimenti minimi che ci accadono attorno.

La nostra attenzione è selettiva, bada a ciò che è «importante»; e quanto a ciò che è «non importante», lo diamo per scontato, lo ignoriamo, semplicemente non lo percepiamo. Ed è proprio qui, in questa zona del non percepito che ci circonda (e che è molto più ricca di cose ed eventi della zona del percepito), che si annidano le sorprese e i misteri.

Sarà successo a tutti, immagino, di avere una cosa in mano, dover interrompere l’azione per un evento che richiede la nostra attenzione (suonano alla porta, il bambino si è pericolosamente avvicinato al ferro da stiro, di colpo ci ricordiamo di avere le zucchine sul fuoco, ec.), posare la cosa da qualche parte, e un minuto dopo non riuscire più a trovarla (ma intanto abbiamo ritirato la pizza, il bambino è salvo, le zucchine ahimè sono da buttare). Allora ci concentriamo, ricostruiamo la sequenza delle nostre azioni: ero lì, ho fatto questo, quest’altro, poi mi sono girata… A volte funziona, a volte no. E comunque, quando finalmente guardiamo lì dove dovevamo guardare, e troviamo la cosa dove l’avevamo posata, essa non ci appare come un già-noto, ma piuttosto come una sorpresa. È esattamente ciò che ci accade quando, a poche pagine dalla fine del romanzo giallo che stiamo leggendo, la soluzione che ci viene fornita dell’enigma ci appare contemporaneamente come imprevedibile e ovvia. Era lì, sotto i nostri occhi, sotto il nostro naso, e non l’abbiamo vista né fiutata. Perché la soluzione dell’enigma era, appunto, celata dal «proliferare dei particolari».

Nella voce di Wikipedia dedicata alla «misdirection» (il «depistaggio»: è un termine tecnico della professione dei prestigiatori) si legge: «I maghi distraggono l’attenzione del pubblico in due modi fondamentali. Uno porta il pubblico a distogliere lo sguardo per un momento fugace, in modo che non rilevi una mossa particolare. L’altro approccio inganna la percezione del pubblico, inducendolo a pensare che un fattore estraneo abbia molto a che fare con la realizzazione dell’impresa quando in realtà esso non ha alcun effetto. Dariel Fitzkee osserva che “La vera abilità del mago sta nell’abilità che egli esibisce nell’influenzare la mente degli spettatori”».

Il romanzo giallo, dunque, soprattutto il giallo cosiddetto classico o deduttivo, è dunque un esercizio di manipolazione della mente del lettore. Lo scrittore riempie lo spazio della storia con una quantità di cose, eventi, particolari; l’investigatore, come uno svelatore di trucchi magici, riesce in quel proliferare a distinguere ciò che effettivamente è pertinente, ovvero necessario a ricostruire e spiegare ciò che è avvenuto – il delitto –, mentre il lettore no (a meno che non sia un lettore abilissimo). Ovviamente non sono ammessi i trucchi volgari: un mago che facesse esplodere un petardo in fondo alla sala per distrarre gli spettatori mentre la fanciulla destinata alla sparizione esce dalla sua scatola e fugge tra le quinte, sarebbe un mago assai volgare.

Di questo: del proliferare dei particolari, della misdirection, della manipolazione del lettore, eccetera, si parlerà a lungo nel «Laboratorio annuale del giallo» della Bottega di narrazione, rivolto appunto a chi desideri cimentarsi nella creazione di un romanzo con delitto. Sotto la guida di Massimo Cassani, autore di numerosi romanzi gialli e d’altri colori, e di Giovanni Zucca, traduttore professionista e specialista enciclopedico della letteratura del mistero e del crimine, il «Laboratorio annuale del giallo» accompagnerà gli allievi per nove mesi, dal dicembre 2021 al settembre 2022, con 110 ore in aula tra lezioni, esercitazioni e discussioni dei testi in progress, tutoraggio continuo, partecipazioni di autori di prestigio.

Il «Laboratorio annuale del giallo» comincia l’11 dicembre 2021. Le iscrizioni sono aperte. Chi volesse più informazioni può scrivere a bottegadinarrazione@gmail.com.

[Il quadro su in alto è di Hyeronymus Bosch. Notate come uno degli spettatori (che neanche sembra seguire il gioco eseguito dal prestigiatore sul tavolo: guarda in aria) con nonchalance sfili il borsello dalla tasca dello spettatore più coinvolto…]

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