Dieci sistemi sicuri per evitar di frequentare un corso di scrittura creativa

3 commenti

di giuliomozzi

1. Fino a vent’anni fa, in Italia praticamente non esistevano libri sulla “scrittura creativa”. Oggi ce n’è fin troppi. Basta andare in una buona libreria, cercare lo scaffale, guardare bene tutto, e poi scegliere. E poi studiare.

2. Di libri sulla “scrittura creativa” ce n’è fin troppi, mentre la narratologia – cioè lo studio scientifico dei modi e delle forme del narrare – sembra passata di moda. Perfino Wikipedia, tradendo la propria istituzionale neutralità, sostiene che la narratologia ha “esaurito la sua carica innovativa, al punto che trova scarsissima pratica nelle aule universitarie, mentre rimane largamente praticata nell’insegnamento medio inferiore e nel biennio dei licei come studio propedeutico a un approccio più complesso e contestualizzato qual è quello della storia letteraria” (vedi). Ma forse non è in caso di essere così ingenerosi. La lettura delle opere di Vladimir Propp, di Michail Bachtin o di Gérard Genette può essere molto istruttiva.

3. Ma, in fondo, l’insegnamento della “scrittura creativa” discende, in buona parte, dall’antico insegnamento della retorica. Anche qui la bibliografia è vasta: si va da libri in verità piuttosto arcigni come il Manuale di retorica di Bice Mortara Garavelli al Trattato dell’argomentazione di Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca fino a opere più divulgative e cordiali (tra le quali mi permetto di segnalare L’officina della parola, da me composto insieme a Stefano Brugnolo). Ma anche la lettura degli autori antichi, come Cicerone e Quintiliano, può risultare assai piacevole e istruttiva.

4. Se vuoi scrivere, devi leggere: così dice un luogo comune (i luoghi comuni, sappiatelo, sono espedienti retorici), ma il fatto che sia un luogo comune non comporta che l’affermazione non sia vera. La domanda istantanea è: sì, ma cosa leggere? Non mi metterò a fare una lunghissima lista: mi limito a ricordare che la frequentazione di qualche classico (qualunque cosa si intenda per “classico”) è sempre utile; e non a caso scrivo “frequentare” e non “leggere”. Si impara di più leggendo e rileggendo, magari con la matita in mano, pochi grandi libri, che leggendo distrattamente una quantità di libri. Molto interessante, come guida amichevole alla “riscoperta” dei classici d’Occidente, può essere Grandi libri, di David Denby.

5. Ma dopo i classici? Dovrò leggere i miei contemporanei, per essere aggiornato ed – eventualmente – alla moda? Forse no. Forse conviene andare in cerca di un po’ di libri degli ultimi cinquanta, settant’anni: non necessariamente i più bei libri degli ultimi cinquanta, settant’anni, ma quei libri che negli ultimi cinquanta, settant’anni abbiano introdotto nella letteratura (e in particolare in quella italiana) delle cose nuove. Per dire: Mario Soldati è stato un narratore assai piacevole, e certi suoi romanzi o racconti sono proprio belli; Elsa Morante, soprattutto ne L’isola di Arturo e in Menzogna e sortilegio, ha raggiunto risultati altissimi; ma può essere più istruttivo, anche se magari di primo acchito ci respingono, affrontare la lettura di qualche opera di Edoardo Sanguineti (per cominciare: Capriccio italiano in prosa, Reisebilder in poesia) o di Giorgio Manganelli (per cominciare: Centuria).

6. Molte scrittrici e molti scrittori hanno riflettuto sui loro lavori: e leggere le loro riflessioni, spesso più ricche di intuizioni e suggestioni che di concetti, può essere molto istruttivo. Se vi piacciono i romanzi di Henry James, leggete le sue Prefazioni critiche: vere e proprie lezioni di narrazione e di costruzione del romanzo, che James scrisse per l’edizione completa delle proprie opere. E se Henry James non vi piace (vi capisco, io non lo sopporto) leggetele lo stesso.

7. C’è un libro che è il più bel libro mai scritto sulla letteratura occidentale: Mimesis, di Erich Auerbach. Non fatevelo scappare. (Lui è quello che fuma una sigaretta, su in alto).

8. Uscite di casa, e ascoltate la gente. Prendete l’autobus, il treno, il battello; se stare in ascolto vi imbarazza, fate finta di leggere un giornale o un libro. Ascoltate. Cercate di ricordare. Ogni persona ha i suoi ritmi, i suoi modi, i suoi tic, i suoi inceppi. Ogni persona dà vita alla nostra lingua in un modo suo. Una volta, nella metropolitana di Roma, ascoltai un uomo parlare al telefono:

“Nun me va, Robbè”, dice il tipo. “Io so’ ritardato mentale, so’ handicappato, dice che gli handicappati e i ritardati mentali se devono reinseri’ nella società, ma a me nun me va, Robbè, io so’ ritardato mentale, io nun me voijo reinseri’, io voijo sta’ a casa a guarda’ la televisione, Robbè, io so’ ritardato mentale, io nun me voijo reinseri’, so’ handicappato, c’è ca’ che ce sputo sopra, Robbè, c’è ca’ che ce sputo sopra, io voijo sta’ ‘n pace, io so’ ritardato mentale, so’ handicappato, mi’ moije cià un cancro vaginale, Robbè, cià un tumore alla vagina, io so’ ritardato mentale, Robbè, siamo la coppia più bella del mondo, dice che i ritardati mentali se devono reinseri’ nella società, che se devono reinseri’, ma a me nun me va, Robbè, mi moije cià un cancro vaginale, un tumore vaginale, un cancro alla vagina, Robbè, c’è ca’ che ce sputo sopra, io nun me voijo reinseri’, Robbè, io so’ ritardato mentale…”.

9. Se vuoi leggere, scrivi, diceva Leopardi nel Parini, una delle Operette morali meno (ahimè!) lette. E voleva dire: che solo quando ci si scontra con le difficoltà della scrittura si riesce a capire il valore delle soluzioni che alle medesime difficoltà hanno date i grandi scrittori. Tra lettura e scrittura è tutto un circolo.

10. Se pensate che le scuole di scrittura creativa sono tutte una truffa; che studiare serve a un cazzo, tanto si scrive col cuore e con la pancia e non col cervello; che artista uno ci nasce, come Bukowski, o ciccia: allora il problema è risolto all’origine.

[Ma se non vi ho convinti, e volete per forza frequentare un corso di scrittura creativa, vi invito a dare un’occhiata al bando del Corso fondamentale della Bottega di narrazione. Grazie].

3 comments on “Dieci sistemi sicuri per evitar di frequentare un corso di scrittura creativa”

  1. …sempre più pentita di non aver fatto prima della bottega, il corso fondamentale, giocandomi la possibilità di farlo. Lo dico che così magari altri non faranno il mio stesso errore.

  2. Illuminante e veritiero. Sono sempre stata convinta dell’idea che i corsi e i manuali servono fino a un certo punto. Una volta si imparava a scrivere leggendo i grandi autori. E poi studiando i grandi critici che parlavano dei grandi autori. E poi scegliendo con cognizione di causa i manuali, non solo per il titolo bello. C’è così tanto da studiare…

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