Tag: Giulio Mozzi

Il cliché è morto, viva il cliché! (per una riabilitazione del luogo comune)

di Valentina Durante Ho letto I fiori di Tarbes ovvero Il Terrore nelle Lettere di Jean Paulhan incuriosita da questo post di Giulio Mozzi, e poi da una recensione che lo presentava come una ficcante apologia del cliché. La recensione, a firma di Franco Marcoaldi, è di più di trent’anni fa. I fiori di Tarbes

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Coca, Pepsi o Fanta? Come far uso ad arte dei marchi per rendere il testo più denso e credibile

di Valentina Durante. Nel 1986, Jonathan Shelder e Melvin Manis, ricercatori all’Università del Michigan, condussero un esperimento per analizzare il valore veritativo dei dettagli in una storia. La cornice era la simulazione di un processo per l’affidamento di minore – un bambino di sette anni – a una fantomatica signora Johnson. I giurati, ignari del

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Che la donna non guardi: un’ipotesi sulla cosiddetta “scrittura femminile”

di Valentina Durante. “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò”. Genesi 3,6 Il peccato originale comincia con una donna che guarda. Eva, solleticata

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Scrivere è attraversare uno specchio: andata e ritorno

di Valentina Durante. L’opera la conoscete: è famosissima. Girolamo Francesco Maria Mazzola – conosciuto più spicciamente come il Parmigianino – dipinge Autoritratto entro uno specchio convesso nel 1524 così da aver sottomano un saggio del suo proprio talento: un’immagine da portfolio, diremmo oggi, da mostrare ai clienti al bisogno. Si mette difronte a uno specchio

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“La cosa più difficile da insegnare è la pazienza”

[Questa intervista di Roberta Virduzzo a Giulio Mozzi è apparsa oggi, lunedì 15 giugno 2015, in Cultweek]. La Bottega di narrazione dell’editore Laurana, condotta da Giulio Mozzi e Gabriele Dadati, è nata nel 2010 da un’intuizione di Massimo Cassani. «In Italia ormai ci sono corsi di scrittura creativa un po’ dappertutto (…) manca ancora un

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