Categoria: Scritto ad arte

Costruire personaggi: la casualità (o la causalità?) del male

di Valentina Durante. Una decina di giorni fa, Stefano Brugnolo ha pubblicato su Facebook un interessante post che esplorava la genesi hugoliana, forse inconsapevole forse no, del film Joker diretto da Todd Phillips. L’argomentazione proposta è ineccepibile, dunque questo mio non è certo un tentativo di critica, e neppure è una recensione di Joker, che

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Che la donna non guardi: un’ipotesi sulla cosiddetta “scrittura femminile”

di Valentina Durante. “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò”. Genesi 3,6 Il peccato originale comincia con una donna che guarda. Eva, solleticata

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Prove pratiche di scrittura e vita

di Valentina Durante. Leggo in Distratti dal silenzio di Stefano Dal Bianco: “Se si vive e si scrive dimenticando di coltivare una distanza tra poesia e vita, magari in nome di una presunta superiorità della poesia, di ciò che l’esercizio della poesia ci permette di intravedere – a barlumi, a momenti –, si ottiene il

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Rubare per scrivere: quando, in letteratura, il furto è nobilissima arte

Quando mio nonno era ancora vivo, e io bambina, e lei con trent’anni di meno a pesarle addosso, mia nonna teneva in cucina quattro Arcimboldo. Erano le Quattro stagioni, stampe incorniciate dietro lastre di vetro vero (non le imitazioni in acetato che si comprano oggi, all’Ikea o al Brico, e che sono così pratiche ma

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Chi ha ucciso Kurt Cobain? La fotografia come contenitore ambiguo di memoria

di Valentina Durante. Questa foto ha segnato la mia adolescenza. E quella, credo, di molti altri della mia generazione. In un pezzo molto bello uscito per Esquire, Demetrio Paolin la racconta così: “La foto riprende l’interno di una rimessa; a terra c’è un corpo, di fianco un uomo accovacciato. Del corpo a terra vediamo giusto

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Quando si scrive, dire di sì significa dire di no

di Valentina Durante. Aristide Bruant era un gran bel tipo: alto, corporatura ampia e forte, sguardo diretto. Capelli neri e ondulati, tenuti un po’ lunghi e spesso nascosti sotto un cappellaccio a tesa larga, nero anch’esso. Vestiva di velluto scuro, con rendigote e panciotto, pantaloni alla zuava e stivaloni di cuoio sino a metà polpaccio.

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Scrivere è attraversare uno specchio: andata e ritorno

di Valentina Durante. L’opera la conoscete: è famosissima. Girolamo Francesco Maria Mazzola – conosciuto più spicciamente come il Parmigianino – dipinge Autoritratto entro uno specchio convesso nel 1524 così da aver sottomano un saggio del suo proprio talento: un’immagine da portfolio, diremmo oggi, da mostrare ai clienti al bisogno. Si mette difronte a uno specchio

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Che fare della tradizione: conformarsi, ribellarsi, spostare lo sguardo

di Valentina Durante. Per prima cosa, dedichiamo alla tradizione un paio di minuti. V’invito a leggere questo passo tratto dal libro VIII delle Metamorfosi di Ovidio: vi si narra il mito di Dedalo e Icaro, e per la precisione il momento in cui il padre allaccia le ali al figlio. “Vola a mezza altezza, Icaro,

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In scrittura e in arte, è tutta questione di punti di vista

di Valentina Durante A Palazzo Grassi, fino al 20 gennaio 2020, c’è una personale dedicata al pittore belga Luc Tuymans. Il titolo è La pelle, e se vi suona familiare confermo che sì, è proprio tratto dal romanzo omonimo di Curzio Malaparte. Ma non vi parlo della mostra a causa di Malaparte, bensì per ciò

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